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Il dolore che vaporizza ogni illusione

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03/04/2019

Tratto da:
Ferreira Gullar, Apprendistato. In: Toda poesia, 2015

Guida alla lettura

Concludiamo il breve ciclo dedicato al poeta brasiliano Ferreira Gullar con una vibrante lirica sul contrasto fra gioia e sofferenza come componente essenziale della vita. La concezione dell’esistenza come conflitto degli opposti è antichissima, e risale ai primi filosofi greci: furono Anassimandro (VII-VI sec. a.C.) ed Eraclito (VI-V sec. a.C.) i primi a formulare l’idea che il cosmo è composto di contrari che, dialetticamente, generano tutto ciò che è reale. Ma mentre Anassimandro postulava la necessità del superamento di questo conflitto in nome dell’armonia che governa l’infinito-indistinto da cui tutto origina (ápeiron-aóriston), Eraclito vedeva pessimisticamente nella lotta fra opposti la legge insuperabile dell’essere. Molti secoli dopo, un filosofo fondamentale come Hegel riprenderà il concetto affermandone il superamento attraverso la dinamica di sintesi che contraddistingue la visione idealistica della storia.
Ferreira Gullar riecheggia queste concezioni, con l’efficacia lapidaria del poeta. La sofferenza è «frutto» e «rovescio ardente» della gioia; come nella felicità ci si è persi senza riserve, il dolore va accolto «senza bugie» e «senza scuse», perché «la vita consuma solo / ciò che la alimenta». Decodifichiamo: non ci troviamo di fronte a una visione nichilista della vita, o una spiritualità doloristica simile a quella di una certa tradizione cattolica; quello che l’autore vuole dirci – e ricorda innanzitutto a se stesso – è che il dolore fa parte dell’esistenza, e che l’unico modo di sopravvivere al suo impatto è accettarlo senza rinunciare alla speranza, così come facciamo con la gioia, perdendoci in essa senza riserve.
E’ questa la strada maestra per vaporizzare le illusioni, che non sono mai positive, e fare posto a nuovi momenti di gioia, quando la vita vorrà ancora donarcele. Perché la dinamica degli opposti vale nei due sensi, e nulla è mai perduto per sempre.
Nello stesso modo in cui
ti sei aperto alla gioia,
apriti ora alla sofferenza
che è il suo frutto
e il suo rovescio ardente.
Nello stesso modo in cui
della gioia sei andato al fondo
e ti sei in essa perso
e ti sei trovato
in questa perdita,
lascia che il dolore ora si eserciti
senza bugie
senza scuse
e nella tua carne
vaporizzi ogni illusione,
perché la vita consuma solo
ciò che la alimenta.

Biografia

Considerato tra i poeti più intensi della letteratura brasiliana, Ferreira Gullar nasce a São Luís del Maranhão, nel nord est del paese, il 10 settembre 1930. In realtà il nome è lo pseudonimo di José Ribamar Ferreira. Primo di una famiglia numerosa, otto figli, ha un’infanzia ribelle. Scopre la poesia quasi subito, da ragazzo: raccontava lui stesso che è stato grazie alle liriche se si è salvato dalla vita di strada.
A 19 anni, nel 1949, pubblica il suo primo libro di liriche, “Um pouco acima do chão” (Un po’ sopra la terra), e nel 1951 si trasferisce a Rio de Janeiro, dove inizia a collaborare con quotidiani e riviste. Nel 1954 sposa l’attrice Teresa Aragona, con la quale ha avuto tre figli. Da allora, oltre alla passione per la poesia, svolge anche i mestieri di giornalista e critico d’arte. Autore prolifico, pubblica più di cinquanta opere fra liriche, teatro e saggistica: diciannove libri di poesia, quattro di racconti per l’infanzia, dieci saggi, quattro piéce teatrali, due romanzi, otto libri di traduzioni.
Per Ferreira Gullar, la letteratura non è un fine, ma un mezzo per incidere sulla realtà, anche contro i regimi che hanno caratterizzato la storia sudamericana del Novecento. Nei versi cerca di trasferire la forza della vita, intesa come stratificazione di fatiche e sofferenze, in un lirismo di forte denuncia delle ingiustizie sociali.
Muore a Rio de Janeiro il 4 dicembre 2016.
(Biografia a cura di Pino Pignatta)
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