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26/06/2018

Una malinconia da cui farsi rapire (Dmitrij Šostakovič, Concerto per pianoforte e orchestra No. 2)




Dmitrij Šostakovič
Concerto per pianoforte e orchestra No. 2 Op. 102
Andante
Denis Matsuev, pianoforte; Mariinsky Orchestra; Valerij Gergiev, direttore


Coincidenze del destino, concordanze storiche e musicali, permettono di fare salti di secoli, viaggi meravigliosi nell’arte, cambi di rotte armoniche, di orizzonti sonori. Di confrontare epoche e melodie. Così scopriamo che Jean-Philippe Rameau, il compositore francese barocco protagonista dell’ultimo ascolto, e Dmitrij Dmitrievič Šostakovič, uno dei più importanti compositori sovietici, maturato nel clima della rivoluzione bolscevica, sono nati lo stesso giorno, il 25 settembre, però uno nel 1683, l’altro quasi due secoli e mezzo più tardi, nel 1906.
Diverse le società, le culture, gli stili musicali. Ma oltre a giorno e mese di nascita c’è un’altra circostanza, più sottile, che li accomuna: entrambi sono vissuti in Paesi e periodi storici “assolutisti”. Rameau, più fortunato, sotto il lungimirante mecenatismo del Re Sole e del pronipote, Luigi XV; Šostakovič, molto meno favorito dalla sorte, sotto la dittatura di Iosif Stalin. Nelle sue sinfonie, più che nella cameristica dove aveva le briglie sciolte, si sentì obbligato a seguire la linea del realismo socialista, scrivendo musiche che, sperava, avrebbero incarnato le realtà sovietiche e omaggiato gli inquisitori culturali del Partito. In alcuni casi fu “politicamente” applaudito, in altri aspramente criticato: per esempio, in occasione della Nona Sinfonia, del 1944, che non piaceva al Politburo perché troppo gioiosa, mentre il Soviet avrebbe gradito un’opera monumentale, che onorasse le vittorie in guerra e i caduti.
Un ascolto recente sulla piattaforma della “Digital Concert Hall” – che permette con un abbonamento di collegarsi da casa alla storica Philharmonie dei Berliner – ci porta a un’altra meravigliosa pagina di Šostakovič: il Concerto No. 2 Op. 102, organico di pianoforte solista, ottavino, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, timpani, tamburo militare e archi. Il maggiore compositore attivo nell’ex Unione Sovietica, dopo Sergej Prokof’ev, scrive questo Concerto nel 1957 per il figlio Maxim, in occasione del suo diploma di pianoforte, ed è proprio questi che lo esegue la prima volta al Conservatorio di Mosca. Forse per guardare ai giovani artisti ancora con poca solidità ed esperienza, ne esce un lavoro in cui la tecnica pianistica non è funambolica ma di media difficoltà, semplice e fluida, in cui il discorso armonico scorre senza particolari tensioni o profondità espressive, che altrimenti avrebbero richiesto interpreti ben più robusti.
Leggendo tra le varie note musicologiche scritte su questo lavoro di Šostakovič, commenta il compositore e critico torinese Nicola Campogrande: «Ascoltando zampillare le prime note del Secondo Concerto per pianoforte e orchestra viene da pensare che Šostakovič avesse una doppia vita. Lui, l’autore di pagine titaniche, drammatiche, laceranti, uno dei compositori più squassati dai conflitti del Novecento, il cantore tragico della storia russa, come può aver tirato fuori musica così fresca? E’ qualcosa che teneva nascosto dentro o è il frutto di un incontro, di una svolta, di un’occasione?».
Laceranti sono, per esempio, le note della Settima Sinfonia, che abbiamo già qui ascoltato, nota con l’appellativo di Leningrad, perché scritta mentre la città era assediata dall’esercito nazista, nel 1941. Invece, in questo bellissimo Concerto per pianoforte, il secondo dei due scritti da Šostakovič, dominano le tinte brillanti, vivaci, gioiose, capaci di «canalizzare l’energia verso percorsi di felicità», sottolinea ancora Campogrande. Con quel senso di festa, di contagiosa letizia, che soprattutto nel primo e terzo movimento, due Allegri, ha convinto la Disney a sceglierne alcuni estratti per la sequenza del soldatino di piombo nel film “Fantasia 2000”.
