Una donna alta 163 centimetri che pesa 53 chili, o alta 170 centimetri che pesa 60 chili, hanno un BMI ideale. La stessa donna alta 163 centimetri, se pratica anche regolare attività fisica, può avere un punto vita, misurato a pelle, di 63-65 centimetri. Fra le mie pazienti ne ho molte, anche dopo la menopausa, il che significa che il gold standard del rapporto tra peso e altezza, ancorché impegnativo, è raggiungibile e possibile da mantenere anche dopo la menopausa, e senza chirurgia: bastano l’attività fisica regolare fin dalla giovinezza, un’alimentazione appropriata e una terapia ormonale sostitutiva personalizzata e tempestiva.
Sulla valutazione individuale influiscono poi l’etnia, la costituzione fisica, il rapporto tra massa grassa e massa magra, ed ecco perché si parla di range, quindi di un intervallo di peso, e non di un singolo valore, ma il concetto di un rapporto ideale fra peso e altezza resta valido.
Se poi la maggioranza delle donne aumenta molto di peso già prima della gravidanza; fa poca attività fisica, o niente del tutto; non fa, o non può fare terapia ormonale sostitutiva, e aumenta molto di peso, soprattutto sul punto vita e sulla circonferenza addominale, questo resta un fattore primario di rischio metabolico e cardiovascolare. Un rischio che merita attenzione e adeguate contromisure.
Come si calcolano allora la normalità, il sottopeso, il sovrappeso e l'obesità?
- magrezza eccessiva: BMI inferiore a 16;
- sottopeso: BMI tra 16 e 18.49;
- normopeso: BMI tra 18.50 e 24.99;
- sovrappeso: BMI tra 25.00 e 29.99;
- obesità classe I: BMI tra 30.00 e 34.99;
- obesità classe II: BMI tra 35.00 e 39.99;
- obesità classe III: BMI da 40.00 in su.
Suggerimento: misurate il vostro BMI, almeno per curiosità, e per una rivalutazione clinica col medico di fiducia nel caso in cui foste molto sottopeso o orientate verso l’obesità.
Quali sono i limiti del BMI?
- non è una misura diretta del tessuto adiposo;
- non riflette la distribuzione corporea del tessuto adiposo;
- non fornisce indicazioni immediate sullo stato di salute o di malattia.
E allora? Ecco che cosa raccomanda la Commissione Internazionale sull’Obesità Clinica: è essenziale misurare la circonferenza vita e la circonferenza addominale, perché sono indicatori ancora più accurati di patologie metaboliche e cardiovascolari, e integrano il BMI.
Che cosa dicono le linee guida sul rapporto fa circonferenza addominale e rischi metabolici?
- per la popolazione generale di origine europea, il cut-off è ≥94 centimetri negli uomini e ≥80 centimetri nelle donne;
- per la popolazione statunitense non asiatica, il cut-off è ≥102 centimetri negli uomini e ≥88 centimetri nelle donne;
- per le popolazioni asiatiche, il cut-off è ≥90 centimetri negli uomini e ≥80 centimetri nelle donne.
Questi valori sono coerenti con la definizione di sindrome metabolica adottata dalla International Diabetes Federation, dalla American Heart Association (AHA) e dal National Heart Lung and Blood Institute (NHLBI), e sono supportati da studi epidemiologici che dimostrano come il superamento di tali cut-off aumenti significativamente il rischio di diabete mellito di tipo 2 e di malattie cardiovascolari.
Precisazione: la Endocrine Society sottolinea che la misurazione della circonferenza addominale deve essere effettuata a livello della cresta iliaca, con la persona in posizione eretta e al termine di una normale espirazione.
La misura della circonferenza vita dà qualche informazione in più?
In sintesi
- L’indice di massa corporea è un primo indicatore di normopeso o di variazioni suggestive di vulnerabilità diverse, ai due estremi: sia la magrezza eccessiva, sia il sovrappeso marcato e l’obesità.
- La valutazione della circonferenza addominale e della circonferenza vita integrano il BMI, e sono indicatori primari di rischio metabolico (diabete in primis) e malattie cardiovascolari.
Bibliografia essenziale
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ATTENZIONE: Questi approfondimenti NON costituiscono indicazioni terapeutiche individuali. Hanno l’obiettivo di migliorare la cultura sulla salute in modo scientifico, così da ottimizzare il dialogo, rispettoso e costruttivo, con il medico di fiducia. Solo il medico ha titolo, ruolo e responsabilità per diagnosi e cura della singola persona.





