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06/04/2010

Una musica fra le stelle (Johann Sebastian Bach, Variazioni Goldberg 1-7)




Johann Sebastian Bach
Variazioni Goldberg (Variazioni 1-7)
Glenn Gould, pianoforte


Musica e salute: quando la bellezza lenisce il dolore

«Lo scopo dell’arte non è la somministrazione d’una momentanea iniezione di adrenalina. Piuttosto la graduale, paziente e duratura costruzione di uno stato interiore di meraviglia e serenità». In fondo è la ragione per la quale questa volta, tra migliaia di video disponibili, abbiamo scelto il documento che state per vedere. La citazione è del pianista Glenn Gould, autore (forse inimitabile) di questa interpretazione delle Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach, uno dei pochi dischi della cosiddetta musica “classica” passato letteralmente alla storia, famoso non meno di album leggendari come A kind of blue di Miles Davis, o Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band dei Beatles.
Nell’introdurre questa rubrica, lo scorso 9 marzo, avevamo sottolineato che la musica è capace di toccarci nel profondo del cuore, scatenando emozioni intense. E poiché le emozioni possono influenzare non solo il nostro stato di benessere soggettivo, ma anche la nostra capacità di risposta biologica alla malattia, attraverso i rapporti biochimici che intercorrono fra i sistemi nervoso, endocrino e immunitario, la musica può dunque agire come potente cofattore di cura.
Ogni singolo dettaglio del filmato conferma con forza questa tesi: la purezza della melodia, il nitore del contrappunto, la maestria inarrivabile dell’interpretazione, l’armonia quasi pittorica del gesto esecutivo danno vita a un’esperienza di bellezza assoluta, in cui nulla ci può lasciare indifferenti e tutto può concorrere a lenire – fosse anche solo per qualche istante – la sofferenza che spesso sfigura i nostri giorni.