Noi per questo ascolto abbiamo preferito però il secondo movimento, Andante, che nelle parole di Filippo Michelangeli, direttore della rivista Suonare News, «trabocca di una malinconia dalla quale puoi solo farti rapire, senza offrire resistenza». E se è sorprendente che il Šostakovič della “Leningrad”, e delle severe e ripetute censure da parte del regime di Stalin – costretto ad attendere la morte del dittatore per ottenere una riabilitazione, dopo la repressione artistica e le accuse di “formalismo piccolo borghese" – abbia messo sul pentagramma una musica così fresca, genuina e spontanea, è ancora più prodigioso che la seconda parte del suo Concerto n. 2 per pianoforte sia così luminosa, quasi una dimensione mozartiana, nonostante la vita complicata del compositore, pressata dalla censura, con disavventure politiche così forti da piegare la resistenza interiore di qualsiasi artista: Šostakovič, infatti, a differenza di Prokof’ev e Stravinskij, cresciuti musicalmente nella Russia degli zar, compose per tutta la vita sotto il controllo dell’Unione Sovietica comunista, «assistendo all’assurda lotta tra il proprio genuino desiderio di creare arte per lo Stato e l’incapacità per lo Stato di accettare qualunque forma d’arte che non fosse in grado di capire».
Ma abbiamo ormai toccato con mano più volte, nei nostri ascolti, che la musica prende vie tutte sue, sa sublimare gli stati peggiori dell’esistenza, essere allegra per rappresentare una condizione di sofferenza e, viceversa, trova suggestioni timbriche e percorsi melodici spruzzati di malinconia per dipingere la gioia del ritorno alla vita e alla libertà.
E così questo secondo movimento, che qui da YouTube vi proponiamo nell’esecuzione del pianista Denis Matsuev, diretto da Valerij Gergiev alla testa della Mariinsky Orchestra, commuove per l’incisività con cui racconta la fine di un incubo, mostrando quanta bellezza sgorghi ancora da un uomo che ha saputo resistere sotto la dittatura staliniana. Ma con la misura di un Andante in punta di tenerezza, terso, limpido nella semplicità, come quei sentimenti raccontati con pudore, per non “disturbare”.
E davvero questa è una partitura, in particolare nella seconda parte introspettiva, che potrebbe essere scambiata per una pagina di Sergej Rachmaninov, per quegli “Andanti” profondamente russi dei suoi Concerti No. 2 e 3 per pianoforte. Commenta ancora il maestro Campogrande: «L’orchestra è drasticamente ridotta: sono i soli archi, il pianoforte e un singolo corno a scambiarsi linee di un tenero lirismo, la mano destra del pianista impegnata in un semplice disegno sopra lenti arpeggi della sinistra. Non ci sono fuochi d’artificio, solo quel melodizzare nostalgico che siamo soliti associare ai compositori russi di un’era imbevuta di romanticismo – o a Rachmaninov, appunto, che ne era il geniale epigono».
E’ talmente vivido e sublimato nella musica qui il sentimento malinconico scolpito da Šostakovič sul pentagramma del suo Concerto, che hai come l’impressione di uno stato di grazia, di una condizione umana che è quasi bello abitare, se l’arte ci permette di riscattarla. Tornano in mente le parole del poeta francese Georges-Eugène Faillet: «Tutti possono essere tristi, ma la malinconia resta appannaggio delle anime superiori».
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Dmitrij Šostakovič
Piano Concertos No. 1 & 2
Denis Matsuev, pianoforte; Mariinsky Orchestra; Valery Gergiev, direttore (State Academic Mariinsky Theatre, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

2) Dmitrij Šostakovič
Symphony No. 7 “Leningrad”
National Symphony Orchestra; Mstislav Rostropovich, direttore (Teldec Classics, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

3) Sergey Rachmaninov
Piano Concerto No. 3
Vladimir Horowitz, pianoforte; New York Philharmonic; Eugene Ormandy, direttore (RCA Victor, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

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Parole chiave:
Gioia di vivere - Musica - Politica

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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