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25/04/2009

Grande prematurità e disabilità alla nascita: il lato oscuro della fecondazione assistita



Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


A cura di Roberta Lupi e Valeria Colangelo (Radio Radio)

Sintesi dell'intervista e punti chiave

Grande prematurità e disabilità alla nascita: il lato oscuro della fecondazione assistita

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Grande prematurità e disabilità alla nascita: il lato oscuro della fecondazione assistita
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Sintesi dell'intervista e punti chiave

Una coppia desidera immensamente un figlio, ma non riesce ad averlo. Dopo anni di tentativi, con la fecondazione assistita lei rimane finalmente incinta di tre gemelli. Inizia la lotta contro il tempo, per portare la gravidanza il più avanti possibile. Ma la placenta funziona male e alla ventiquattresima settimana arriva il parto, molto prematuro. Un maschietto e una femminuccia muoiono a poche ore dalla nascita. Sopravvive la seconda bambina: pesa appena un chilogrammo, e viene subito ricoverata nel reparto di terapia intensiva. La mamma oggi scrive con amarezza: «Mi sarei ben presto accorta che in gioco c’era un’altra variabile, più potente delle altre: la buona sorte, che a noi purtroppo è mancata. La nostra piccola vive, sì, ma con problemi gravi che la rendono totalmente dipendente da noi. La nostra vita personale è completamente distrutta».
Drammi silenziosi intorno ai quali si tace troppo, quando si parla dei successi della fecondazione assistita. E anche se la qualità delle cure per i prematuri è in costante miglioramento, la comunità scientifica e i media dovrebbero essere molto più trasparenti sui risultati obiettivi della fecondazione assistita e sulle reali condizioni di salute dei bambini che sopravvivono. Perché l’impianto di tre o più embrioni aumenta la probabilità di una gravidanza plurigemellare e quindi di un parto molto prematuro, con tutte le conseguenze che questo comporta per la salute psicofisica dei neonati.
Quanti bambini sopravvivono alla “grande prematurità”, ossia a una nascita anteriore alla 25a settimana? E quanti di questi sono anche sani? Quali sono i fattori predittivi di una migliore aspettativa di vita e di salute in un bimbo prematuro?
In questa intervista illustriamo:
- i risultati di uno studio pubblicato nel 2000 dal New England Journal of Medicine e condotto su tutti i bambini (4004) nati alla venticinquesima settimana o prima, in Inghilterra e Irlanda (276 reparti di maternità), dal marzo al dicembre 1995: solo 1185 davano segno di vita alla nascita, solo 843 sono sopravvissuti nei pochi minuti fra il parto e il ricovero in rianimazione, e solo 314 sino stati dimessi vivi dopo una media di quattro mesi di cure;
- come, secondo il medesimo studio e dopo due anni di vita, solo il 49% sia perfettamente sano, mentre il restante 51% presenti disabilità più o meno rilevanti, e in molti casi di gravità tale da richiedere un’assistenza continua;
- i 5 fattori indipendenti predittivi di una migliore sopravvivenza fra i “grandi prematuri”: età gestazionale, peso alla nascita, sesso femminile, “score” di Apgar, assunzione di cortisonici in gravidanza (accelerano la maturazione dei polmoni del feto).

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Parole chiave:
Danni neurobiologici - Etica e bioetica - Fecondazione assistita - Gravidanza - Handicap - Malformazioni - Morte - Parto pretermine / Parto prematuro - Rischi pediatrici - Sofferenza - Speranza

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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