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23/07/2014

Metodo Stamina, un caso esemplare di offesa ai pazienti e alla medicina


Tratto da:
Elena Cattaneo, Stamina, i ciarlatani esistono da sempre, La Stampa, 11 maggio 2014


Guida alla lettura

In questo articolo Elena Cattaneo – professore ordinario presso l’Università Statale di Milano, coordinatrice del progetto europeo NeuroStemcell e senatrice a vita – illustra attraverso quali meccanismi si sia sviluppato e alimentato in Italia il caso Stamina.
Come noto, il metodo Stamina è un sedicente trattamento medico inventato da Davide Vannoni. Principalmente rivolto alle malattie neurodegenerative, sostiene di basarsi sulla conversione di cellule staminali mesenchimali in neuroni. Tenuto segreto dai suoi promotori, risulta privo di una validazione scientifica che ne attesti l’efficacia terapeutica. Non risulta, inoltre, che Vannoni abbia mai pubblicato alcun articolo su riviste scientifiche con referee, ossia gestite attraverso un processo di revisione paritaria dei contenuti. Dopo una lunga controversia scientifica e legale, la procura di Torino ha recentemente chiesto il rinvio a giudizio per Vannoni e altre 12 persone: tra le accuse ci sono l’associazione per delinquere e la truffa.
La riflessione di Elena Cattaneo descrive con efficacia come nasce una grande illusione, e come intorno al dolore delle persone si possa costruire un’operazione attraente, ma priva di sostanza scientifica. E quali debbano essere i metodi di una medicina davvero orientata alla cura del malato.

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Un professore di lettere, aduso alle più banali tecniche di manipolazione della comunicazione, ha organizzato intorno a dolore, emozioni e ignoranza su cosa è scienza e medicina una delle più insensate operazioni di persuasione di massa che l’Italia ricordi. Avvalendosi della parola “staminale” ormai entrata (erroneamente) nell’immaginario collettivo come sinonimo di “cura”, un signor nessuno in questo campo, assieme a una corte di medici altrettanto privi di competenza specifica in materia (e ad altri troppo silenziosi), ha introdotto, come trattamento per malati delle più terribili malattie, un “metodo” mai esistito, basato su pretese cellule staminali mai trovate, dichiarate capaci di fare cose mai dimostrate. Con loro, in questo triste panorama, ci sono, incolpevoli, i malati che la società dovrebbe tutelare. Ancora di più se bambini.
I ciarlatani esistono da sempre. Si presentano come vittime, incompresi, emarginati. La loro “terapia” è sempre segreta, alternativa, miracolosa, idonea a curare le più diverse malattie. Si avvalgono di strategie di persuasione organizzata, ingannano, estorcono soldi e fiducia, e oggi vengono addirittura “promossi” nei social network e dalla tv-spazzatura. In altri paesi questi vengono facilmente identificati e resi inoffensivi, spesso subito arrestati. Il ciarlatano, da noi, invece si insedia incredibilmente in un ospedale pubblico, circuisce apparati, estorce consensi, per sedersi addirittura a tavoli di trattative ministeriali assieme a inorriditi ricercatori, clinici e scienziati competenti e di statura internazionale.
Al tavolo si è poi aggiunta una parte della magistratura che si è arrogata il diritto di decidere cosa sia terapia. In alcuni casi si è avvalsa, persino e incredibilmente, della consulenza dei ciarlatani stessi per affermare l’uso della pozione magica. Un’altra parte della magistratura, invece, nel frattempo studiava, si interrogava e si documentava sulla scienza, sui limiti delle proprie attribuzioni e sulle norme esistenti... il cui semplice rispetto avrebbe prevenuto tutte le Stamina del mondo.
Il terzo protagonista è stata la politica che, con il decreto Balduzzi, “grazia” il “metodo che non c’è” sostenendo che non sarebbe stato etico interrompere la somministrazione (di quell’inganno) ai 12 malati che già lo avevano ricevuto. E ha così voglia l’ex ministro Balduzzi a giustificare quel grave atto incolpando il Senato che, mal ispirato, avrebbe poi voluto addirittura allargare a tutti i malati rari quel suo intento, aggiungendo la famigerata e pericolosissima derubricazione del “trattamento staminale” da farmaco a trapianto, con buona cassa da parte di tutti coloro che da quell’operazione planetaria erano fortemente attratti.
Perché sì, se il costo dell’operazione “Stamina per tutti” l’ha saputo calcolare Michele De Luca, scienziato di fama mondiale – 45 miliardi di euro a fronte di efficacia zero – probabilmente anche chi ha emanato quel decreto e tutti coloro che lo hanno assecondato avrebbero potuto/dovuto fare quattro conti prima. Sventato durante il successivo iter parlamentare l’«Ocean’s Eleven italiano», lo Stato avrebbe anche risparmiato i milioni di euro che, invece, sinora ha gettato dalla finestra, nonché risparmiato un insulto alla competenza di una struttura ospedaliera sempre stata di primo piano e che risponde al nome di Spedali Civili di Brescia.
Che Stamina fosse al centro d’interessi commerciali vistosi di imprenditori privi di scrupoli e dai probabili agganci planetari, Paolo Bianco, altro staminologo di fama mondiale, l’ha sempre evidenziato. Del resto in tutto il mondo (quello privo di regole) esistono centinaia di “cliniche” che dispensano cocktail a base di staminali per ogni indicazione a prescindere dall’efficacia. Sono operazioni inutili, pericolose, che umiliano umanità, dignità, speranza. A ciò si aggiungono i rischi. Nella letteratura medica cominciano a comparire le descrizioni delle conseguenze dei viaggi della speranza. Una giovane americana con una malattia neurologica si reca in uno di quei paesi per ricevere una di quelle pozioni. Contrae un’encefalomielite. I medici americani la salvano per miracolo. Un israeliano va in Russia. Dopo alcuni anni manifesta mal di testa. E’ un tumore. Le cellule non sono sue e derivano dal trapianto. Di incompetenza e false speranze si può morire.
Cosa stia alla base del ciclopico deragliamento Stamina è ben spiegato nel libro di Gilberto Corbellini e Mauro Capocci “Le cellule della speranza” (Codice Edizioni). I due autori, storici della medicina, con il contributo di altri studiosi ripercorrono l’intera faccenda senza finte compassioni e magmatiche equidistanze, ma partendo dai fatti inequivocabili ricostruiti in un’impeccabile cronologia di oltre 50 pagine. Significativo il contributo di Valentina Mantua che, da psichiatria, delinea il profilo dei protagonisti neri di questa vicenda, e quello di Pino Donghi, un professionista della comunicazione scientifica, che traccia il quadro (sinistro) di quella sua professione, quando svolta da incompetenti, su temi che toccano così da vicino emozioni e speranze.
Come chiudere questa vicenda senza mai dimenticarla? Prima di tutto smettendola di seguire le ulteriori incorreggibili iniziative dei ciarlatani e dei loro eventuali complici – dei quali si sta occupando la magistratura. “Stralciando” (meglio dire “stracciando”) il prima possibile il decreto Balduzzi che tanto male e confusione ha innescato. Sperando anche che gli organi competenti della magistratura richiamino il fatto che sono i medici a dispensare le cure, il cui accesso viene garantito dalla Costituzione. Infine, ricordando anche che alcuni scienziati e enti competenti si sono opposti immediatamente, dolorosamente, non potendo mentire. Tra questi ultimi l’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco), la cui ordinanza di blocco nel maggio 2012 aveva già detto tutto. Soprattutto che la medicina è un atto intellettuale e morale alto e che i medici compiono il loro dovere e rispettano i pazienti solo quando praticano trattamenti conosciuti, giustificati e sicuri, di cui vi siano forti presupposti d’efficacia o garanzia terapeutica.

