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27/12/2011

Una serenità intatta dopo due secoli (Wolfgang Amadeus Mozart, dal Concerto per pianoforte n. 27 KV 595)




Wolfgang Amadeus Mozart
Allegro, dal Concerto per pianoforte n. 27 KV 595
Maria Tipo, pianoforte; Symphony Orchester WDR, Hans Vonk, direttore d’orchestra


A Vienna, il 5 gennaio 1791, circa due anni prima di morire, Wolfgang Amadeus Mozart Mozart terminò di scrivere il Concerto per pianoforte e orchestra KV 595, l’ultima delle sue 24 composizioni per questo organico, già abbozzato parecchio tempo prima (nel 1788), accantonato forse per comporre musica più “profonda”, e finalmente rispolverato e concluso. Se la firma sulla partitura ha la data del 5 gennaio, è quindi verosimile che il genio di Salisburgo abbia passato gli ultimi giorni delle Feste, tra Natale e Capodanno, a lavorare in modo febbrile a questo capolavoro di cesello orchestrale e deliziosa cantabilità. Dunque, ascoltando il Concerto per pianoforte n. 27 in questi giorni, possiamo forse immaginare Mozart, nella sua casa viennese, chino sul pentagramma proprio nelle ore successive al Natale del 1790, esattamente 221 anni fa.
Lo facciamo in compagnia della pianista italiana Maria Tipo per due ragioni: primo, perché è una delle migliori interpreti viventi di questi concerti; secondo, perché è una donna, e più di altri pianisti uomini, con grazia ma anche con tempra d’acciaio, con umiltà e insieme tenacia, suona divinamente questi Concerti, con delizia interpretativa soprattutto nei trilli, in particolare il KV 595, che inizia sì con un tema cantabile ma si arricchisce via via d’inattese modulazioni (cioè cambi di tonalità) e di atmosfere liriche che richiedono piglio e decisione sulla tastiera. Insomma, ancora una volta una donna esce dalla sfida strumentale di Mozart con più slancio vitale, dunque con più forza ristoratrice anche per noi che ascoltiamo.
Il primo movimento, Allegro – lo avvertiamo al primo attacco dei contrabbassi e dei violoncelli, seguiti a breve distanza da viole e violini, e subito dopo dai corni – ha una natura melodica subito generosa, con temi che s’intrecciano e si rincorrono con la solita meravigliosa luminosità mozartiana. L’ultimo dei Concerti per pianoforte ha atmosfere galanti, d’immediata orecchiabilità, ma a tratti introduce snodi armonici più severi; esprime leggerezza e insieme porta con sé una complessità espressiva. Durante gli interventi solistici, l’accompagnamento orchestrale interviene con discrezione, lasciando protagonista il pianoforte. E in fondo è proprio qui la lezione storica e strumentale di queste pagine. Mozart, infatti, contribuì a diffondere un nuovo ruolo per il pianoforte (meglio, per il fortepiano) come strumento solista: il vecchio clavicembalo aveva soprattutto un ruolo concertante, mancava di individualità. Amadeus gli diede personalità, “coraggio”, autonomia, palcoscenico.
E non era la prima volta che Mozart si dedicava ai Concerti per pianoforte nel periodo natalizio. Soltanto cinque anni prima, il 16 dicembre 1785, aveva terminato di comporre il KV 482, che fu eseguito al Burgtheater, sempre nella capitale austriaca, due giorni prima di Natale, il 23 dicembre. Successo strepitoso. Tanto che il pubblico invocò a più riprese, anche nei giorni successivi, la replica dell’Andante, raro gioiello di perfezione formale e d’inventiva melodica (ecco il link per ascoltarlo in un eccezionale documento storico, l’incisione a Milano di Vladimir Horowitz con Carlo Maria Giulini: http://youtu.be/9LqdfjZYEVE).
