Con l’aumento dell’aspettativa di vita, i deficit cognitivi come il morbo di Alzheimer (AD) pongono gravi problemi agli anziani. Le donne, indipendentemente dall’etnia e dalla fascia d’età, ne sono colpite in misura sproporzionata, rappresentando due terzi dei casi di AD; in particolare, le donne in post-menopausa costituiscono oltre il 60% delle persone affette.
La sarcopenia, definita come una graduale riduzione della massa muscolare scheletrica, della forza e della funzionalità, è a sua volta sempre più associata a un elevato rischio di declino cognitivo nelle donne in post-menopausa. In questa coorte di pazienti, la patologia è alimentata in particolare dalla perdita di estrogeni e dall’invecchiamento complessivo dell’organismo.
La sarcopenia è caratterizzata da disfunzione mitocondriale muscolare, stress ossidativo e insulino-resistenza. La riduzione della massa muscolare e della capacità funzionale contrasta ulteriormente la produzione di miochine (come BDNF e irisina), compromettendo la proliferazione neuronale, la neurogenesi dell’età adulta, l’apprendimento e la memoria spaziale.
Questi cambiamenti fisiopatologici evidenziano quindi, nelle donne in post-menopausa, un potenziale legame causale fra sarcopenia e progressione dell’AD.
Lo studio statunitense chiarisce i meccanismi fisiopatologici alla base del malfunzionamento dell’asse muscolo-cervello e suggerisce, sulla base delle evidenze attuali, approcci terapeutici praticabili per rallentare sia la sarcopenia che il deterioramento cognitivo.
Una sempre più precisa comprensione delle interconnessioni fra menopausa, sarcopenia e funzione cognitive consentirà di definire strategie mirate per migliorare la qualità della vita delle pazienti e ridurre i costi sanitari per questa popolazione in rapida crescita.





