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29/07/2014

Una musica incorporea e ineffabile che passa su di noi (Franz Schubert, Sinfonia No. 8 D. 759 "Incompiuta")




Franz Schubert
Sinfonia No. 8 D. 759 “Incompiuta”
Allegro moderato - Andante con moto
Bavarian Radio Symphony Orchestra; Lorin Maazel, direttore


Avrete forse fatto esperienza direttamente, o attraverso figli e nipoti, delle classiche risposte di circostanza a una domanda di lavoro: «La ringraziamo per l’interesse, ma il suo curriculum non risponde alle nostre richieste. Saremo lieti di ricontattarla se cambieranno le condizioni». E magari pensate sia tipico di questi tempi di crisi economica che non sembra arrestarsi. E invece è una prassi di antica data. O almeno così sembra avere sperimentato uno dei più grandi geni dell’umanità, Franz Schubert, che ad ogni pagina sinfonica, cameristica o liederistica riesce a donarci quella pace interiore capace di superare le asprezze della vita, chissà, forse proprio perché nata da un’esistenza di dolore e delusioni. Eccone un esempio tratto dal carteggio del compositore austriaco con la storica casa editrice tedesca Breitkopf & Härtel:

Vienna, 12 agosto 1826
Egregi Signori, nella speranza che il mio nome non vi sia completamente sconosciuto, vi scrivo con la massima umiltà per chiedervi se siete disposti ad accettare, a condizioni ragionevoli, alcune delle mie composizioni, dato che sono molto desideroso di farmi conoscere in Germania a quanti più è possibile. Potete scegliere tra quanto segue: Lieder con accompagnamento di pianoforte, Quartetti per archi, Sonate per pianoforte, Pezzi a 4 mani, eccetera. Ho scritto anche un Ottetto. Io considererei in ogni caso un onore particolare l’essere in rapporto con una casa artistica così antica e famosa…
Franz Schubert

La risposta, compatibilmente con i mezzi dell’epoca, non tardò ad arrivare, e per Schubert fu un colpo al cuore:

Lipsia, 7 settembre 1826
Caro Signore, la ringraziamo per averci inviato i suoi lavori, e le assicuriamo che saremo davvero lieti di poter stabilire con lei un rapporto editoriale. Tuttavia, non avendo ancora avuto notizia del successo commerciale delle sue composizioni, e non potendo per questo stabilire un compenso adeguato, le proponiamo la pubblicazione a titolo gratuito di un paio di pezzi per pianoforte solo e a 4 mani. Siamo certi che troverà conveniente la nostra proposta, soprattutto in vista di un’eventuale collaborazione continuativa e remunerata. Con la più profonda stima,
Breitkopf & Härtel