A proposito di questi Concerti, scrive Bernard Paumgartner nella sua biografia: «Concerti stupendi, vari per agogica, linguaggio espressivo e livello tecnico. Pur senza scostarsi dalla antica struttura formale in tre tempi, essi sostanzialmente evolvono i precedenti saggi del genere. Da questo momento il Concerto per pianoforte prenderà il posto predominante nella produzione del Maestro. Uno degli obiettivi principali, quello di “conseguire l’effetto” (non si dimentichi che Mozart li scriveva per eseguirli personalmente in pubblico), risulta ingentilito dalla profondità e dalla nobiltà dell’invenzione e portato con sublime maestria al di sopra di ogni contingenza di tempo e di moda…».
Quello dei Concerti per pianoforte è del resto un periodo felice per Mozart, particolarmente fortunato, anche finanziariamente, nella vita viennese del musicista di Salisburgo. Queste pagine – che non hanno certo la profondità del Don Giovanni, oppure degli ultimi Quartetti, o del Concerto per clarinetto – erano invece assai apprezzate dai suoi contemporanei, composte di getto, con spontanea freschezza, forse “facili” per lo spessore della sua fantasia creativa, volutamente eseguite in pubblico, negli spazi aperti di Vienna, con Mozart stesso alla direzione, seduto al fortepiano, in un’acclamazione generale ed entusiastica delle sue abilità. Erano concerti di successo, insomma. Piacevano. E Mozart ci guadagnava dei bei soldi, gli impresari lo pagavano bene.
Le lettere di quegli anni confermano il “momento d’oro”, raccontano di uno stato d’animo euforico, di una felicità diffusa del Mozart compositore, che vive della sua professione all’onor del mondo: «Come potete immaginare – scrive Mozart al padre – devo necessariamente suonare, e quindi scrivere cose nuove. L’intera mattinata la dedico agli allievi e quasi tutte le sere ho da suonare». E in un’altra lettera a Leopold afferma: «Eccovi l’elenco di tutti i miei abbonati. Io da solo ne ho trenta di più che Richter e Fischer insieme. Il primo concerto è andato benissimo. La sala era piena zeppa e il nuovo concerto da me eseguito è piaciuto straordinariamente. Ovunque si sente lodare questa accademia...».
Dev’essere accaduto così anche per Concerto KV 595. Il quale, da ultimo della serie, ha una particolarità: l’esecuzione avvenne nei locali (forse una taverna) di un certo Jahn, proprio durante una di queste accademie. Ed ecco una “pubblicità” di quella serata: «II signor Bähr, compositore di corte presso sua maestà l’imperatore di Russia, venerdì prossimo 4 marzo avrà l’onore di esibirsi più volte al clarinetto nei locali del signor Jahn, in una grande accademia musicale. Nel corso della stessa serata canterà la signora Lange e il maestro di cappella Mozart suonerà un concerto sul fortepiano».
La disponibilità di un’orchestra ridotta, probabilmente per via del limitato spazio dei locali nell’osteria viennese, la necessità di calibrare i tempi in base alle esigenze degli altri solisti, furono aspetti che, secondo i musicologi, indussero Mozart a scrivere un Concerto più contenuto per lunghezza ed organico rispetto alle precedenti 24 composizioni per pianoforte e orchestra. Il n. 27 è infatti un ibrido tra un Concerto vero e proprio e una creazione cameristica: ha la brillante fluidità strumentale del Concerto, come pure l’intimità e la raffinatezza di alcune pagine per organico più intimo e raccolto. Lo percepirete, se lo desiderate, proseguendo con il Larghetto.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Wolfgang Amadeus Mozart
Piano Concertos No. 14, 17, 21
Joao Pires, pianoforte; The Chamber Orchestra of Europe; Claudio Abbado, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

2) Wolfgang Amadeus Mozart
The Great Piano Concertos - No. 19, 20, 21, 23, 24
Alfred Brendel, pianoforte; Academy of St Martin in the Fields; Sir Neville Marriner (Decca, disponibile anche su iTunes)

3) Wolfgang Amadeus Mozart
Piano Concertos No. 19 & 27 - Registrazione storica
Clara Haskil, pianoforte; Bavarian State Opera Orchestra; Ferenc Fricsay, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Forme musicali - Interpretazione musicale - Melodia - Musica - Serenità

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