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02/10/2012

Viaggio alla corte dei Tudor (O. Gibbons, Lord of Salisbury Pavan)




Orlando Gibbons
Lord of Salisbury Pavan
Glenn Gould, pianoforte


Trent’anni fa, il 4 ottobre 1982, moriva il pianista canadese Glenn Gould. Se n’era andato per un ictus nel reparto di neurologia dell'ospedale di Toronto, dopo una notte in coma aggrappato a un respiratore. Fu il padre a prendere la decisione di staccare le macchine, quando fu definitivamente chiaro che il figlio si trovava in stato di morte cerebrale. Lo aveva vegliato per la maggior parte del tempo.
Non è questo lo spazio per dilungarsi sulla vita di uno dei musicisti più folgoranti del Novecento, artista vero e visionario ma anche personaggio eccentrico e da alcuni rivali, come il russo Vladimir Horowitz, giudicato “manipolatore” della pagina scritta, con interpretazioni al limite del rispetto per la partitura. Certo Gould è stato non solo pianista e interprete, ma anche compositore, scrittore, saggista, autore di recensioni, di feroci critiche nei confronti della musica pop e in particolare dei Beatles, di programmi radiofonici e televisivi, di autointerviste, appassionato divulgatore per ragazzi, esploratore di tecnologie d’avanguardia nell’incisione discografica. Un’ampia documentazione è disponibile sul web e in libreria, sia dal punto di vista biografico sia musicale. E per chi fosse interessato a ulteriori approfondimenti segnaliamo il radiodramma in 10 puntate scritto e diretto da Carlo Rafele, “Glenn Gould: il corpo del pianoforte”, in onda dal 24 settembre 2012 sulla Rete Due della Radio Svizzera, che si concluderà il 5 ottobre, dal lunedì al venerdì alle 13.30, anche sul sito Internet dell'emittente.
Quello che più interessa qui, nelle nostre strategie per stare meglio, è la musica suonata dal Gould interprete, che per le sue caratteristiche di artista magmatico e cerebrale, di esteta del suono e dell’arte, è capace come pochi altri – se passa nel cuore e nella mente a livello di emozioni percepite – di far cantare l’ascoltatore allo stesso modo in cui lui stesso “canta” il suo Bach accompagnando la linea delle voci sul pentagramma. Non solo: la sua arte, soprattutto la chiarezza del contrappunto sulla tastiera, sembra liberare una sorta di frenesia vitale, di tensione benefica, di energia avvolgente, proprio come è “circolare” il modo di suonare di Gould, che seduto al pianoforte accompagnava spesso l’armonia facendo ruotare il bacino, quasi a comunicare in modo plastico che l’essenza ultima della musica non è mai una linea retta, ma un fraseggio il più possibile rotondo, un “legato” infinito, un abbraccio.
Per incontrare Gould su questa strada basta allora partire proprio da Toronto, la città dov’era nato nel 1932 e dove si era ritirato alla fine degli anni Sessanta dopo oltre dodici anni su e giù da Manhattan per le registrazioni negli studi della CBS Masterworks. Era voluto tornare nella sua città per proseguire le incisioni all’Eaton Auditorium di Toronto, dove aveva iniziato a suonare da bambino, e dove con un’équipe di fidati tecnici, capaci di lavorare sino a tarda notte, realizzò alcune delle più memorabili incisioni per pianoforte del XX secolo. Quell’Auditorium, diventato una sorta di laboratorio creativo per le scelte interpretative, piattaforma tecnologica per le innovazioni nella presa di suono, si trasformò nella scenario ideale in cui il pianista canadese registrò un’incredibile quantità di Bach, poi di Grieg, Sibelius, Beethoven, Haydn, Skrjabin.
E’ in questo studio plasmato con un’acustica calda e confortevole che – come ha scritto il musicologo Carlo Rafele – Glenn Gould matura come «artista che si fa critico della cultura, che affronta il suono da una nuova prospettiva analitica, rende la musica classica infinito legame con le pulsazioni sonore del presente, fa di Bach un nostro contemporaneo, spogliando Beethoven o Mozart di ogni insopportabile retorica, restituendo Brahms e Wagner alla vertigine metafisica, privilegiando compositori meno conosciuti come Ernst Krenek, Hindemith, Byrd e Gibbons».
