EN
Ricerca libera
Cerca nelle pubblicazioni scientifiche
per professionisti
Vai alla ricerca scientifica
Cerca nelle pubblicazioni divulgative
per pazienti
Vai alla ricerca divulgativa

Infiammazione vaginale e rischio di parto prematuro: un recente studio americano

  • Condividi su
  • Condividi su Facebook
  • Condividi su Whatsapp
  • Condividi su Twitter
  • Condividi su Linkedin
04/12/2014

Prof.ssa Alessandra Graziottin
Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica
H. San Raffaele Resnati, Milano

Taylor BD, Holzman CB, Fichorova RN, Tian Y, Jones NM, Fu W, Senagore PK.
Inflammation biomarkers in vaginal fluid and preterm delivery
Hum Reprod. 2013 Apr; 28 (4): 942-52. doi: 10.1093/humrep/det019. Epub 2013 Feb 15
Accertare quali, fra i marker dell’infiammazione presenti nel fluido vaginale, siano maggiormente predittivi di parto pretermine: è questo l’obiettivo della ricerca condotta da B.D. Taylor e collaboratori, del Department of Epidemiology presso la Graduate School of Public Health dell’Università di Pittsburgh, Stati Uniti.
Lo studio parte dalla considerazione che l’infiammazione materna e/o fetale gioca un ruolo decisivo in alcune forme di parto pretermine: l’individuazione di marker affidabili potrebbe quindi contribuire a identificare le donne a maggior rischio e a sviluppare opportune strategie preventive.
La ricerca è stata condotta su 1115 donne che fra il 1998 e il 2004 avevano partecipato al Pregnancy Outcomes and Community Health Study. I campioni di fluido vaginale sono stati prelevati fra la 16° e la 27° settimana di gestazione, e hanno permesso di misurare il livello di 15 marker differenti.
Questi, in sintesi, i risultati:
- elevati livelli di interleuchina (IL)-6 nel secondo trimestre sono associati con la massima probabilità di parto prematuro spontaneo prima della 35a settimana (OR 2.3; CI 1.3-4.0) e di parto prematuro associato a corio-amnionite (OR 2.8; CI 1.4-6.0);
- i valori di sensibilità della IL-6 per la valutazione del rischio di queste due forme di parto pretermine sono rispettivamente 0.43 e 0.51, mentre i valori di specificità sono 0.74 e 0.75;
- se alla IL-6 si associano la IL1β, la IL-6r, il fattore di necrosi tumorale alfa e il fattore di stimolazione delle colonie di granulociti e macrofagi la specificità aumenta, ma la sensibilità diminuisce;
- l’uso di marker multipli, quindi, non è più efficace del ricorso alla IL-6 da sola.
Sono ora necessari studi più ampi per esplorare ulteriormente il ruolo dei marker dell’infiammazione in combinazione con altri fattori di rischio, inclusi i micro-organismi associati alla vaginosi batterica.
Lo studio è rilevante per la pratica clinica perché individua un’unica interleukina di forte fattore predittivo che, se aumentata, predice con ottima accuratezza il parto prima della 35a settimana di gravidanza.
Parole chiave di questo articolo
Sullo stesso argomento per professionisti
Sullo stesso argomento per pazienti

Vuoi far parte della nostra community e non perderti gli aggiornamenti?

Iscriviti alla newsletter