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02/12/2015

Avvento: un tempo contro il dolore di vivere


Tratto da:
Thomas Merton, Stagioni liturgiche, Rusconi, Milano, 1977, pag. 73-75
In: Comunità Monastica di Bose (a cura di), Letture dei giorni, Piemme, Casale Monferrato 2000, pag. 19-21


Guida alla lettura

Questo brano di Thomas Merton, monaco e scrittore statunitense, contiene due messaggi importanti: il primo riguarda i cristiani; il secondo riguarda tutti, credenti e laici, perché pone un’istanza etica che ognuno può prendere in considerazione.
Il messaggio per i cristiani, ribadito più volte anche da Enzo Bianchi, è che l’avvento iniziato proprio in questi giorni non è solo un momento di preparazione al Natale, ossia alla memoria della nascita di Gesù, ma anche un tempo in cui si ribadisce l’attesa della seconda venuta di Cristo alla fine dei tempi: lo conferma la liturgia della Chiesa, le cui letture di queste settimane sono in gran parte centrate sulla “parousía”, ossia sul ritorno del Messia e sul giudizio finale che ne consegue. Quello che viene chiesto ai credenti, quindi, non è tanto un ripiegamento romantico e devoto sull’immagine del bambinello venuto alla luce nel freddo di una grotta, quanto piuttosto una responsabile presa di coscienza dell’attesa e della speranza che devono contraddistinguere la vita dei credenti, sentinelle che scrutano con impazienza l’orizzonte di salvezza promesso dalle Scritture.
Il messaggio per tutti scaturisce invece dall’osservazione che fra il primo e l’ultimo avvento del Signore, il primo a Betlemme, il secondo nella luce e nella gloria, sussiste un secondo avvento che si svolge qui e ora, nella vita quotidiana; un tempo in cui siamo chiamati a combattere il male e ad accogliere il bene, nei modi che limpidamente Cristo descrive nel cosiddetto “discorso sugli ultimi tempi” (Mt 25,31-46): «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi».
Con queste parole semplici ed esigenti, il mistero del dolore (che, va ricordato, la Bibbia non risolve) trascolora nel comandamento dell’amore: ciascuno di noi, laico o credente, è chiamato a fare del bene a chi soffre. Per i credenti, questo amore riposa all’ombra del più grande amore di Dio; per i laici, scaturisce dall’esigenza etica di fare della propria vita un capolavoro di umanità. In questo senso, dunque, anche per chi non crede «ogni momento del tempo presente è un momento di giudizio», perché ogni nostra azione rivela ciò siamo in profondità: persone di pace o di contesa, persone che curano o che feriscono, persone che alimentano la speranza in un mondo migliore o che contribuiscono a seminare la disperazione.

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San Bernardo torna frequentemente sull’idea dei “tre avventi” di Cristo. Il primo è quello con il quale è entrato nel mondo, dopo aver ricevuto la natura umana da Maria. Il terzo è l’avvento che lo porterà nel mondo alla fine del tempo per giudicare i vivi e i morti o piuttosto per rendere manifesto il giudizio che gli indifferenti hanno voluto far ricadere su se stessi rifiutando di accogliere il suo amore e la salvezza, e che gli eletti hanno accettato dalle mani della sua misericordia.
Il primo avvento è quello nel quale egli viene a cercare e a salvare ciò che era perduto. Il terzo è quello nel quale egli viene per trarci a sé. Il primo è una promessa; il terzo è il suo adempimento.
Il secondo è, in un certo senso, il più importante per noi. Il “secondo avvento” – per mezzo del quale Cristo è presente adesso nelle nostre anime – dipende infatti dal nostro attuale riconoscimento del passaggio di Cristo attraverso il mondo, attraverso le nostre stesse vite.
Meditando l’avvento passato e l’avvento futuro, noi impariamo a riconoscere l’avvento presente, che si situa in ogni momento della nostra vita di pellegrini terreni. In questo modo raggiungiamo la consapevolezza del fatto che ogni momento del tempo presente è un momento di giudizio, che Cristo sta passando e che noi siamo giudicati dalla maggiore o minore coscienza di questo suo passaggio. Se ci uniamo a lui e ci mettiamo in cammino, con lui, verso il suo regno, il giudizio diventa salvezza per noi. Ma se lo trascuriamo e lo lasciamo andare oltre, la nostra indifferenza diventa la nostra condanna.

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Biografia

Nato a Prades, Francia, nel 1915, Thomas Merton perde presto la madre, statunitense, e successivamente il padre, neozelandese. Dopo gli studi liceali, si iscrive al Clare College di Cambridge, dove studia lingue e letterature straniere. Nel 1933, durante un viaggio a Roma, viene colpito dalle basiliche paleocristiane, e inizia a maturare l’idea di convertirsi dall’anglicanesimo al cattolicesimo. Nel 1934 abbandona Cambridge e prosegue la sua formazione universitaria alla Columbia University di New York, dove consegue il titolo di Bachelor of Arts nel 1938 e, nel 1939, il Master of Arts discutendo una tesi sulla poesia di William Blake. Intanto completa il percorso di conversione e, nel novembre 1938, entra nella Chiesa cattolica.
Dopo la laurea, per qualche anno si dedica all’insegnamento della letteratura inglese presso la Columbia University e poi presso la Saint Bonaventure University di Allegany. In seguito a un ritiro spirituale presso l’Abbazia Trappista di Nostra Signora di Getsemani, nei pressi di Bardstown, nel Kentucky, rimane colpito dalla vita di solitudine e preghiera dei monaci e matura la decisione di seguirne l’esempio: nel 1941 viene ammesso come postulante, nel 1944 emette la prima professione religiosa e nel 1947 pronuncia i voti solenni; nel 1949, infine, viene ordinato sacerdote.
In quegli stessi anni perde suo fratello John Paul, caduto in combattimento durante la seconda guerra mondiale: un evento che contribuisce molto a far maturare in lui una profonda avversione nei confronti dei conflitti armati e che lo porterà a diventare uno dei principali punti di riferimento del movimento pacifista degli anni Sessanta. Durante la guerra del Vietnam, Merton scopre con interesse il monachesimo buddista: nel 1968 intraprende un lungo viaggio in Oriente, incontrando anche il Dalai Lama. E in modo del tutto inatteso, proprio durante questo viaggio, muore folgorato da un ventilatore difettoso.
Thomas Merton è autore di oltre sessanta tra saggi e opere in poesia e in prosa dedicati soprattutto ai temi dell’ecumenismo, del dialogo interreligioso, della pace e dei diritti civili. Le Edizioni Qiqajon della Comunità monastica di Bose hanno pubblicato “La pace nell’era postcristiana”, “Un vivere alternativo” e “La contemplazione cristiana”: egli è inoltre ampiamente citato in volumi antologici e in atti di convegni.
Il 24 settembre 2015 è stato citato da Papa Francesco nel suo discorso al Congresso degli Stati Uniti come promotore di pace fra popoli e religioni.

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