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05/11/2013

Una musica che abbraccia il cuore e spazza via l'angoscia (Franz Schubert, Sinfonia No. 4 D. 417)




Franz Schubert
Sinfonia No. 4 D. 417 (“Tragica”)
Adagio molto. Allegro vivace – Andante – Menuetto: Allegro vivace. Trio – Allegro
Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks; Lorin Maazel, direttore


Per definire “tragica” una propria Sinfonia serve personalità, se non disperazione, inquietudine, o travaglio interiore. Perché mettersi davanti a un pentagramma vuoto per comporre una musica che si pensa debba prefigurare o essere testimone di pensieri o avvenimenti tragici? Eppure è ciò che ha fatto il compositore austriaco Franz Schubert, ricavandone una pagina che dalla prima all’ultima nota tiene sulla corda e stupisce per ricchezza di fantasia melodica, genera continue sorprese in termini di sonorità e di ampiezza del tessuto strumentale, e movimento dopo movimento sa essere fresca oppure maestosa per pienezza di suoni. Non c’è un attimo di quest’opera, tra le gemme del repertorio sinfonico d’inizio Ottocento, in cui non sia possibile riconoscere una piacevolezza e una “vicinanza” del discorso sinfonico, il marchio di fabbrica di un musicista che già in vita, con le celebri “schubertiadi”, amava allietare gli amici con la spontaneità e la cantabilità delle proprie invenzioni.
Anche se di propriamente “tragico”, riferito a qualche specifica circostanza drammatica legata alla vita del compositore, storicamente sembra che non ci sia nulla, in questa Sinfonia No. 4. La denominazione di “Tragica”, in tedesco “Die Tragische”, apposto dal musicista sul frontespizio della partitura, secondo i musicologi nasconde con più probabilità l’intenzione estetica di sintonizzarsi con le «tenebrose atmosfere della Quinta Sinfonia di Beethoven, che aveva visto la luce nel 1808 e costituiva un inarrivato modello per ogni contemporaneo» (Arrigo Quattrocchi, dal programma di un Concerto dell’Accademia di Santa Cecilia, Auditorium di Roma).
L’introduzione, Adagio molto, è lenta, imponente, con un magnifico attacco che fa subito capire l’atmosfera, la tinta, che Schubert sceglie per entrare nel suo discorso sinfonico, certamente non solare, non luminosa, ma forse, ripetiamo, non così “tragica” come il nome lascerebbe intendere. Non c’è qui un senso di di dramma. E l’Allegro vivace che segue l’apertura, e costituisce poi la colonna portante di tutto il primo movimento, sembra affrancarsi immediatamente dalla stessa, celebre, definizione scelta da Schubert. Ha sì un’impronta, come è stato scritto, “di inquieta e incalzante tensione”, ma è talmente travolgente come bellezza e vivacità della melodia, da conquistarci come uno di quei pezzi davvero impossibili da dimenticare.
Il cuore della sinfonia, tuttavia, è il secondo movimento, l’Andante: irresistibile sin dalle primissime misure di pentagramma, ha un respiro lirico che lo percorre interamente, senza pause nell’ispirazione melodica, sempre in tensione dal punto di vista delle bellezza inventiva. La prima idea preannuncia l’«Improvviso» schubertiano per eccellenza, Op. 142 n. 2. Ma la cosa davvero magica di questo Andante è che il tema iniziale si alterna, con una piccola pausa ma sostanzialmente senza soluzione di continuità, con un episodio musicale di tutt’altro colore, più oscuro e teso, quasi inconciliabile con la serenità dell’idea di apertura. Non solo: nell’Andante, rispetto all’Allegro vivace di apertura, Schubert ha volutamente escluso le trombe, i timpani e due dei quattro corni, lasciando spazio a una tenerezza e a una luce interiore che guarda alla brillantezza di certi “andanti” mozartiani. Così come sfodera caratteri oscuri, eppure energici e vitali, quindi interessanti per il contrasto tra il buio e la speranza, il Minuetto, sottolineati da un cromatismo deciso nella sua dimensione di “Allegro vivace”, e anche da un’inquietudine armonica in contrasto con il “Trio”, dalla struttura più rassicurante, formale e spontanea.
Ma per la pura gioia di ascolto che genera questa Sinfonia No. 4, gioia intesa proprio come felicità di accoglimento (e accudimento) della musica, bisogna arrivare al quarto e ultimo movimento, l’Allegro, che secondo alcuni musicologi ha ambizioni sinfoniche simili a quelle del primo tempo e dimensioni più ampie, e che nel suo sviluppo, a tratti epico, ricorda in modo quasi automatico la cifra stilistica del Beethoven più “titanico”. Si può dire che l’intera Sinfonia No. 4 converga verso questo Finale. «L’idea basilare del movimento – spiega ancora Arrigo Quattrocchi – consiste nel far seguire alla drammatica concitazione iniziale una progressiva apertura verso il modo maggiore, tramite la quale dovrebbe esprimersi una “catarsi tragica” simile a quella della “Quinta” di Beethoven».
Questa apertura avviene grazie all’inesauribile talento lirico dell’autore, capace di giocare di “domanda e risposta” con i suoi stessi temi, lasciando che si rincorrano, si aspettino a vicenda, che di nuovo s’inseguano. E nella meravigliosa “apertura” melodica che segue all’agitazione e all’impeto iniziali, osservando la gestualità di Lorin Maazel – la sua espressività, la sua concertazione nel video che abbiamo selezionato per voi – potete comprendere bene ciò che Schubert aveva in mente e ha messo sul pentagramma con questo Allegro finale: una musica che abbraccia, inclusiva e non esclusiva, salvifica, dagli orizzonti che si allargano e rischiarano, invece di farsi oscurare dalla tempesta, una pagina che si fa appunto catarsi della connotazione tragica voluta per questa partitura, come se (ancora una volta, l’abbiamo sperimentato già in decine di occasioni e ancora lo sperimenteremo) la musica fosse capace di spazzare vie le nuvole, la tristezza, l’angoscia.
E grazie a Schubert queste non sono solo parole, ma una sensazione che si tocca con mano: aumentate il volume – in cuffia o sullo stereo – nel passaggio dal primo tema al secondo di questo Finale, proprio lì dove (ai minuti 23:14 e 27:11) Maazel allarga e ondeggia le braccia per dirvi forse che anche i vostri momenti più tristi sono nulla al confronto della speranza che Schubert (tenetevi forte: a 19 anni, dodici prima di morire) ha messo in queste note. E’ proprio vero: nel contrastare con la forza di volontà la dimensione “tragica” cui ambiva fin dal titolo, Schubert ritrova la sua vena più intimistica e benefica, capace di condurre alla serenità.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Franz Schubert
8 Symphonies
Berliner Philharmoniker; Karl Böhm, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

2) Franz Schubert
The String Quartets; Symphonies Nos. 3 & 4 “Die Tragische”
The Chamber Orchestra of Europe; Claudio Abbado, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

3) Ludwig Van Beethoven, Sinfonia No. 6 “Pastorale”
Franz Schubert, Sinfonia No. 4 “Tragica”
Los Angeles Philharmonic; Chicago Symphony Orchestra; Carlo Maria Giulini, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

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Parole chiave:
Musica - Serenità - Tristezza

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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