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Ci perdonerete se torniamo a Bach dopo così breve tempo, avendo altri grandi compositori degni di ascolto e di approfondimento. Ma è per offrirvi questa esperienza sonora, intensa e fortemente “terapeutica”, in un momento in cui il Bach pianistico è di gran moda, visto il successo mediatico, radiofonico e discografico di alcuni artisti delle nuove generazioni, come l’iraniano Ramin Bahrami, o Angela Hewitt, canadese come Glenn Gould, considerati oggi (frettolosamente?) specialisti di Bach.
La composizione che proponiamo al vostro ascolto è semplicemente (mai aggettivo è stato più qualificativo) immortale. Si tratta delle Variazioni Goldberg, pubblicata probabilmente nel 1742, lavoro originale per clavicembalo in cui Bach elevò ad arte uno dei generi caratteristici della musica barocca, il tema con variazioni. La struttura del brano è semplice: un’Aria iniziale, 30 Variazioni e un Aria da capo. Si chiamano “Goldberg” perché furono dedicate da Bach al suo allievo Johann Gottlieb Theophilus Goldberg, compositore, clavicembalista e organista tedesco.
Non è la storia che qui ci interessa. Ma il fatto che questo pianista canadese, Glenn Gould, morto a 50 anni, nel 1982 per un ictus, artista geniale, eccentrico, rivoluzionario, fuori dagli schemi, seduto al pianoforte come nessuna allievo di conservatorio potrebbe permettersi, che odiava Mozart e Chopin pur suonandoli divinamente, è stato, e probabilmente è ancora, il più grande interprete di Bach, quello che più si è avvicinato al respiro profondo del Kantor. A tratti anche dissacrante, rispetto alle interpretazioni più misurate di altri giganti della tastiera, ma capace di suscitare anche oggi ammirazione e dibattiti. Altri artisti, più filologicamente sensibili agli strumenti d’epoca e alle prassi esecutive del Settecento, sono da considerare raffinati studiosi bachiani, primo fra tutti l’olandese Gustav Leonhardt, fiero difensore delle partiture al clavicembalo. Ma il soffio al cuore che ci regala Gould – pur nella “scorrettezza” storica di non sapere se Bach avrebbe apprezzato le sue pagine eseguite al pianoforte, quando il piano all’epoca ancora non c’era (gli storici pensano di sì, vista la propensione di Bach a trascrivere la sua stessa musica per vari strumenti) – è un’emozione sonora capace di sconvolgere e di lenire tanta sofferenza.
Provate ad ascoltare, per quanto non sia semplice se vi avvicinate a questa musica per la prima volta, la straordinaria precisione con cui Gould interpreta la partitura delle Goldberg. In questo video il pianista canadese suona l’Aria iniziale e le prime sei Variazioni. Osservatelo al pianoforte: più che soffermarvi sulla mano destra, seguite il “disegno” della mano sinistra, la trama sulla tastiera, ascoltate la chiarezza e la limpidezza che ci restituiscono tutte le “voci” dell’architettura musicale. E ascoltatelo mentre canta (sulle proprie incisioni di Bach addirittura ballava) per accompagnare la tessitura bachiana. Una caratteristica che, tra l’altro, aiuta a decifrare l’intreccio delle “voci” fissate sul pentagramma.
Ma che cos’è che rende mitica questa registrazione e, in generale, le Variazioni Goldberg suonate da Glenn Gould? Il fatto che le abbia studiate tutta la vita. Le ha incise per la prima volta a New York nel 1955, con un disco che l’ha reso celebre nel mondo. Poi le ha incise nuovamente nel 1981, dopo 25 anni. Trovate entrambe le versioni in qualsiasi negozio di dischi specializzato, oppure in versione digitale su iTunes. Sono profondamente diverse, agli antipodi: come nell’Aria iniziale, con una scelta di tempo al metronomo molto più lenta nella versione del 1981 rispetto a quella abbagliante del 1955, quando Gould aveva 23 anni. Ed è questa la meraviglia della musica, che dev’essere interpretata, necessita dell’intermediazione di un artista per arrivare al pubblico: e qui lo stesso musicista si rimette in discussione con umiltà, si misura una volta di più con l’irraggiungibile perfezione bachiana, sconvolgendo se stesso, prima di tutti noi.
Glenn Gould è sepolto nel cimitero di Toronto. Appena sotto le date di nascita e morte, c’è il rigo musicale con la chiave di Sol e le note iniziali delle Variazioni Goldberg. Lui è lì, ma non è lì. È in qualsiasi casa dove ci sia un lettore e un Cd delle sue “Variazioni”, o delle Partite di Bach, o del secondo Concerto di Beethoven, o della Suite di Schoenberg, o delle Ballate di Brahms.
Secondo quanto racconta il giornalista del "Time" Otto Friedrich, nel 1977, mentre Gould era ancora vivo, il Governo degli Stati Uniti inviò due navicelle nello spazio, Voyager I e Voyager II, con l’obiettivo di intercettare qualche forma di vita intelligente. Sulle navicelle è stato caricato un registratore con le istruzioni per farlo funzionare.
Il disco include una dichiarazione dell’ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter e una serie di saluti in varie lingue, da quella dei Sumeri, la più antica conosciuta, all’inglese. Poi vari suoni del pianeta Terra: il respiro delle balene, l’eruzione di un vulcano, l’abbaiare dei cani, il fischio dei treni, gente che ride, che corre, che ama. E, finalmente, il linguaggio intergalattico della musica: ragazze pigmeee dello Zaire, Louis Armstrong che attacca Melanchony Blues, l’aria della Regina della Notte di Wolfgang Amadeus Mozart, un flauto giapponese che accompagna la danza delle gru nei loro nidi, una cantilena nuziale peruviana. E Glenn Gould che suona il Preludio e Fuga in do maggiore dal primo libro del Clavicembalo ben temperato, altro capolavoro di Bach.
I due Voyager hanno superato Plutone e sono usciti dal Sistema Solare nel 1987. Secondo il Jet Propulsion Laboratory in California, tra circa 375.000 anni Voyager I dovrebbe passare a circa 1.5 anni luce dalla costellazione del Toro. E se in qualche stazione spaziale, tra 500.000 anni, un'intelligenza aliena dovesse aprire la navicella, decifrare le istruzioni pittografiche, far funzionare il registratore e ascoltare il primo Preludio del Clavicembalo ben temperato, Dio solo sa che cosa sarà ormai del pianoforte di Glenn Gould. Ma l'intensità della sua interpretazione saprà ancora dire qualcosa di essenziale sulla vita, sul dolore e sulla forza terapeutica della bellezza.

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Per approfondire l'ascolto

1) Glenn Gould, A state of wonder - The complete Goldberg Variations 1955 & 1981 (Sony Music Entertainment)
2) The Essential Glenn Gould (Sony Music Entertainment, disponibile anche su iTunes)
3) Johann Sebastian Bach, Le Suites francesi, Ramin Bahrami (Universal Music Italia, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Bellezza - Interpretazione musicale - Musica - Serenità

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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