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Lasciare che la speranza diventi padrona di noi

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05/10/2012

Le vostre lettere alla nostra redazione

Un pellegrinaggio in Internet mi ha guidato a questa tappa. Lo spazio a disposizione è poco per riassumere la mia vita, ma fin troppo per dare voce ai miei “perché”. Ho 44 anni, dal 1993 sono ammalata di sclerosi multipla, nel 2008 ho avuto un’embolia polmonare bilaterale massiva, e per finire ora ho un’endometriosi diffusa. Ma la mia storia insegna anche che la speranza esiste e quando fa capolino nella nostra vita, bisogna lasciare che diventi padrona di noi. Fosse per un secondo, un giorno, una vita. Quando è arrivata, la sclerosi multipla mi è sembrata solo un brutto sogno. Tante ipotesi, prospettive che sembrano la vita di un altro. A neanche 25 anni, quando tutto è pronto per te, non puoi credere a quello che ti accade, a quello che accadrà. Inutile porsi tante domande. Poi è arrivata l’endometriosi che mi impegnava con il dolore. Ma nonostante tutto ciò, nonostante le poche speranze, è arrivata anche mia figlia Giulia. E' stato bellissimo, inatteso! Increduli anche i medici. Quando mi hanno messo questo fagottino tra le braccia non sapevo a quale emozione votarmi: ne ho conosciute tante, questa non conosce parole. Dopo è tutto un continuo affanno, una corsa per stare al meglio. Nel 2008, come dicevo, l’ennesimo contrattempo. Riprendi te stessa e in nome di quello che hai costruito vai avanti, intanto il mio sogno cresce e riempie ogni giorno il mio cuore. Non è facile, è una lotta quotidiana, un compromesso con le forze, con il domani, per me lungo solo un giorno. Oggi chiedo a Lei, professoressa Graziottin: è forse questa la vera felicità? Nulla è cambiato in meglio… A volte l’endometriosi mi sembra il dolore più grande del mondo. Vorrei dirle di più, perché possa trasmettere un messaggio di forza alle donne che, posso capire, a volte vorrebbero non esistere. Grazie per avermi ascoltata.
Maria V.
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