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04/08/2020

Una miniatura romantica che cura il mal di vivere (Franz Liszt, Consolation No. 3)


Proposte di ascolto di Pino Pignatta


Franz Liszt
Consolation No. 3
Beatrice Berrut, pianoforte


Può la musica darci il senso della profondità, della serenità – se soffriamo, financo della consolazione – e al tempo stesso trasmettere un’idea di freschezza, di rigenerazione del corpo e della mente, di riposo e libertà, di ritmi che possono rallentare, di spazi che possono allargare gli orizzonti? Sì, la musica può fare tutto questo, soprattutto se si impegna una storica casa di pianoforti, l’austriaca Bösendorfer, che con un elicottero (alla fine del video si vede il pilota che viene a riprendersi il “coda” per riportarlo a valle) ha trasportato uno dei suoi preziosi strumenti direttamente su un cucuzzolo delle montagne svizzere, invitando una brava e bella pianista, svizzera pure lei, Beatrice Berrut, 35 anni, a eseguire in solitaria, come un’alpinista dei suoni, proprio una Consolazione di Franz Liszt.
Mentre questo nuovo articolo esce nelle nostre “Strategie”, martedì 4 agosto, la Berrut è sul palcoscenico del più famoso evento musicale pianistico e cameristico estivo d’Europa, il Festival International de Piano La Roque d’Anthéron, in Francia, a Aix-en-Provence, che festeggia i 40 anni.
Di qui l’idea di trasmettervi, a inizio agosto, la sensazione di un’estate in musica, una riflessione sul dolore attraverso le note ma immersi nella natura, dove tutti noi vorremmo essere, per qualche ora di pace e riposo, sulla sommità della montagna che vediamo in questo bellissimo video, con o senza pianoforte; ricordando, tuttavia, che non è un’idea nuova: il nostro Mario Brunello, violoncellista, da anni porta le Suite di Bach (e non solo) sulle cime delle Dolomiti, raggiungendo le vette con il suo Maggini del Seicento in spalla, e con un folto pubblico di appassionati della montagna e della musica che lo segue su ogni sentiero e sull’erba, fra le rocce, si gode l’orizzonte vasto dei monti e i suoni tersi di Brunello.
Qui invece è la Svizzera verde che riempie i nostri occhi e la musica di Franz Liszt, di un celeberrimo Liszt, ma non quello sulfureo che ha sempre incarnato, già presso i contemporanei di metà Ottocento, e ancora oggi nell’immaginario di tanti appassionati, la figura del pianista-virtuoso per eccellenza, il quale, dall’inizio della sua attività concertistica in pieno Romanticismo, mandò in visibilio il pubblico di tutta Europa stregandolo con un virtuosismo e un carisma talmente formidabili da apparire a qualcuno di natura diabolica, come era accaduto a Paganini in campo violinistico. No, questo è un Listz che parte dall’anima e rimane su un terreno di profonda introspezione e lirismo. Tra il 1849 e il 1850 scrive “Six pensées poétiques”, le Consolations. Annota Carlo Cavalletti a margine di un concerto dell’Accademia Filarmonica Romana: «Il titolo di Consolations fa probabilmente riferimento all’omonima raccolta di poesie del francese Joseph Delorme, pseudonimo di Charles Sainte-Beuve (1804-1869), pubblicata nel 1830. Da un punto di vista musicale, invece, questi brevi brani dal tono languidamente sentimentale sembrano ispirarsi al modello della Romanza senza parole di Mendelssohn».
Questa che ascoltate è la terza delle Sei Consolazioni lisztiane, la più celebre, la più eseguita, ahinoi anche la più banalmente bistrattata e diciamo pure sfruttata in mille rivoli di abuso commerciale, frequentata praticamente da tutti i pianisti. Però – qui è merito di Liszt e scriverlo sul pentagramma non è così facile – la più immediata nel raggiungere gli ascoltatori di ogni età e di ogni epoca.
Vale la pena soffermarsi un attimo per tratteggiare le ragioni del successo di questi magnifici fogli d’album, che dipingono un’atmosfera di dolcezza e serenità. Sono miniature pianistiche. Ritraggono un Franz Liszt (insolitamente) non vulcanico, ma inondato di luce, perso nell’estasi della contemplazione nel più puro afflato ottocentesco, pezzi di cesello romantico che, di là dal pretesto poetico iniziale, intendono realmente consolare coloro che non possono essere confortati. Come fonte di profonda trasformazione, e persino guarigione, e mezzo per accedere a una vita spirituale (non necessariamente religiosa), la musica dimostra qui d’avere, resistendo nel gusto del pubblico attraverso quasi due secoli, un compito da svolgere, una missione, e cioè incidere nell’umore degli essere umani: quella capacità di forgiare il destino dell’Uomo che era stata beethoveniana, e che qui – come negli ultimi pezzi di Brahms, o nelle squisitezze di Schumann – si fa benda e unguento per il mal di vivere.
Suona, come abbiamo detto, Beatrice Berrut. E c’è tanto Listz nella vita di questa pianista nata proprio tra le Alpi svizzere, nel Cantone di Valais. Ci sono queste Consolations nella sua produzione discografica e concertistica, e c’è l’altro immenso (ma non facile) capolavoro lisztiano, la Sonata in Si minore (da non perdere neanche nella versione di Valentina Lisitsa). Sul suo bel sito Internet, ricco di spunti culturali e di citazioni storiche, scrive la pianista elvetica: «Quando suoni il pianoforte, sin dall’infanzia ti viene detto che Liszt è una figura discutibile, ambigua: prima te lo propongono come donnaiolo, che scrive musica per pianisti che amano mettersi in mostra; poi, all’opposto, lo tratteggiano come un abate, la cui oscura e mistica fine ha dato vita a opere che non vengono mai eseguite. Insomma, non è mai considerato il grande compositore che è. Eppure, senza le sue innovazioni musicali, Wagner, Mahler e molti altri non avrebbero dato alla luce i capolavori che conosciamo. Peccato supremo, Liszt non ha conosciuto un’esistenza fortunata, a tratti travolto da frustrazione e depressione, un imperdonabile difetto che condivide con un altro grande sottovalutato, Mendelssohn. Una vita di sofferenza sembra essere la condizione sine qua non per essere chiamato un genio nel modo di pensare occidentale. In verità, coloro che sono interessati all’opera di Liszt scopriranno che ha composto una moltitudine di pezzi – e non solo per il pianoforte – la cui profondità e significato sono travolgenti».
Buon ascolto.

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Per approfondire l’ascolto

1) Franz Liszt
Piano Works
Jorge Bolet, pianista (Decca, disponibile anche sugli store digitali)

2) Franz Liszt
Piano Concertos No. 1&2 – Les Préludes – Hungarian Rhapsody No. 2
Lazar Berman, pianoforte; Wiener Symphoniker e Filarmonica di Vienna; Carlo Maria Giulini e Giuseppe Sinopoli, direttori (Deutsche Grammophon, disponibile anche sugli store digitali)

3) Franz Liszt
Piano Works
Beatrice Berrut, pianista (Little Tribeca, disponibile anche sugli store digitali)

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Parole chiave:
Consolazione - Musica da camera - Sofferenza

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