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La bellezza e l'amicizia salveranno le nostre vite. Riflessione su Marco 9, 1-8

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17/04/2019

Liberamente tratto da:
Lino di Bose, Bellezza e amicizia luoghi della trasfigurazione
monasterodibose.it/preghiera/vangelo-del-giorno/12917-bellezza-e-amicizia-luoghi-della-trasfigurazione

Guida alla lettura

In questa riflessione Lino, monaco di Bose, parla dell’episodio della trasfigurazione di Gesù: un evento difficile da capire, per molti aspetti misterioso, soprattutto per chi non abbia dimestichezza con la Sacra Scrittura e con la fitta rete di riferimenti infratestuali che la caratterizzano. Lino però ne dà una lettura originale e profonda, sottraendo le parole del Vangelo di Marco all’alone ultraterreno che le avvolge e restituendoci i due aspetti fondamentali, umanissimi, di quell’esperienza: anche quando tutto intorno a noi sembra cedere al male, anche quando il dolore prende il sopravvento, la bellezza e l’amicizia sono le due dinamiche che possono salvare la nostra vita, restituendole senso e pienezza.
Il vocabolario Treccani ci informa che trasfigurare significa “Far cambiare di figura, d’aspetto, d’espressione”; e ancora: “Trasformare, far apparire diverso, e, insieme, nobilitare”. E’ quanto avviene a Gesù sul monte, mentre si trova in disparte dalla folla, in compagnia degli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni. Ma che cosa significano lo splendore che avvolge le sue vesti, e il fitto dialogo con Mosè ed Elia? Voglion dire che la bellezza, simbolizzata dal brillio della tunica, e l’amicizia, resa evidente da quella conversazione colma di confidenza, non verranno mai meno, e anzi riscatteranno alla radice le nostre vite.
«Non siamo destinati a perderci», assicura Lino con fiducia. Ne sono esempio gli artisti, che attraverso la perfezione formale delle loro opere, e l’amore del mondo, pervengono all’immortalità. Ma quali esperienze di bellezza, e di amicizia sincera, possiamo fare noi, persone comuni? Esiste una bellezza del lavoro, dello sport, della cultura, del cibo condiviso, di un libro letto con interesse quotidianamente rinnovato; esiste l’amicizia con i familiari, i figli, il coniuge, con i compagni di scuola di un tempo, con le persone conosciute nell’incessante fluire dei giorni, con gli animali che fanno visita al nostro cuore e, qualche volta, stanno accanto a noi per tutta la vita. Sono – queste – modalità concrete, alla portata di tutti: basta lasciarsi afferrare dal loro fascino, e farsi portare via, e tutte le nostre esperienze diventeranno più luminose, più ricche, meno effimere.
Sì, se sapremo dare spazio alla bellezza e all’amicizia, non ci perderemo. Vivremo con intensità il tempo che ci è dato, e continueremo a vivere nel ricordo di chi resterà dopo di noi. Coltiviamo ogni giorno queste due decisive dimensioni dell’essere: insegniamolo a noi stessi, ai nostri figli, ai nostri anziani. La trasfigurazione cesserà di essere un evento misterioso, e animerà dal profondo i nostri giorni terreni.
In un contesto di vita minacciata, di morte, di sofferenza e di disprezzo, di tristezza e disincanto («E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell'uomo doveva soffrire molto», Mc 8,31), Gesù vive l’esperienza della trasfigurazione. Non il dolore e la morte, ma la trasfigurazione è l’ultima parola, la realtà definitiva! Questo il destino di Gesù, dell’umanità, della creazione: essere trasfigurati da Dio.
La trasfigurazione: realtà teologica, cristologica, ma anche realtà umana per ciascuno di noi. Proprio quando sentiamo che la vita si fa breve, è attentata, siamo spinti verso la trasfigurazione: vero per ogni artista, ma anche per ogni uomo. Quando sentiamo che questa vita non ci basta, desideriamo trasfigurarla, ricrearla, trovare tutto il suo splendore infinito. Quando un amore è minacciato, conosce le sue vette più alte, le sue luci boreali; mentre lo stiamo per perdere, lo vogliamo salvare: raggiunge allora intensità assolute, irripetibili. Trasfigurazione e morte sono intimamente legate, teologicamente e umanamente.
Un primo aspetto: «Le sue vesti divennero splendenti, bianchissime» (v. 2). Le vesti, sinonimo di bellezza, simbolo della persona che si fa vedere, si offre. Le nostre relazioni entrano nella luce, superano il contingente, e rimangono per sempre. Le cose più semplici della nostra vita, l’incontro personale, l’amicizia, non verranno mai meno.
Un secondo aspetto: la conversazione, il dialogo, che va oltre i confini del tempo. «E apparvero loro Elia con Mosè, e conversavano con Gesù» (v. 4). La trasfigurazione conferma che nulla è perduto, che siamo in relazione con coloro che ci hanno preceduto.
Non siamo destinati a perderci, ma a una vita senza fine attraverso queste due dimensioni: la bellezza e l’amicizia. Questi due ambiti, così fortemente umani, sono in realtà due finestre da cui la realtà di Dio filtra, e noi migriamo in lei.
E’ stata un’esperienza della vita di Gesù di fronte ai suoi discepoli. Ma è una realtà anche nostra, nel quotidiano. Quante volte davanti alla bellezza ci siamo sentiti rapiti in una realtà che è perfettamente terrena ma è di più, va più lontano, va oltre.
Ugualmente per l’amicizia, anche con chi non è più con noi e ci ha già preceduti nella morte: il dialogo non s’interrompe e raggiunge luminosità e rivelazioni senza precedenti.
Riflettevo su questo leggendo le parole di addio di un amico a una persona che era stata decisiva per lui: «Sei stato la mia guida. Che sarei divenuto senza di te… Io che avevo tutto da scoprire, tu hai teso verso di me la tua mano e non l’hai mai ritratta». La trasfigurazione ci avvolge quando le nostre relazioni, le nostre parole raggiungono un’umanità tale da attraversare il velo della morte e risplendere nella luce. «Tu hai teso verso di me la tua mano e non l’hai mai ritratta». L’ha detto Gesù al Padre, ognuno di noi può dirlo, al fratello, all’amico, al Signore, all’amore di tutta una vita.

Il brano del Vangelo di Marco

Gesù, convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto giungere il regno di Dio nella sua potenza». Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè, e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbi, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
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