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22/10/2013

Una luce improvvisa verso la serenità (Wolfgang Amadeus Mozart, Fantasia KV. 475)




Wolfgang Amadeus Mozart
Fantasia in do minore KV. 475
Zoltán Kocsis, pianoforte


Dopo la grandiosità orchestrale delle Ouverture bachiane, eccoci di ritorno alla dimensione più intima della musica, emotivamente ancora più “raccolta” che nelle confidenze cameristiche, e cioè l’avventura che ogni compositore tenta con uno strumento solo, un faccia a faccia schietto e genuino, forse il viaggio creativo più difficile. E qui è il pianoforte di Mozart che ci attende e ci prende per mano. L’attacco sembra un chiaro omaggio a Beethoven. Nel senso che il Salisburghese, come osserva il biografo Bernard Paumgartner, «in nessun’altra composizione pianistica ha più decisamente anticipato lo spirito beethoveniano e, diremmo, quello della musica pianistica moderna in genere...». Una melodia che rimane in testa subito, cantabile, generosa, spontanea, quella (finta) semplicità tipicamente mozartiana, apollinea, che si fa carezza e abbraccio. E con una continua variazione di piani melodici, dinamici, ritmici, agogici, cioè di cambiamento nello stile espressivo, che generano stupore, calore, tenerezza, una palpabile sensazione di benessere e fiducia.
Roman Vlad, compositore e pianista rumeno naturalizzato italiano, ma soprattutto musicologo e divulgatore, scomparso da appena un mese – che negli anni Ottanta (alcuni lo ricorderanno) aveva incantato il pubblico di appassionati con una serie TV sulla poetica artistica di Arturo Benedetti Michelangeli – a proposito di questa meravigliosa Fantasia in do minore, afferma che il compositore austriaco «aveva concepito la pagina, probabilmente alla pari delle tre precedenti, come un vasto, libero Preludio a un’opera strumentale in forma prefissata e chiusa. Un Preludio che serba del resto un suo valore pienamente autonomo e può venir eseguito separatamente, come infatti avviene spesso. E’ dalle opere di Philipp Emanuel Bach che Mozart prese l’esempio per lo stile improvvisatorio delle sue Fantasie, così ricche in arditi cromatismi, in reiterati, quanto repentini mutamenti di tonalità, di movimento, di valori espressivi, di cesure e pause inaspettate, di rotture ed elisioni, di estrosi slanci e di drammatiche cadute».
La Fantasia comincia “Adagio”, con un motivo quasi angosciante, buio, introspettivo, raddoppiato due volte a distanza d’ottava, che però si stempera quasi subito in uno di quegli incantevoli fraseggi mozartiani che tolgono il fiato per la capacità di rasserenare l’animo all’istante, tanto che non si capisce perché il genio di Salisburgo abbia voluto iniziare in modo così drammatico e oscuro. Ma è tipico di Mozart arrivare con squarci improvvisi di luce, e quindi con idee musicali di rara bellezza, a illuminare le tenebre, forse della sua vita sociale (piena di difficoltà finanziarie) ma anche delle sofferenze fisiche negli ultimi anni della sua esistenza terrena.
Quindi, dopo poche battute di questa Fantasia siamo già in un’atmosfera completamente ribaltata, dove il tema quasi minaccioso iniziale si dispiega in modo assai cantabile, prima di subire, nel registro grave, una nuova serie d’impreviste modulazioni. E ancor Roman Vlad a spiegare bene la metamorfosi: «Dopo un rallentando calando si apre una parentesi di serenità per far risuonare un tenerissimo tema, in re maggiore, che ha la forma di un minuscolo Lied. Chiusa questa parentesi, si scatena un primo, tempestoso Allegro i cui accenti drammatici anticipano il Beethoven della cosiddetta seconda maniera».
Della funambolica abilità di Mozart nell’improvvisare alla tastiera si ha certezza provata dagli storici. Una tecnica che probabilmente farebbe impallidire tutto il Novecento pianistico jazz, senza contare che questa Fantasia ricalca (e anticipa!) alcune suggestioni della musica afro-americana là dove alterna improvvisi cambi di “umore”, repentine variazioni dinamiche, e una libertà espressiva che certamente i suoi contemporanei avranno fatto fatica a digerire. Ne abbiamo un’eco proprio nelle Fantasie da lui composte negli anni viennesi: a noi sono giunti solamente tre lavori di questo genere, tutti in tonalità minore – KV. 396/385f in do minore, KV. 397/385g in re minore e, appunto, la KV. 475, tutte accomunate da una struttura assai irregolare per l’epoca, da forti contrasti espressivi e da modulazioni ardite.
