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Curata nella mia interezza di persona: così ho superato la vulvodinia e il vaginismo

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Curata nella mia interezza di persona: così ho superato la vulvodinia e il vaginismo
30/06/2026

Prof.ssa Alessandra Graziottin
Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica
H. San Raffaele Resnati, Milano

Questa è la testimonianza di una paziente-medico, di una donna che ha conosciuto fino in fondo cosa significhi il dolore quando, improvvisamente, ci si ritrova dall’altra parte della scrivania.
Avevo 30 anni quando il bruciore vulvare ha iniziato a divorare la mia vita. Le prime diagnosi furono le più semplici: candida, irritazione, infiammazione. Iniziò così una lunga sequenza di cure, visite e consulti. Oggi la parola “vulvodinia” è ovunque; allora nessuno la pronunciava. E mentre il tempo passava, il dolore cresceva. Non era solo bruciore: era una lama invisibile fatta di punture, formicolii, calore e fitte improvvise. Un dolore che occupava tutto: corpo, pensieri, sonno, serenità.
Da paziente sentivo di impazzire. Da medico mi chiedevo come fosse possibile che nessuno sapesse dare un nome a quella sofferenza. Poi ho incontrato la professoressa Graziottin. Per la prima volta qualcuno ha dato un nome al mio dolore. Mi sono sentita vista, compresa, creduta.
Arrivai da lei dopo tre anni di peregrinazioni. Ero terrorizzata, mi sentivo sbagliata e senza speranza. La diagnosi era complessa: vulvodinia e vaginismo severo. Mi parlò con sincerità: sarebbe stato un percorso lungo e difficile. Ma nei suoi occhi e nella sua competenza trovai qualcosa che nessun altro medico mi aveva trasmesso: la sensazione di non essere più sola.
Il cammino è stato estenuante, fatto di progressi, ricadute e riacutizzazioni. Ma la professoressa aveva sempre una nuova strategia terapeutica e una grande umanità. Non mi ha mai lasciata sola nella disperazione.
In lei ho visto incarnato ciò che avevo studiato nei libri di medicina: la cura autentica della persona nella sua interezza. Con un approccio integrato e multidisciplinare ha costruito intorno a me una rete di cura che mi ha permesso di tornare a vivere. Dopo sette anni di battaglia sono riuscita a mettere a tacere il dolore della vestibolite e, per la prima volta, ho potuto avere rapporti sessuali.
Questa malattia ha cambiato il mio modo di vivere e di essere medico.
Grazie Prof!
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