Fondazione Alessandra Graziottin onlus - per la cura del dolore nella donna Fondazione Alessandra Graziottin
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06/07/2018

La mia storia di dolore




Una storia di antibiotici, tonsilliti e candida, per anni, poi problemi intestinali... fino al 5 dicembre 2013, quando al terzo giorno di ciclo, causa dolori fortissimi, mi sono sdraiata a letto. E inizia il calvario fatto di esami, terapie, ricoveri in pronto soccorso, medici senza una diagnosi né risultati. Nove mesi sdraiata a letto con dolori costanti e fortissimi. Sentirmi dire che ero depressa... Fino all’intervento. Una laparoscopia fatta per indagine, perché nessuno sapeva cosa fare. E così si scopre che il mio colon enorme blocca il retto, è adeso alle ovaie e all’utero, si insinua dove non dovrebbe. Sistemato. Tutti felici... Gran pacche sulle spalle per dirmi che ho fatto bene a perseverare. E chiusa lì… se non fosse che devo iniziare un percorso riabilitativo perché nel frattempo ho perso dieci chili e gran parte della massa muscolare.
Ma i dolori riprendono. Non mi abbatto. Vado avanti cercando di ristabilire il mio fisico e seguita da un gastroenterologo (il mio angelo custode in tutto questo percorso). La mia ginecologa mi parla di endometriosi, faccio gli esami... «Forse è un’adenomiosi – mi dicono – sospenda la pillola, se il dolore ritorna allora abbiamo una risposta». Certo, ma solo l’idea di riprovare un decimo di quel dolore mi fa paura.
Prima guardavo i ragazzi della mia età dalla finestra, chiedendomi cosa avessi e se sarei mai tornata a camminare senza fatica. Ora ho fastidi, problemi strani che lasciano i medici con un punto di domanda: herpes sulle gengive, una vita regolata dal colon e dalle sue volontà, paura di quello che mi aspetta in gravidanza, affaticamento... Ma sono in piedi. Lavoro. Vivo. Quando vai da un ginecologo stimato, gli racconti la tua storia con speranza, gli dici che non riesci a stare in piedi dal dolore e ti senti rispondere «Dovrebbe fare più sesso con suo marito, vedrà che passa tutto», un po’ di rabbia viene. E vivere una vita apparentemente normale diventa un traguardo. Ma io voglio di più. Voglio star bene e basta. Voglio qualcuno che guardi nella sua interezza al corpo e alla salute in generale. Perché è tutto collegato. Perché mi succedono robe strane che poi passano? Perché questo “dolore pelvico cronico” non va via? Eppure prendo regolarmente i farmaci, mi muovo tanto, ho finito la riabilitazione: ho fatto tutto come consigliato.
Ho 35 anni, non 150. Sono nel limbo tra «sospendo la pillola e vedo come va» e «ho paura di star male di nuovo». In ogni caso la soglia del dolore si è alzata: un aspetto positivo! Ma se il mio problema non è l’adenomiosi e non è l’intestino, e non è questo e non è quello, allora perché sono qui a scrivere? E chissà quante parole lanciate in rete, tutte uguali, di altre donne nella mia situazione… Chissà quante che stanno anche peggio di me, costrette a lottare contro i pregiudizi di chi preferisce metterti in discussione piuttosto che mettersi in discussione… Chissà quante costrette a lottare ed a essere forti per cinque…
Quanti anni spesi per guadagnarsi una salute stabile, quando magari basterebbe veramente poco. Ascolto e analisi. Perché non è che se una cosa non la capisci, allora non esiste.

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Parole chiave:
Adenomiosi - Dolore pelvico cronico - Endometriosi - Rapporto medico-paziente - Sofferenza

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico