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06/05/2014

La "luce" che aiuta a sopportare l'insopportabile (Wolfgang Amadeus Mozart, Sinfonia No. 39 KV. 543)




Wolfgang Amadeus Mozart
Sinfonia No. 39 KV. 543
Danmarks Radio Symfoniorkestret; Manfred Honeck, direttore
Adagio – Allegro; Andante con moto; Menuetto Trio; Allegro


Uno studio dell’Università di Gant, in Belgio, e del Max Planck Institute di Lipsia, in Germania, ha provato in modo empirico come la musica sia capace di abbattere la fatica, e come le note ascoltate, cantate e ancora di più suonate con uno strumento – un tamburo, una tastiera, un flauto, una chitarra – permettano al nostro organismo e alla mente di reagire al dolore. Non è la prima volta che gli scienziati si impegnano nella musicoterapia. Ma qui la ricerca, su un campione di 63 persone (tra cui 21 donne) tra i 18 e i 60 anni, ha dimostrato come l’arte dei suoni passiva, ma ancora più quella attiva – anche solo il suonare semplici accordi – sia formidabile per diminuire la sensazione di spossatezza, regalando resistenza e carica emotiva. Ma anche senza entrare nei laboratori dove si cercano risultati confermabili e ripetibili per sostenere tesi scientifiche, la tradizione popolare suggerisce da sempre, per esempio, che cantare in gruppo mentre si fanno lavori duri e usuranti sia un modo di sopportare l’insopportabile, e i canti delle mondine nelle nostre risaie ne sono un esempio storico, con una valenza culturale e sociale.
Tutto questo lo troviamo esaltato alla massima potenza dell’arte e della grazia musicale nella Sinfonia No. 39 KV 543 di Wolfgang Amadeus Mozart, che certo non è facile da suonare in prima persona, se non si è professionisti capaci di avventurarsi su una riduzione per pianoforte, ma che è tutta cantabile nella sua miracolosa “semplicità”. Ed è difficile davvero scegliere uno dei quattro movimenti come punto di partenza per un ascolto guidato, tanto è potente il benessere che si ricava dall’intero lavoro, perfettamente in equilibrio tra le varie parti, come scrive Massimo Mila, «testimonianza genuina del mondo interiore di Mozart che qui ci appare svelato per intero». Per cui non sapremmo se consigliarvi di più l’Adagio iniziale di cui il biografo Hermann Abert sottolinea «il pessimismo del ritmo persistente e ostinato segnato da scale ascendenti e discendenti dei violini e dei bassi»; oppure il successivo Allegro con la sua meravigliosa melodia; o ancora il Minuetto, uno dei più celebri di Mozart, sostenuto da un’energia invidiabile che non ti abbandona sino alla fine.
Alcune circostanze storiche di questa pagina permettono di valutare meglio il rapporto diretto tra mal di vivere e la musica come “strumento” liberatorio. La Sinfonia No. 39 appartiene all’ultima stagione creativa di Mozart. Scritta nell’estate del 1788, è la prima di una formidabile trilogia nella quale figurano le ultime tre sinfonie. Nell’ordine: questa KV 543, quella in sol minore KV 550 (in assoluto la partitura di musica classica più conosciuta e “cantata” al mondo), e la successiva KV 551, conosciuta come “Jupiter”, il vero capolavoro mozartiano, molto più della iper-famosa Sinfonia No. 40 in sol minore che la precede. Bene: questi tre gioielli escono nel periodo più drammatico per Mozart. Ma davvero drammatico, non è un modo di dire. Il compositore di Salisburgo sta malissimo: è l’epoca nella quale, ormai trasferito a Vienna, ha smarrito la “facile” popolarità dei Concerti per pianoforte eseguiti in pubblico nelle piazze della capitale austriaca. Il suo Don Giovanni è rappresentato con successo il 29 ottobre del 1787 a Praga, ma va in scena al Burghtheater di Vienna soltanto il 7 maggio del 1788, registrando un clamoroso fiasco: fischi e proteste. Mozart, dunque, non è in cartellone, non incassa, non guadagna. Le sue condizioni finanziarie sono peggiorate dalla scarsa considerazione che Vienna riserva ai suoi ultimi lavori teatrali. L’imperatore Giuseppe II, sul Don Giovanni, è netto: «E’ divino, forse più bello delle “Nozze di Figaro”, ma non è pane per i denti dei miei viennesi». Di come stia veramente Mozart nei giorni in cui compone questa Sinfonia No. 39 sono testimoni alcune lettere scritte all’amico Puchberg, ricco mercante al quale il musicista si rivolge per chiedere aiuto: «A forza di stenti le cose si sono messe così male da ridurmi a elemosinare un po’ di denaro al Monte dei Pegni [...] Se non mi aiuterete perderò l’onore e il credito, le uniche cose che speravo di salvare».
