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26/08/2014

Uno spazio per la meditazione e il distacco dal mondo (Johann Sebastian Bach, Suite per violoncello solo No. 5 BWV 1011)




Johann Sebastian Bach
Suite per violoncello solo No. 5 BWV 1011
Anner Bylsma, violoncello


Un recente evento musicale andato in scena all’Eremo di Santa Caterina di Leggiuno, in provincia di Varese – un monastero costruito sulla roccia a strapiombo sul lago Maggiore, luogo di rara bellezza e spiritualità – ci suggerisce di tornare questa settimana allo splendore del Bach strumentale, all’austera dimensione meditativa e contemplativa che abbiamo conosciuto con la Partita No. 2 per violino, per ascoltare un altro capolavoro, le Suite per violoncello solo BWV 1007-1012. Abbiamo parlato di evento perché tale è stato il doppio concerto, suddiviso in due sere, di Enrico Dindo per lo “Stresa Festival 2014”: l’esecuzione integrale di queste sei Suite che, nonostante il timbro brunito del violoncello e la presenza sul palcoscenico di un solo strumento, incantano per la luminosità, per i passaggi di agilità, il ritmo di danza, le invenzioni melodiche, l’altalena continua di sfumature. Tutte impressioni ed emozioni che, anche se all’inizio disorientano per solitudine strumentale di un solo violoncello che suona senza alcun accompagnamento, alla lunga sono capaci di riempirvi di musica, di colmare i vostri sensi, di donare pace e benessere interiore.
L’esecuzione integrale di un’opera è sempre un evento anche perché obbliga l’artista a un intenso impegno e cimento – musicale, spirituale, intellettuale e fisico – e richiede al pubblico la stessa concentrazione e disposizione d’animo: non si tratta infatti di un concerto antologico, che presenta più sensibilità musicali e una varietà di stili, ma di un andare in profondità, uno scavare nell’anima di uno stesso musicista e di una sola opera. Soprattutto nel caso un compositore come Johann Sebastian Bach, che in un periodo specifico della propria vita, quello alla corte del principe Leopold di Kothen, negli anni compresi tra il 1717 e il 1723, ha saputo raggiungere la vetta della musica strumentale con i suoi più grandi capolavori: i Concerti Brandeburghesi, parte del Clavicembalo ben temperato, le Suite Inglesi e Francesi, le creazioni per violino solo. E queste sei Suite per violoncello che, come ha ricordato lo stesso Enrico Dindo durante il concerto, sono il vertice di questo vertice.
Come dicevamo, Dindo ha suonato queste musiche nella chiesa dell’Eremo di Leggiuno: lo consigliamo ovviamente tra le proposte discografiche. Tuttavia, non abbiamo qui la possibilità di scegliere come testimonianza video una sua esecuzione, perché su YouTube esiste un solo documento, dal titolo “Dindo plays Bach”, con la Sarabanda dalla prima Suite BWV 1007, una ripresa del 2006 fatta nella grotta di San Girolamo a Betlemme, in occasione di un concerto per la pace: clip multimediale protetto da copyright che non si può riproporre su una piattaforma pubblica, ma soltanto in forma strettamente privata, e che tuttavia trovate voi stessi cliccando qui, dove potete apprezzare la qualità del suono violoncellistico, la maturità, la profondità di pensiero e la chiarezza delle voci raggiunte da questo artista torinese, che, ricordiamo, ha fatto un percorso inverso a tanti artisti della sua levatura: all’inizio si è affermato come professore d’orchestra, primo violoncello alla Scala ai tempi di Riccardo Muti, e poi è diventato un solista che tutto il mondo ci invidia grazie alla storica vittoria di quattordici anni fa al Concorso “Rostropovich” di Parigi.
Vi proponiamo allora la quinta Suite, BWV 1011, nell’interpretazione di un altro maestro, l’olandese Anner Bylsma, che insieme con Frans Bruggen (scomparso pochi giorni fa ad Amsterdam) e Gustav Leonhardt ha formato uno degli ensemble più straordinari del repertorio antico, barocco e bachiano. Anche Bylsma ha registrato questa Suite in una chiesa, la St. Bartholomaus Kirke di Dornheim, in Turingia (Germania): è un’interpretazione molto vicina a quella di Enrico Dindo, per l’estetica e gli abbellimenti tipici della prassi esecutiva dell’epoca, e per l’assoluta assenza di “rubati” o altre concessioni romantiche al discorso violoncellistico. Anche la No. 5, come tutto il corpus delle Suite (opera della quale non si ha una datazione precisa, e della quale non ci è mai giunto il manoscritto autografo, ma soltanto copie redatte dalla moglie del compositore, Anna Magdalena), è un capolavoro di ricamo strumentale in cui, come scrive la musicologa Anna Cepollaro, «l’inventiva poetica incontra la costruzione logica», con una simmetria che da geometrica diventa arte in grado di incidere nell’animo, lasciandoci a tratti senza respiro e profondamente “toccati” per la bellezza dell’invenzione e del pensiero.
Le sei Suite sono costituite da una successione regolare di quattro danze francesi, stilizzate da Bach per il timbro solistico del violoncello – allemande, courante, sarabande, gigue – tutte precedute da un prélude e abbinate a due danze diverse ogni due composizioni: due menuet per le Suite 1 e 2, due bourrée per Suite 3 e 4, e due gavotte per le Suite 5 e 6. Un “esprit de géometrie”, come si era diffuso ai primi del Settecento, dove l’impianto formale risponde al più severo razionalismo, ma dove l’invenzione fluisce libera e ispirata a una raffinata eleganza e a una “tendresse” tipicamente francesi. Tenerezza che ritorna prepotente all’ascoltatore in termini di grazia, d’infinite e sempre nuove sorprese musicali, di spazio per la meditazione personale e di “vuoto” lenitivo dalle cose del mondo. Il giusto modo di approcciarsi a queste Suite è quello di immaginare delle danze, perché tali sono, anche se Bach è intervenuto stilizzandole per il canto solistico del violoncello, cioè sublimandole da musiche per il divertimento dell’aristocrazia a pagine di una bellezza eterea e senza tempo.
Il punto di massima concentrazione di queste Suite è rappresentato dalle Sarabande, senza dubbio i momenti più meditativi. In questo senso, più di tutte le altre, la Sarabanda della Suite No. 5 è una delle vette strumentali raggiunte da Bach: un soliloquio, una preghiera, una scultura di silenzio in musica, uno spazio di raccoglimento interiore, una confessione intima, il semplice fluire del respiro, la presenza a se stessi, un attimo di illuminazione e di abbandono, il senso della vita senza i suoi pesi e le sue ombre. O forse tutte queste cose insieme.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Johann Sebastian Bach
Sei Suite per violoncello
Enrico Dindo, violoncello (Decca, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

2) Johann Sebastian Bach
Suite for violoncello solo
Anner Bylsma, violoncello (Sony Classical, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

3) Johann Sebastian Bach
Sonatas and Partitas
Nathan Milstein, violino (Emi Classics, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

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Parole chiave:
Consolazione - Melodia - Musica antica - Strumenti musicali

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