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Infezioni pediatriche: il ruolo predisponente della contaminazione ambientale

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Infezioni pediatriche: il ruolo predisponente della contaminazione ambientale
25/03/2026

Prof.ssa Alessandra Graziottin
Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica
H. San Raffaele Resnati, Milano

Commento a:
Ebel M, Blomberg AJ, Bolmsjö BB, Jöud AS, Jensen TK, Nielsen C.
Common infections in children aged 6 months to 7 years after high prenatal exposure to perfluoroalkyl substances from contaminated drinking water in Ronneby, Sweden
Environ Res. 2025 Mar 1;268:120787. doi: 10.1016/j.envres.2025.120787. Epub 2025 Jan 7. PMID: 39788443
Indagare l’associazione tra l’esposizione prenatale alle sostanze alchiliche perfluorurate e polifluorurate (PFAS), attraverso acqua potabile contaminata, e le infezioni comuni nei bambini di età compresa tra 6 mesi e 7 anni: è questo l’obiettivo dello studio di Matilda Ebel e collaboratrici, della Divisione di Medicina ambientale e del lavoro presso l’Università di Lund (Svezia). Lo studio è stato condotto nella cittadina svedese di Ronneby, situata nella Contea meridionale di Blekinge.
I PFAS sono composti organici di fluoruri alchilici dotati di proprietà idrorepellenti e oleorepellenti, utilizzati nella produzione di tessuti impermeabili, rivestimenti anti-aderenti, schiume antincendio, imballaggi alimentari, cosmetici e detergenti. Il forte legame fluoro-carbonio li rende altamente resistenti alla degradazione, il che si traduce in una minaccia significativa per la salute umana e per l’ambiente. Proprio a causa di questa stabilità chimica sono noti anche come «forever chemicals», o «inquinanti eterni». La contaminazione avviene per dispersione nell’acqua e nel suolo. Nell’essere umano tendono ad accumularsi nel sangue, nel fegato, nei reni e nel cervello. Essendo interferenti endocrini, possono causare alti livelli di colesterolo, problemi di fertilità, alterazioni ormonali, e accrescere il rischio di tumori. Nei bambini si ritiene che possano compromettere la funzione immunitaria.
Studi precedenti avevano indagato la correlazione fra l’esposizione prenatale di base alle PFAS e le infezioni pediatriche, ma fino allo studio svedese mancavano studi su popolazioni esposte a un elevato rischio di contaminazione. Nel 2013 è stato scoperto che l’acqua distribuita da uno dei due impianti di trattamento delle acque del comune di Ronneby era fortemente contaminata da PFAS. La fonte della contaminazione era un’area di esercitazione antincendio militare che da circa 30 anni utilizzava Acqueous Film Forming Foam (AFFF), un liquido schiumogeno a base di PFAS. Al momento della scoperta della contaminazione, Ronneby contava 28.000 abitanti e l’impianto di trattamento delle acque contaminato riforniva un terzo delle famiglie.
La coorte dei casi comprendeva 17.051 bambini nati tra il 2003 e il 2013 da madri residenti nella contea di Blekinge per almeno un anno nei cinque anni precedenti il parto. Sono stati esclusi i parti gemellari. Le diagnosi di infezioni a occhi, orecchie, vie respiratorie e urinarie, effettuate presso i medici di base, sono state ricavate dal Registro Sanitario di Blekinge. La storia residenziale delle madri è stata utilizzata come indicatore indiretto dell’esposizione prenatale, descritta a quattro livelli: molto alta, alta, intermedia e di base.
  • livello molto alto: la madre aveva risieduto a Ronneby con acqua contaminata per tutti e cinque gli anni precedenti il parto;
  • livello alto: la madre aveva risieduto a Ronneby con acqua contaminata per un periodo compreso fra uno e quattro anni nei cinque anni precedenti il parto;
  • livello intermedio: la madre aveva risieduto a Ronneby con acqua non contaminata per un periodo compreso tra uno e cinque anni nei cinque anni precedenti il parto;
  • livello base: la madre aveva risieduto nella regione di Blekinge per un periodo compreso tra uno e cinque anni, ma aveva vissuto a Ronneby nei cinque anni precedenti il parto.
Ecco i principali risultati dello studio:
  • i bambini con un’esposizione prenatale molto alta ai PFAS presentavano un rischio maggiore di infezioni all’orecchio (HR 1.28; CI 95% 1.03-1.58);
  • nei bambini con un’esposizione molto elevata sono state osservate anche elevate stime puntuali di infezioni oculari (HR 1.15; CI 95% 0.93-1.42) e del tratto urinario (HR 1.17; CI 95% 0.78-1.75), sebbene queste stime non abbiano raggiunto la significatività statistica;
  • nell’analisi stratificata per età, l’aumento del rischio di infezioni dell’orecchio associato a un’esposizione prenatale molto elevata ai PFAS è coerente in tutte le fasce d’età;
  • si è osservato un aumento del rischio di infezioni del tratto respiratorio nei bambini di età compresa tra 6 mesi e 3 anni con esposizione elevata (HR 1.19; CI 95% 1.04-1.37) e intermedia (HR 1.11; CI 95% 1.02-1.20);
  • il genere non modifica in misura significativa l’effetto dell’esposizione per nessuno degli esiti.
Conclusioni
  • Il fatto che i bambini con un’esposizione prenatale molto elevata ai PFAS presentino un rischio maggiore di infezioni dell’orecchio, delle occhi e delle vie urinarie suggerisce l’esistenza di una compromissione della funzione immunitaria associata alla contaminazione.
  • Per confermare questi dati, sono necessarie ulteriori ricerche su un’ampia gamma di livelli di esposizione.
  • Lo studio svedese è comunque importante perché esamina una popolazione altamente esposta, mentre nuove aree contaminate vengono continuamente scoperte in tutto il mondo.
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