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Violino e orchestra, un dialogo di serenità e poesia (Ludwig Van Beethoven, Concerto per violino e orchestra No. 3 Op. 61)

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24/11/2020

Proposte di ascolto di Pino Pignatta

Ludwig Van Beethoven
Concerto per violino e orchestra Op. 61
Larghetto
Daniel Lozakovich, violino; Munich Philharmonic; Valery Gergiev, direttore
Non possiamo dimenticarci che il 250° anniversario della nascita di Ludwig Van Beethoven volge al termine. Si sta per chiudere questo 2020 dedicato al genio di Bonn, nato nel 1770, un anno in gran parte sfortunato per la sua memoria, perché l’epidemia di Covid-19 ha pesantemente ridotto le commemorazioni, i concerti, le rassegna cameristiche, i recital solistici, la presentazione di studi musicologici per l’impossibilità di riempire teatri, auditorium, librerie. Non si è però fermata l’attività discografica: sono uscite tante nuove interpretazioni, soprattutto delle nove Sinfonie e dei Concerti. E una, in particolare, l’abbiamo scelta per salutare questo anniversario, aspettando adesso i prossimi festeggiamenti, nel 2027, per i 200 anni dalla morte.
Uno degli eventi discografici del 2020 è infatti il Concerto per violino Op. 61, che la Deutsche Grammophon ha pensato per l’anno beethoveniano coinvolgendo i professori della Munich Philharmoniker diretti da Valery Gergiev, al violino solista un ragazzo svedese di 19 anni, Daniel Lozakovich, artista sotto contratto con l’etichetta gialla della musica classica già dai suoi 15 anni, adolescente, con i Concerti bachiani. E vedere qui, nel video di presentazione del disco, secondo movimento del capolavoro di Beethoven per violino, Larghetto, un mostro sacro come il russo Valery Gergiev sul podio, accanto a un musicista che è poco più di un ragazzo, in un pilastro del repertorio, fa un certo effetto.
Sì, perché questo non è un Concerto per violino qualsiasi. Per gli studiosi è il coronamento del genere, senza dimenticare, in epoca romantica, quelli di Pëtr Il’ič Čajkovskij, Felix Mendelssohn e Johannes Brahms. Daniel Lozakovich ha sognato di registrarlo sin dalla prima volta che lo ha ascoltato, a 8 anni. Spiega il giovane violinista: «Trasuda una purezza ineffabile. E’ assolutamente lucido, profondo. E i suoi temi hanno una bellezza che a malapena può essere espressa a parole». Bellezza che, a parte il primo celeberrimo movimento, “Allegro ma non troppo”, eroicamente beethoveniano, titanico, potente nell’incedere del tema melodico iniziale, si coglie meglio nelle trame raffinate e liriche del “Larghetto”.
Un successo immediato di pubblico, di critica, di repliche. Quando Beethoven compose il suo unico concerto per violino, nell’arco di poche settimane dell’autunno 1806, fu la prima opera veramente grande nel suo genere, nonostante i meravigliosi concerti di Bach, Vivaldi e Mozart. Perché le difficoltà tecniche che Beethoven aveva pensato per Franz Clement, prima parte ventiseienne del Theater an der Wien di Vienna, non sono mai fini a se stesse, pura esibizione di virtuosismo, ma servono sempre all’espressione dei temi melodici. Il virtuosismo brillante e le acrobazie sono secondarie. Seguendo l’esempio di Mozart, l’espressione sinfonico-spirituale e la tecnica solista si fondono in una sintesi ideale. E’ questa fusione che rende il concerto così prezioso per il giovane Daniel Lozakovich: «Il solista e l’orchestra sono partner alla pari; sono ugualmente importanti per la struttura del lavoro. Serve equilibrio tra direttore, orchestra e solista». Il legame che il violinista e il maestro condividono risale al 2015, quando l’allora quattordicenne Lozakovich si è esibito nel concerto di Capodanno alla Tchaikovsky Concert Hall di Mosca.
Il Larghetto è espresso in un romantico cantabile. Il tema principale risuona quattro volte nell’orchestra, lo ascoltate chiaramente, ornato dal violino. Solo allora allo strumento solista viene concesso un tema tutto suo, «di una bellezza ultraterrena», confida il solista. «Penso che sia il più grande concerto per la sua purezza, struttura e semplicità. Ci sono momenti in cui sei solo tu, la musica e Dio».
Lo potete assaporare bene tenendo presenti queste note del pianista e musicologo Alessandro De Bei, inserite in un CD allegato alla rivista “Amadeus” nel maggio 2018: «Il secondo movimento, Larghetto, è in forma di tema con variazioni: il tema principale è un motivo dolce e sereno che viene subito presentato dagli archi con sordina. Ad esso seguono le prime due variazioni: nella prima, il tema è affidato a corni e clarinetti, mentre il violino solista si produce in dolcissimi ricami melodici nel registro acuto; nella seconda, invece, è esposto dal fagotto. La ripresa del tema principale da parte di tutta l’orchestra in “forte” viene seguita da una breve transizione del solista che porta all’esposizione del secondo tema, anch’esso delicato e raccolto. Una terza variazione del primo tema (violino solista) viene seguita da una breve transizione che porta alla variazione del secondo tema, affidata al solista e sorretta armonicamente da clarinetti e fagotti. Alcuni energici accordi degli archi, con un’incisiva cadenza del violino solista, conducono direttamente, senza soluzione di continuità, al Rondò».
L’ultima volta che abbiamo ascoltato Beethoven è stato lo scorso giugno, nel “Largo” del Terzo Concerto per pianoforte e orchestra, solista Alice Sara Ott, pianista tedesco-giapponese: un Largo che, nelle parole del nostro Maurizio Pollini, è «il cuore del concerto, dove l’Uomo riposa dalle tensioni, dalle fatiche, dalla lotta per imporsi e superare gli ostacoli posti sul cammino dal destino».
Questo del Concerto violinistico è un Larghetto, che si esprime in un dialogo intenso fra lo strumento solista e l’orchestra, che si rimandano un motivo di dolcissima espressività, poggiando su un tappeto sonoro assai poetico, con una timbrica eterea, in filigrana: e anche qui è una creazione che va felicemente in empatia con i nostri stati d’animo più bui, arrecandoci sollievo e serenità diffusa.
Buon ascolto.

Per approfondire l’ascolto

1) Ludwig Van Beethoven
Concerto per violino Op. 61
Anne-Sophie Mutter, violino; Herbert von Karajan, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche sugli store digitali)

2) Beethoven - Mendelssohn
Violin Concertos
Itzhak Perman, violino; Philharmonia Orchestra; Carlo Maria Giulini, direttore; London Symphony Orchestra; André Previn, direttore (Warner Classics, disponibile anche sugli store digitali)

3) Ludwig Van Beethoven
The Piano Concertos
Alfred Brendel, pianoforte; Wiener Philharmoniker; Sir Simon Rattle, direttore (Philips, disponibile anche sugli store digitali)

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