Già, Orlando Gibbons, in assoluto il preferito dal pianista canadese, come lui stesso ammise nel 1974, addirittura più di Bach, più di Schönberg. Il Gibbons autore tardo elisabettiano, pieno periodo Tudor, di cui lo stesso Gould ha scritto: «Non conosco un altro compositore che rappresenti meglio la fine di un’epoca. Non si riesce mai a superare del tutto l’impressione di una musica di suprema bellezza, ma priva del mezzo espressivo ideale». E’ partendo da questa affermazione che vorremmo concentrarci per la nuova proposta d’ascolto dedicata a Glenn Gould, dopo l’incontro che abbiamo già fatto nel 2010 con le Variazioni Goldberg, il suo capolavoro interpretativo. Il Gould che suona Gibbons è una vetta armonica e contrappuntistica, e nella sottolineatura di un Gibbons privo del mezzo di espressione ideale c’è tutto il discorso sull’uso pianistico di musiche scritte nel Cinquecento per il virginale, strumento a tastiera e a corde pizzicate, popolare nell’Inghilterra di Elisabetta I. Già con Bach, a seguito del planetario successo delle Variazioni Goldberg incise nel 1955 a New York, Gould aveva suscitato la reazione (forse l'invidia?) di puristi clavicembalistici come Gustav Leonhardt, che gli rimproveravano l’inconsistenza stilistica, se non il sacrilegio, per l’esecuzione di queste musiche al pianoforte moderno.
In realtà, come scrive il critico Harold Schonberg, le registrazioni di Bach eseguite da Gould «costringono i professionisti, gli appassionati e i critici a riconsiderare la musica, gettando via tutte le opinioni preconcette. Nelle sue incisioni l’artista canadese fece sì che le note suonassero proprio in modo diverso, nel tempo, nella frase, nella dinamica, nella concezione. Elementi della partitura ai quali nessuno aveva prestato attenzione, balzano improvvisamente in grande rilievo».
Non vale soltanto per Bach, ma per tutta la musica barocca e rinascimentale che lui ha suonato con l’inseparabile Steinway CD 318, il pianoforte sul quale ha eseguito buona parte delle più celebri incisioni. E ovviamente anche per Orlando Gibbons, in particolare per questa Lord of Salisbury Pavan & Galliard, di cui qui vi proponiamo la Pavana. Scrive la biografa Katke Hafner: «Quando Gould suonò Gibbons sul CD 318 si creò la perfetta corrispondenza tra pianista, compositore, accordatore e strumento, come se tutte le strade fossero confluite in quell’unico, completo, momento musicale».
Ciò che ascoltate qui è proprio questo. Non è un virginale, ma lo diventa con un miracolo di trasposizione timbrica sotto le dita di Gould. E grazie al suo “tocco” e al modo in cui fu accordato e intonato il suo CD 318, abbiamo un’idea perfetta di come dovesse suonare una spinetta nel ‘500, forse più che con uno strumento antico suonato da un filologo. Abbiamo una fotografia nitida che racconta l’atmosfera elisabettiana, la vita, i ritmi, le giornate, il gusto del tempo. Vi consigliamo di fare questo ascolto scorrendo, per esempio, i dipinti di un pittore come Hans Holbein il Giovane, attivo alla corte di Enrico VIII, tra mercanti dell’epoca Tudor, nobili di corte, gioielli, liuti, abiti inamidati, scene di caccia e falchi incappucciati. E’ una musica che non ha dimensioni spirituali, non ha tensioni romantiche, né impulsi rivoluzionari, né coloriture impressionistiche. E’ un viaggio in un’altra epoca. E un viaggio è sempre partire e dimenticare i nostri giorni, un viaggiare nel tempo, lontano da sé e dal proprio dolore.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) William Byrd, Orlando Gibbons, Jan Sweelink
The Glenn Gould Edition
Glenn Gould, pianoforte (Sony Classical, disponibile anche su iTunes)

2) Johann Sebastian Bach
Two and Three part Inventions and Sinfonias
The Glenn Gould Edition
Glenn Gould, pianoforte (Sony BMG, disponibile anche su iTunes)

3) Orlando Gibbons
Royal Fantasies of III Parts
Jordi Savall (Astrée Digital Edition, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Interpretazione musicale - Morte - Musica - Strumenti musicali

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