Tuttavia, l’adesione a questi programmi è spesso ostacolata da barriere socio-economiche e pratiche. Tra queste, il dolore e il disagio fisico causati dal posizionamento e dalla compressione della mammella durante l’esame rappresentano uno dei principali motivi che spingono le donne a non presentarsi ai controlli successivi. Sebbene il dolore dipenda in parte da fattori tecnici (la forza di compressione) e biologici (lo spessore e la sensibilità del seno), esso è un’esperienza profondamente soggettiva, sulla quale esercitano un’influenza formidabile i fattori psicologici ed emotivi.
A questo tema è dedicata la review di Irene Neophytou e collaboratori, della Frederick University di Nicosia (Cipro). Per condurre la revisione sistematica sono state utilizzate le linee guida PRISMA-P (Preferred Reporting Items for Systematic Reviews and Meta-Analyses Protocol). Dei 2761 articoli originariamente reperiti, 11 sono stati inclusi nella revisione.
La diffusione del dolore nella mammografia
Il dolore durante la procedura è un fenomeno ampiamente diffuso, ma i dati mostrano un’altissima variabilità: la percentuale di donne che riferisce dolore oscilla infatti dal 6% fino al 93% a seconda delle ricerche. Inoltre, una quota considerevole di pazienti descrive l’esperienza come un dolore da moderato a severo.
Questa importante forbice nelle percentuali è legata a diversi fattori:
- evoluzione tecnologica: il passaggio dai vecchi sistemi su pellicola alla mammografia digitale;
- contesto dell’esame: screening effettuati in ospedale rispetto a quelli eseguiti su unità mobili sul territorio;
- metodologia: il tipo di scale utilizzate per misurare il dolore e il momento esatto in cui viene chiesto alla donna di valutarlo (durante la compressione o subito dopo l’esame);
- fattori culturali: le differenze nel modo in cui il dolore viene vissuto, espresso o tollerato nelle diverse popolazioni.
La ricerca evidenzia che lo stato emotivo e cognitivo in cui una donna affronta la mammografia può letteralmente “accendere” o amplificare la sensazione di dolore fisico:
- ansia: è il fattore psicologico più studiato e rilevante. Un forte stato d’ansia subito prima o durante l’esame è costantemente associato a un aumento significativo del dolore percepito;
- aspettative negative: le donne che si recano all’appuntamento immaginando che l’esame possa essere molto doloroso tendono a sperimentare una sofferenza decisamente più intensa rispetto a chi lo affronta con maggiore serenità;
- esperienze passate: aver vissuto una precedente mammografia in modo doloroso o traumatico è uno dei predittori più forti di un’elevata percezione del dolore nel nuovo controllo;
- nervosismo: sentirsi agitate e nervose per la procedura aumenta la sensibilità al dolore. Questo legame è emerso sia nelle donne che ripetono l’esame, sia in quelle che effettuano lo screening per la prima volta.
Il ruolo delle strategie di gestione (coping)
Il modo in cui una persona reagisce mentalmente a uno stimolo doloroso o minaccioso viene definito «strategia di coping». Lo studio mostra che esistono strategie dannose e strategie protettive:
- catastrofismo (strategia dannosa): consiste nella tendenza a sviluppare pensieri esageratamente negativi, focalizzandosi in modo abnorme sul dolore e ipotizzando lo scenario peggiore. Questa modalità è fortemente legata a una percezione del dolore molto più acuta e a un maggiore stress emotivo;
- distrazione (strategia protettiva): sforzarsi di ignorare la sensazione dolorosa o assumere comportamenti attivi (per esempio, concentrarsi su questioni di lavoro) aiutano a ridurre l’intensità della sofferenza avvertita;
- coping efficace (strategia protettiva): è la profonda convinzione di essere in grado di controllare o attenuare il proprio dolore. Questa fiducia in sé stesse agisce come un vero e proprio "scudo biologico", riducendo sensibilmente il disagio e la sofferenza.
Non tutti gli aspetti psicologici analizzati mostrano una relazione chiara con il dolore della mammografia:
- depressione: i risultati sono contrastanti e non univoci. Questo accade probabilmente perché la depressione influisce maggiormente sulla percezione del dolore cronico, a lungo termine, rispetto al dolore acuto e passeggero di un esame diagnostico;
- tratti di personalità e paura generica del dolore: elementi come l’estroversione, il nevroticismo o la paura astratta del dolore non hanno mostrato legami statistici significativi con la sofferenza vissuta durante la mammografia, producendo dati non conclusivi.
Poiché il dolore è un’esperienza multidimensionale, la sua gestione non può limitarsi al solo corretto utilizzo del macchinario, ma richiede un supporto attento allo stato emotivo della donna:
- screening dell’ansia: effettuare una brevissima valutazione dell’ansia prima dell’esame permette di individuare subito le donne psicologicamente più vulnerabili;
- comunicazione e accoglienza: un colloquio mirato condotto dal tecnico di radiologia, volto a spiegare con empatia lo svolgimento della procedura e l’importanza della compressione del seno, riduce le aspettative negative e rasserena la paziente;
- strumenti multimediali e rilassamento: l’adozione di video educativi, l’uso della musica di sottofondo, semplici esercizi di respirazione e rilassamento si sono dimostrati efficaci, economici e applicabili su larga scala per contrastare l’ansia e migliorare il comfort delle donne.