Finita di comporre il 20 maggio 1785, la Fantasia in do minore K. 475 conferma e sottolinea questa fantasia compositiva scritta sul pentagramma, ma certamente frutto di una estrema libertà davanti al pianoforte (fortepiano), capace di dare sfogo all’estro improvvisativo in qualsiasi momento. Non si spiega altrimenti l’intenso e pensoso “Adagio” che introduce la pagina, denso di cromatismi che dopo poco si apre a un canto nobile e pacato: è possibile dare un senso terapeutico a questi contrasti, perché l’arte mozartiana ci aiuta proprio a fare dei momenti più tetri del nostro vivere un passaggio, una “modulazione” verso la serenità, dando luce improvvisa, canto, melodia, ai momenti più tremendi, che in questo modo non si fissano, non prevalgono, ma scivolano via come l’atmosfera iniziale di questa Fantasia, che prima muta bruscamente in un affannoso e agitato “Allegro”, per culminare poi in una vertiginosa scala cromatica ascendente, e sfociare in un delizioso “Andantino”, ultima oasi di raccoglimento lirico prima dell’esplosione di un violento ”Più Allegro”. «E proprio quando sembra ormai destinata a spegnersi sommessamente nel registro grave della tastiera», spiega lo studioso del pianismo mozartiano Carlo Cavalletti, «la Fantasia ha un’ultima impennata e si chiude perentoriamente con tre rabbiose scale ascendenti di do minore in forte. Le stesse con cui Beethoven, una quindicina d’anni dopo, avrebbe fatto irrompere il pianoforte nel suo Terzo Concerto».
Se vi gusterete questa composizione in una serie ravvicinata di ascolti, proprio nel senso di impostare il tasto “repeat” lasciando che la Fantasia di Mozart finisca, ricominci, finisca ancora, ricominci di nuovo, avrete a ogni ripetizione un’emozione nuova e la sensazione di scoprire ogni volta sfumature diverse e non percepite al precedente ascolto, in un’esperienza sonora che non vi lascia il tempo di essere assuefatti, per il continuo ribaltamento di colori, di piani melodici che s’intersecano, di provocazioni timbriche e dinamiche che non sono mai le stesse pur essendo scritte sul pentagramma, e che sanno ogni volta sorprendere. Insomma, un succedersi di ondate sonore che, a un certo momento, cominciano a rifluire per cedere il passo a un ritorno più conciso e più scarno, ma intriso di un senso tragico ancor più perentorio, del brano iniziale.
L’interpretazione di Zoltán Kocsis è molto intensa, la migliore che abbiamo trovato su YouTube come presa sonora e soprattutto come lettura artistica. Ma è alla portoghese Maria Joao Pires che vi rimandiamo negli approfondimenti d’ascolto su disco o in digitale, per la scultorea presenza musicale del suo pianismo. E’ sempre una delizia, la Pires, quando suona Mozart: nella sua incisione per Deutsche Grammophon i contrasti aspri “d’improvvisazione” sono resi con dinamismo e partecipazione emotiva, i chiaroscuri dipinti con passione, gli accordi più drammatici sono davvero drammatici, e gli “azzurri” che rasserenano il cielo sono davvero più azzurri.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) W.A. Mozart
Piano Sonatas & Fantasia KV. 475
Maria Joao Pires, pianoforte (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

2) W.A. Mozart
The Piano Sonatas
Andras Schiff, pianoforte (Decca, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

3) W.A. Mozart
Sonata No. 8 KV. 310
Dinu Lipatti, pianoforte (Past Classics, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

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Parole chiave:
Angoscia - Musica - Serenità - Strumenti musicali

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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