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01/05/2018

Una forza incomparabile tra musica e vita (Johannes Brahms, Sinfonia No. 4 Op. 98)




Johannes Brahms
Sinfonia No. 4 Op. 98
Allegro non troppo
Berliner Philharmoniker; Sir Simon Rattle, direttore


Bastano questi due minuti e mezzo di bellezza brahmsiana purissima, quella sinfonica, inseguita tutta la vita con rigore e senso del dovere dal compositore di Amburgo, allo scopo di liberarsi una volta per tutte dall’ombra di Beethoven, per capire quale idea di musica, integrale e profonda, inseguisse il nostro Giuseppe Martucci, il musicista italiano protagonista del nostro ultimo ascolto, che con il suo Notturno ha portato l’Italia del melodramma sulla strada sinfonica dei grandi maestri tedeschi. Due minuti e mezzo con i Berliner diretti da Sir Simon Rattle – bellissimi nel suono e nel fraseggio – per incontrare la Sinfonia No. 4 di Johannes Brahms. Solo un frammento, che abbiamo scelto per la qualità delle immagini e della presa sonora. Ma l’intera pagina potete ascoltarla per esempio nella bella interpretazione di Bernard Haitink, alla testa della Chamber Orchestra of Europe in un’esecuzione ai Proms di Londra.
Nella sinfonia precedente, la Terza (ascoltata proprio agli albori di queste “Strategie per stare meglio”), avevamo assaporato la dolcezza dei temi, gli slanci lirici espressione delle malinconie più nascoste di Brahms: nel “Poco allegretto” ci eravamo soffermati sul corno che riprende e canta il tema dominante, dipingendo la maestà delle Alpi sulle quali Brahms componeva d’estate, quelle vette terse come le sue melodie, spazi musicali nei quali rifugiarsi. Qui nella Quarta, invece, l’ascoltatore è travolto da sviluppi imprevedibili, da cambi improvvisi dei piani sonori, dai contrasti tra i pizzicati e l’ampiezza degli archi, dalle punteggiature dei fiati, dallo smarrirsi in un materiale armonico sempre cangiante. La Quarta è senza dubbio il capolavoro orchestrale di Brahms, l'ultima sinfonia che ha scritto, spingendo la tradizionale forma del sinfonismo ottocentesco al massimo grado d’espressione.
Quattro movimenti, con una tenerezza speciale da non perdere nel secondo, l’Andante moderato, «pagina raccolta e di straordinaria intensità poetica», scrive il musicologo Carlo Franceschi De Marchi. Ma è il tema iniziale dell’"Allegro ma non troppo" a stupire per la ricchezza delle emozioni che lascia in chi ascolta: nostalgico, impetuoso, delicato, solenne. Una vasta gamma di sensazioni, contrastanti, davvero uno di quei pensieri musicali che bastano da soli a determinare un'atmosfera, un colore espressivo: idea netta, potente, esposta dalle due sezioni dei violini, cantabile, entrata praticamente subito dopo la prima esecuzione nella storia della musica. I temi del primo movimento sono soltanto due: il secondo è meno nostalgico, più beethoveniano, nettamente scolpito da corni e violoncelli. Nell'intrecciarsi di questi due temi sta la forza, senza ombra di dubbio musical-terapeutica, di questo capolavoro, nelle sue linee di tensione drammatica, che dimostrano ancora una volta come la musica possa inondarci di forza vitale, caricarci di stimoli “chimici” che anestetizzano le nostre giornate nello spazio di una Sinfonia, questa Quarta, o della Terza che andiamo a riascoltare, e delle altre due che Brahms ha scritto, perché alla fine ti fai avvolgere da un mondo sonoro completo, da un progetto integrale, e poi magari scivoli nei suoi Lieder, nella sua cameristica, nei Klavierstüke che hanno segnato gli ultimi giorni di vita.
E’ nel 1884, appena un anno dopo la composizione della Terza Sinfonia, che Brahms si mette al lavoro per impostare la Quarta, pensata e scritta nelle estati del 1884 e del 1885, come al solito nel verde delle villeggiature in Austria, a Mürzzuschlag, in Stiria, un villaggio così in alto «che le ciliegie non sono mai abbastanza mature». Se la prende comoda, non ha pressioni economiche, d'inverno vive bene dei concerti pianistici e come direttore d’orchestra. «Non ho alcuna fretta di scrivere una brutta sinfonia», confida in un biglietto d’accompagnamento che presenta il primo movimento del nuovo lavoro a Elisabetta, la più cara amica e confidente dopo Clara Schumann. E’ un Brahms nel pieno della maturità. Eppure, non è mai tranquillo, la formazione teutonica, intransigente, l’ansia di perfezione, non gli permettono d’essere sicuro di se stesso: in una “housemusik” a casa di amici, un’audizione privatissima, snocciola alcuni frammenti della sinfonia. La mancanza di entusiasmo iniziale, nella trasposizione pianistica, sembra confermare i suoi dubbi. Che tuttavia svaniscono per il caloroso successo riscosso già alla prima esecuzione “di prova”, 40 elementi in orchestra, sotto la direzione dello stesso Brahms. Ammirazione che si propaga a ogni successiva tappa di una tournée in Germania e in Olanda, affidata alla bacchetta di Hans Von Bulow, direttore stabile dell’Ensemble di Menningen. Scrive il celebre direttore: «E’ stupefacente, è solida come una roccia, una forza incomparabile dall'inizio alla fine».
Lasciamoci sorreggere da questa forza. Da una sinfonia che si apre subito sulla meraviglia melodica, senza preamboli, come una terrazza spalancata sulla bellezza. E pensare che quest’opera ha rischiato di andare perduta per un incendio scoppiato nella casa di villeggiatura dove Brahms lavorava agli ultimi ritocchi. La Quarta viene accolta in modo tiepido solo a Vienna nel gennaio 1886. Ma undici anni dopo, nel marzo 1897, sempre nella capitale viennese registra un successo memorabile. Forse per la presenza in sala di Johannes Brahms in persona, l’ultima apparizione pubblica prima della morte. Era seminascosto in un angolo del Musikverein, dove ancora oggi ogni anno si svolge il Concerto di Capodanno. Lo riconoscono il pubblico e i musicisti dei Wiener. Un’ovazione degna di una rock star, la più trionfale di tutta la carriera. Quel suo Allegro non troppo che attacca la Quarta, e lascia un segno indelebile nella mente e nell’anima, era, ed è ancora, troppo intenso per dimenticare nella penombra di un palco viennese quell’omino dalla barba brizzolata che è uno dei giganti della musica.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Johannes Brahms
The Symphonies
Berliner Philharmoniker; Sir Simon Rattle, direttore (Warner Classics, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Johannes Brahms
Tragische Ouvertüre Op. 81 – Sinfonia No. 3 Op. 90 – Schicksalslied Op. 54
Berliner Philharmoniker; Claudio Abbado, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Johannes Brahms
Complete Chamber Music
Artisti Vari (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Bellezza - Coraggio di vivere - Melodia - Musica

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