EN
Ricerca libera
Cerca nelle pubblicazioni scientifiche
per professionisti
Vai alla ricerca scientifica
Cerca nelle pubblicazioni divulgative
per pazienti
Vai alla ricerca divulgativa

Una dolce serenità sul limitare della vita (Johannes Brahms, Klavierstücke per pianoforte Op. 119)

  • Condividi su
  • Condividi su Facebook
  • Condividi su Whatsapp
  • Condividi su Twitter
  • Condividi su Linkedin
27/10/2020

Proposte di ascolto di Pino Pignatta

Johannes Brahms
Klavierstücke per pianoforte Op. 119
François-Frédéric Guy, pianoforte
Sul limitare della vita, quando si percepisce di essere ormai negli ultimi anni, o comunque si è tormentati dalla malattia, dalla solitudine, a volte persino entrambi, qual è la reazione comune? Quali sono gli stati d’animo largamente prevalenti? Rabbia, depressione, paura, tristezza, disperazione, malinconia. Sentimenti comprensibili e umani. E’ bello allora ascoltare quello che un genio della musica come Johannes Brahms ha lasciato come addio alla propria esistenza. Abbiamo già qui apprezzato i suoi ultimi brani pianistici: le sette Fantasie Op. 116, l’Op. 117 e i sei Klavierstüke Op. 118. Questa volta vi invitiamo a conoscere i Quattro pezzi Op. 119: per essere precisi, tre Intermezzi e una Rapsodia. E già dal primo di questi quattro incisi per pianoforte ognuno può fare i conti con la malinconia che si aggruma davanti a nostri occhi, perché è talmente “fisico” questo dolore messo in note, e insieme così sereno il guardare in faccia la solitudine estrema, che l’angoscia scompare.
Prendete il primo Intermezzo, di una bellezza che fa tremare i polsi: «Un Adagio – hanno giustamente fatto notare alcuni appassionati nell’ascoltare il video che vi proponiamo – senza fine ma non senza ritmo, giocato sulle frasi e il dialogo tra le mani che alternano la musica. Si assapora ancora una volta la malinconia brahmsiana, connubio di tristezza e di dolcezza, di gravità e di lirismo». Segue, come capita spesso con il genio di Amburgo, un pezzo altrettanto commovente, una sequenza di temi melodici sbalorditiva, e cioè il secondo Intermezzo, un Andantino un poco agitato, che in realtà è un valzer, magari non ballabile, per l’estrema raffinatezza del discorso armonico, ma certamente amabile e ricco di vitalità.
Sono tutti pezzi brevi. E la storia della composizione è ricca di miniature. Si potrebbe dire che, in musica, piccolo è bello. Nel repertorio per pianoforte spesso ci fermiamo sulle grandi opere: i concerti e le sonate, le Variazioni Goldberg, la Rapsodia su un tema di Paganini. Ma molti dei creatori di questi capolavori hanno scritto anche piccole invenzioni, spesso liquidate sbrigativamente come da salotto: intermezzi, appunto; poi serenate, studi, notturni, morceaux e preludi, autentiche gemme, miracoli musicali che offrono, nello spazio breve della scrittura, uno sguardo sul mondo sonoro del compositore. Solo qualche esempio: le ultime Bagatelle di Beethoven. Oppure il lavoro di Schubert nei suoi "Moments Musicaux", le due serie di Impromptus, D899 e D935, dove, in poche misure di pentagramma, troviamo molti elementi della sua scrittura orchestrale e da camera. Nel periodo romantico sono nate opere minuscole anche se “maiuscole”: i Lieder ohne Worte (Canzoni senza parole) di Mendelssohn. Chopin aveva i suoi Preludi, Notturni, Mazurke e Valzer; Schumann i suoi "Kinderszenen", Grieg i Pezzi lirici. Rachmaninov era un maestro della miniatura nei suoi "Moments Musicaux" e altre opere su piccola scala.
Johannes Brahms, nella miracolosa serie che va dall’Op. 116 all’Op. 119, tocca vette forse ineguagliabili, ed è un compositore che deve essere molto caro alle lettrici e ai lettori di questo sito, perché prende per mano la malinconia, la struggimento, la sofferenza, la malattia di vivere, la solitudine, e trasforma in gioielli queste emozioni e sentimenti spesso pesanti per la vita di donne e uomini. Ribalta la tristezza in gioia, la disperazione in bellezza.
L’atmosfera poetica del primo intermezzo dell’Op. 119 va oltre il titolo di Adagio, apparentemente banale. In una lettera del maggio 1893 a Clara Schumann, Brahms scrive: «Sono tentato di copiare un piccolo pezzo per pianoforte per te, perché mi piacerebbe sapere se lo apprezzi. Brulica di dissonanze! Queste possono [ben] essere corrette e [possono] essere spiegate, ma forse non soddisferanno il tuo palato e ora vorrei che fossero più appetitose e gradevoli ai tuoi gusti. Il piccolo pezzo è eccezionalmente malinconico e “da suonare molto lentamente”, non è un eufemismo. Ogni battuta e ogni nota deve risultare come un “ritardando”, come se si volesse risucchiare la malinconia da ognuno». Clara Schumann ne fu entusiasta e chiese a Brahms di spedirle subito gli altri tre pezzi.
Va ricordato che il pianoforte, oltre che durante la prima giovinezza di musicista esecutore nelle osterie di Amburgo per guadagnarsi da vivere, aveva dominato interamente il primo periodo compositivo di Brahms. Poi quasi dimenticato, per inseguire il sogno di essere il nuovo Beethoven nella sinfonia, o per dedicarsi alla cameristica che tanti capolavori ci ha lasciato: Trii, Quartetti, Quintetti e Sestetti. Negli ultimi anni il musicista torna al pianoforte come la più tersa e più lirica espressione di un mondo interiore invaso da solitudine e (anche) dalla mancanza di una compagna, di una donna. Durante le estati del 1892 e 1893 compone, nei paesaggi alpini austriaci, quattro raccolte pianistiche, che sembrano davvero – è una sensazione palpabile che ognuno può provare – un sereno congedo dal mondo. Osserva il musicologo Marino Mora: «Un’altra pagina di appassionante bellezza. Si tratta dei quattro pezzi per pianoforte op. 119 che, come i brani dell’op. 117 e op. 118 testimoniano di un Brahms maturo, che nella pace della località di villeggiatura di Ischl scrive brani in cui l’amore e la nostalgia sono una sorta di refrain poetico capace di testimoniare profondità d’animo. Emerge un tono pacato, lirico, tenero, sentimentale, con un linguaggio raffinato eppure essenziale».
Ora ascoltate l’Adagio del primo Intermezzo e domandatevi se il pensiero di una vita che sta per finire è mai stato più sereno. E rasserenante.
Buon ascolto.

Per approfondire l’ascolto

1) Johannes Brahms
Late piano Pieces: Fantasie Op. 116 - Intermezzi Op. 117 - Klavierstücke op. 118 & Op. 119
Hélène Grimaud, pianoforte (Elatus, disponibile anche sugli store digitali)

2) Johannes Brahms
Grigory Sokolov: Brahms-Beethoven
Grigory Sokolov, pianoforte (Deutsche Grammophon, disponibile anche sugli store digitali)

3) Johannes Brahms
Intermezzi Op. 117 - Rapsodie Op. 79 - Intermezzo Op. 118 No. 2
Ivo Pogorelich, pianoforte (Deutsche Grammophon, disponibile anche sugli store digitali

Vuoi far parte della nostra community e non perderti gli aggiornamenti?

Iscriviti alla newsletter