Ma è proprio qui, nel momento del disagio più estremo, che si vede quello che gli studi degli scienziati stanno cercando di dimostrare: e cioè che i suoni, come forma d’arte, e più di altre forme d’arte, possono spazzare via con i loro “ingredienti” – timbro, colore, ritmo, forza, energia, dinamismo, potenza, dolcezza, letizia, mestizia – pensieri negativi, malessere, sofferenza. E in modo particolare riesce a farlo l’arte mozartiana. Amadeus, infatti, completa la partitura della Sinfonia KV 543 nei giorni più cupi. E come suggeriscono i musicologi, che annodano i fili tra la vita e l’opera di un artista, sorprende che questa composizione non restituisca assolutamente gli stati d’animo del periodo in cui è stata creata: la sua energia vitale, la sua solarità, sono invece testimonianza, scrive ancora Abert, di «quanto poco il mondo fantastico di Mozart, il suo vero mondo, avesse a che fare con le miserie quotidiane».
Non solo. Il pianista Edwin Fischer, celebre mozartiano soprattutto nei Concerti per pianoforte e orchestra, osserva, in modo del tutto condivisibile, come si arrivi solo con la maturità, con uno stile di vita più essenziale, a comprendere l’arte di Mozart, dopo aver inseguito musicisti dall’impronta più corposa e drammatica: «Il nostro percorso musicale di solito ci porta da subito molto vicini a Mozart a causa del carattere popolare delle sue melodie, della facile intelligibilità della sua struttura armonica e agogica. Poi segue quasi sempre un periodo di abbandono, per scovare più imponenti dimostrazioni di forza, di pathos; non siamo mai contenti, non c’è mai nulla di abbastanza grandioso e travolgente. Cerchiamo con ossessione tutto ciò che è nuovo, raffinato, surriscaldato, rivoluzionario. Fino a che un giorno si fa per noi la luce: Mozart! Qui c’è tutto: contenuto, forma, espressione, fantasia, effetto strumentale, e tutto è ottenuto con mezzi più semplici. Ed è una luce, quella mozartiana, dove l’allegrezza si sposa alla malinconia, il sorriso spunta tra le lacrime e il senso di ilarità e di umorismo fa capolino tra le pieghe della tristezza».
Dunque, da una situazione assai penosa e tanto difficile da costringere il Maestro ad abbandonare la casa in città per trasferirsi in campagna, nei sobborghi di Vienna, ecco la luce di questa prima Sinfonia che apre la triade dei capolavori uniti da un filo unico di rinnovata energia e voglia di lottare. Pagine che, come annota il biografo Paumgartner, «riproducono perfettamente la successione degli stati d’animo delle ultime Sonate per pianoforte: vigorosa energia nel primo tempo, massima intensità emotiva nel secondo, vittoriosa affermazione di vita nel finale».
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Wolfgang Amadeus Mozart
Symphonies 39, 40 & 41 “Jupiter”
New York Philharmonic; Bruno Walter, direttore (Sony Classical, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

2) Wolfgang Amadeus Mozart
Late Symphonies - Nos. 35, 38, 38, 40 & 41
Staatskapelle Dresden; Sir Colin Davis, direttore (Decca Music, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

3) Wolfgang Amadeus Mozart
Piano Concertos No. 17 Kv 453 & No. 20 KV 466
London Philharmonic Orchestra; Edwin Fischer, pianista e direttore (Discover Classical Music, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

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Parole chiave:
Crisi esistenziale - Musica - Musicoterapia

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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