Già l’attacco della risposta, “Caro Signore”, letto oggi è sconcertante. Ma nel video tratto da YouTube che vi proponiamo questa settimana (che intende essere anche un omaggio a Lorin Maazel, il direttore e violinista franco-americano recentemente morto a 84 anni) potete rendervi conto di che cosa potesse esserci in quel “eccetera” lasciato da Schubert con distacco e indifferenza, forse anche malinconia, nella sua lettera.
Già quattro anni prima di questo carteggio con l’editore tedesco, nel 1822, Schubert aveva scritto la sua ottava Sinfonia, uno dei capolavori dell’arte orchestrale, diventata celebre con la definizione di “Incompiuta”, perché restano solo i primi due movimenti e 128 battute del terzo. Pagine delle quali – provate solo a immaginare la sofferenza dello stesso Schubert che cercava di vivere di musica e visse malissimo – nessuno dei contemporanei riuscì neppure a sfiorare la grandezza. L’editore sembra quasi infierire: «... non avendo ancora avuto notizia del successo commerciale delle sue composizioni…». Il musicista, infatti, non vide mai pubblicati moltissimi dei suoi lavori. In altre parole, Schubert (che certo non aveva l’ego smisurato di un Richard Wagner), morì senza sapere d’essere diventato “Schubert”.
E morì molto malato, non ancora trentaduenne, dopo avere contratto a 26 anni la sifilide, una malattia trasmessa sessualmente che lo costrinse a un lungo ricovero al quale seguì il decesso, dopo una convalescenza e un apparente miglioramento. Alcuni biografi sostengono che Schubert avesse incontri frequenti con prostitute e che ciò sia stato all’origine della sua malattia, oppure incontri sessuali promiscui non sempre ortodossi. Tutto questo, malattia e isolamento, sembra un dettaglio biografico, e invece per sei lunghi anni prima della morte incise molto sulla sua musica, che a mano a mano diventò più drammatica, disperata, tragica, senza speranza. E che lo stesso compositore fosse consapevole delle sue condizioni è testimoniato da una lettera all’amico Leopold Kupelweiesser: «Quando vado a dormire spero di non svegliarmi più, e ogni mattina mi parla di nuovo del dolore di ieri. Così, senza gioia, trascorro le mie giornate».
Era per Schubert un periodo di frenetica ricerca di nuove soluzioni nel campo della forma sonata, anche come reazione all’insoddisfazione per gli scarsi risultati raggiunti, per la frustrazione di non essere compreso e riconosciuto come compositore al pari di Beethoven. Come scrive infatti Sergio Sablich. «In questo viaggio verso orizzonti sconosciuti, Schubert ha un solo compagno di strada: Beethoven». «Chi potrà fare qualcosa di più, dopo Beethoven?», si chiedeva lo stesso Schubert. Indubbiamente la Sinfonia in si minore è un tentativo – ampiamente riuscito nonostante l’incompiutezza formale – di dare una risposta, grazia alla capacità di Schubert di esaltare la melodia, i colori, il fascino strumentale dei timbri.
Già nella Sinfonia No. 4, soprattutto con il quarto e ultimo movimento, l’Allegro, avevamo apprezzato l’inesauribile talento lirico dell’autore, capace di giocare con i suoi stessi temi. Ma ascoltando con attenzione, e cercando di cogliere le differenze di linguaggio armonico, la Sinfonia No. 8 va molto oltre: non tanto per lo stile, sempre riconoscibile (quando il critico musicale ceco Eduard Hanslick la ascoltò per la prima volta – molti anni dopo la morte dell’autore – non esitò a riconoscerne la firma: «Schubert! È proprio Schubert!»), quanto per la ricchezza e la profondità cerebrale della scrittura, e soprattutto per l’ampiezza della tavolozza orchestrale, grazie alle sperimentazioni nella musica da camera. Ricordiamo ancora una volta, infatti, che quelli erano tempi in cui il sinfonismo per un compositore era l’arte nobile, mentre la cameristica era un “laboratorio”, spesso tra le mura di casa con gli amici, nel quale provare nuove avventure compositive e differenti linguaggi.
Franz Schubert non ascoltò mai la sua “Incompiuta” eseguita da un’orchestra. La donò alla Società degli Amici della Musica della città di Graz, che non la fecero mai eseguire, né prima né dopo la morte del compositore. Solo 43 anni dopo, il 1° maggio 1865, il direttore d’orchestra Herbeck di Vienna la scoprì per caso e la fece eseguire immediatamente.
Perché Schubert lasciò incompiuta questa Sinfonia? Perché dopo i due primi movimenti, di una bellezza commovente – il primo per l’afflato lirico e il secondo per la concentrazione di malinconia che racchiude – composti nell’ottobre 1822, dopo aver aggiunte due pagine orchestrate dello “Scherzo” e lasciato altro materiale allo stato di abbozzo, il compositore si fermò, accantonò il lavoro e non lo riprese più, fino alla sua morte? Alcuni musicologi pensano che Schubert non abbia completato la Sinfonia soltanto per motivi pratici, potremmo dire di delusione esistenziale, non vedendo alcuna concreta possibilità che venisse eseguita. Ma secondo altri questa tesi è inverosimile, perché la difficoltà d’essere accettato ed eseguito non gli impedì di portate a termine altri capolavori immensi.
Sia come sia, i due movimenti che ha lasciato sono commoventi. Violoncelli e contrabbassi in “pianissimo” aprono l’Allegro moderato: segue il vero e proprio primo tema, una struggente melodia esposta da oboe e clarinetto, e la delicatezza del secondo tema, un Ländler, cioè una danza popolare tipica dell’Austria, introdotto da clarinetti e viole e intonato dai violoncelli. Il motivo introduttivo diventa protagonista dello sviluppo, con improvvisi squarci di lirismo melodico che certo lasciano intendere un forte disagio interiore. L’Andante con moto, quasi cameristico nella concezione, accentua il pessimismo del primo movimento: aperto dal suono del corno e del fagotto, si effonde in un primo tema sostenuto dai violini. Il secondo tema è un sublime dialogo tra oboe e clarinetto che si stagliano sulla trama degli archi. Dopo varie riprese e modifiche, la Sinfonia si conclude ripetendo ancora il tema iniziale, in una armonizzazione ancora più struggente affidata ai fiati.
«Vi saranno opere orchestrali più potenti, più grandi, forse», scrive la scrittrice, librettista e divulgatrice musicale Mary Tibaldi Chiesa, «ma nessuna potrà uguagliare l’incanto divino e la grazia celeste dell’Incompiuta di Schubert. E’ come la Pietà Rondanini di Michelangelo, capolavori, anche se incompiuti. Essa è una gemma impareggiabile e la sua bellezza è perfetta. In questa pagina sinfonica, scolpita da due grandi movimenti, si raggiunge il massimo del romanticismo sinfonico... All’inizio piangono il clarinetto (minuto 0:24) e l’oboe (minuto 9:46), e la musica si sparge nel cuore malinconica, con un senso di pena, un’ombra dolorosa, un’infinita tristezza, finché i contrabbassi e i corni ci riportano la quiete nel cuore... La musica incorporea e ineffabile passa su di noi, e vola come la visione di un coro di figure del Beato Angelico nella loro serafica abitudine, nel loro immortale candore. Schubert ci guida nel regno dell’innocenza primordiale, in un mondo di sogno fuor d’ogni spazio e d’ogni tempo, lontano da ogni miseria, da ogni bassezza...».
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Franz Schubert
Symphony No. 8 “Unfinished” & Symphony No. 9 “The Great”
Berliner Philharmoniker; Herbert Von Karajan, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

2) Franz Schubert
8 Symphonies
Berliner Philharmoniker; Karl Böhm, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

3) Ludwig Van Beethoven, Sinfonia No. 6 “Pastorale”; Franz Schubert, Sinfonia No. 4 “Tragica”
Los Angeles Philharmonic; Chicago Symphony Orchestra; Carlo Maria Giulini, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

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Parole chiave:
Malattia - Malinconia - Musica - Sifilide - Strumenti musicali

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