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Biografia

Elena Cattaneo nasce a Milano nel 1962. Dopo la laurea in Farmacia nel 1986 e il dottorato in Biotecnologie Applicate alla Farmacologia, si trasferisce per alcuni anni a Boston, Stati Uniti, dove inizia a lavorare sulle cellule staminali cerebrali al Massachusetts Institute of Technology. Tornata in Italia, continua le sue ricerche dedicandosi allo studio della malattia di Huntington, una patologia neurologica ereditaria.
Dal 2002 al 2006 è membro della delegazione italiana per la Genomica e le Biotecnologia presso la Comunità Europea. Dal 2006 fa parte della European Dana Alliance for the Brain e nel 2007-2008 è Vicepresidente del Comitato Nazionale per la Bioetica. Rispettivamente nel 2008, nel 2009 e nel 2012 partecipa ai Comitati ISSCR Clinical Translation of Stem Cell Research, Unproven Stem Cell Therapies e Legislative Educational Initiative. Nell’estate del 2013 viene nominata membro dell’Accademia dei Lincei e dell’EMBO, un’organizzazione di oltre 1500 ricercatori leader nel campo delle scienze mediche e biologiche.
Attualmente è direttore del laboratorio di Stem Cell Biology and Pharmacology of Neurodegenerative Disease presso il dipartimento di Bioscienze dell’Università Statale di Milano che partecipa, insieme ad altri 15 laboratori di ricerca, al progetto europeo NeuroStemcell, del quale è coordinatrice. E’ co-fondatore e direttore di UniStem, il Centro di Ricerca sulle Cellule Staminali dell’Università Statale di Milano. E’ coordinatore del consorzio europeo Neurostemcellrepair e di un network italiano per lo studio delle staminali nella malattia di Huntington.
Nel 2001 ha ricevuto il premio Le Scienze per la Medicina e la medaglia d’oro del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, per i suoi studi sulla malattia di Huntington e sulle cellule staminali. Nel 2005 ha ricevuto il premio “Marisa Bellisario e Chiara D’Onofrio” e successivamente il riconoscimento “Grande Ippocrate Ricercatore Medico dell’anno 2008” nell’ambito della comunicazione scientifica. Nel 2012 ha ottenuto la Civica Benemerenza di Milano “Ambrogino d’oro” e il premio “Luigi Tartufari” destinato alla Biologia molecolare e genetica. Il 30 agosto 2013 il Presidente della repubblica Giorgio Napolitano le ha conferito la carica di Senatore a vita (terza donna dopo Camilla Ravera e Rita Levi Montalcini), insieme a Claudio Abbado, Renzo Piano e Carlo Rubbia: nominata all’età di 50 anni, è la più giovane senatrice a vita nella storia della Repubblica.

La senatrice a vita Elena Cattaneo

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Parole chiave:
Etica e bioetica - Malattie neurologiche - Politica - Rapporto medico-paziente - Ricerca scientifica

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