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11/08/2015

Un uomo e un artista più forti della leucemia (La rosa y el sauce, Carlos Guastavino)




Carlos Guastavino
La rosa y el sauce
José Carreras, tenore; Lorenzo Bavay, pianoforte


Un concerto al Teatro alla Scala di Milano, al quale abbiamo avuto il privilegio di assistere, in una serata di fine luglio e in una città già deserta, ci permette di tornare a proporvi, in un modo assai delicato e poetico, il nostro periodico spazio dedicato alla musica lirica e dunque alla voce umana, lo strumento musicale più perfetto che ci sia, e di parlare di un artista immenso che ha combattuto e vinto il dolore e la malattia grazie alla musica e con la musica. L'occasione è stata il ritorno, nel tempio scaligero del melodramma, del tenore José Carreras, 68 anni, di Barcellona, che la maggior parte di chi non frequenta con passione e dedizione il repertorio lirico del teatro in musica conosce quasi esclusivamente per le esibizioni con Luciano Pavarotti e Placido Domingo, mentre in realtà Carreras è una delle più belle voci di tenore degli ultimi decenni: per il timbro carezzevole e dolce, la voce comunicativa e intensa e, soprattutto, per la dizione perfetta del testo librettistico e dei versi poetici in campo liederistico, che in particolare nel repertorio italiano è una caratteristica essenziale per raggiungere una buona espressività.
Carreras si ammala di tumore nel 1987. In un momento in cui la sua carriera era all'apice, riceve una sentenza di morte, una possibilità su un milione di guarire. Esattamente nel luglio di 28 anni fa si trova a Parigi per le riprese della Bohème cinematografica diretta da Luigi Comencini. Si sente male e lo trasportano all’ospedale. Appena 48 ore dopo la diagnosi, tremenda: leucemia. Undici mesi di ospedale e un trapianto di midollo osseo. Ce l’ha fatta: non ha mai gettato la spugna. Un atteggiamento sempre positivo nei confronti della malattia, la vicinanza della famiglia, degli amici, e un’eccellente équipe di medici sono state le chiavi per sconfiggere uno dei tumori più insidiosi e subdoli, che come altre patologie compare senza preavviso. E poi la musica, che ha avuto un ruolo fondamentale nel recupero. Ha raccontato Carreras in un’intervista all’associazione italiana contro le leucemie: «Ascoltare musica, senza dubbio, è stato di grande aiuto visto che permette di allontanarti, anche solo per un momento, dalla realtà. Ciò che preferivo ascoltare in quei lunghi mesi di ospedale era un concerto per pianoforte: il numero 2 in do minore del compositore russo Sergej Rachmaninov». E con la musica, questa volta non soltanto ascoltata, il grande tenore catalano ha capito che era definitivamente guarito: «E’ stato un momento molto speciale – confida – il ritorno sul palcoscenico in un concerto pubblico presso l’Arco di Trionfo a Barcellona. Ho deciso che la prima canzone da cantare doveva essere “T’estimo”, un adattamento catalano di “Io t’amo” di Edvard Grieg. Volevo che in quel momento ogni persona presente si sentisse personalmente chiamata in causa».
Certo, quello che abbiamo visto alla Scala è un Carreras un po’ affaticato, con il pallore sul volto di chi ha affrontato e combattuto una battaglia durissima. Ci sarebbe forse piaciuto ascoltarlo nel repertorio d’opera più “corposo”, quello che richiede più potenza e consistenza vocale: “E lucean le stelle” dalla Tosca, “La fleur que tu m'avais jetée” dalla Carmen, o “Bimba dagli occhi pieni di malia” dalla Madame Butterfly. Però il tenore catalano ha ugualmente sfoggiato grande sicurezza in un programma impaginato con melodie pucciniane, l’aria di Scarlatti “O cessate di piagarmi, non lasciatemi morir”, tre gioielli del nostro Francesco Paolo Tosti, tra i quali “Sogno”, tante canzoni dalla tradizione partenopea, con una magnifica “Torna a Surriento” per il gran finale dopo una pioggia di bis, praticamente il vero concerto, quando dopo il programma ufficiale in punta di corde vocali abbiamo risentito per un attimo il timbro e la passione espressiva del vero Carreras. Un concerto non banale anche grazie alla partecipazione non solo del pianoforte ma anche del Quartetto della Scala (due violini, viola e violoncello), composto dalle prime parti dell’Orchestra scaligera, dunque una sorta di quintetto per pianoforte che ha dato al recital deliziose sfumature cameristiche. Nel programma anche due straordinari compositori di cultura spagnola e indo-americana: il messicano Ignacio Fernandez, alias Tata Nacho, e soprattutto l’argentino Carlos Guastavino, autore di rara bellezza nell’equilibrio tra poesia e nostalgia lirica, che ha scritto circa duecento pagine quasi esclusivamente per voce e pianoforte, con una forte sensibilità sensibilità per le melodie sottili e raffinate, di impronta quasi francese, ma con lussureggianti trame pianistiche e sonorità sudamericane. E di Guastavino Carreras ha cantato un capolavoro, “La rosa y el sauce” (La rosa e il salice), che vi consigliamo anche in un disco imperdibile nella versione del mezzosoprano Teresa Berganza, con Juan Antonio Alvarez Parejo al pianoforte.
Il testo originale di questa melodia, scritto da Francisco Silva y Valdés, è questo:

La rosa se iba abriendo
Abrazada al sauce,
¡El árbol apasionada,
La amaba tanto!
Pero una niña coqueta
Se la ha robado,
Y el sauce desconsolado
Le está llorando.

… che in italiano diventa, nella nostra traduzione:

La rosa stava sbocciando
Abbracciata al salice,
L'albero, appassionato,
la amava così tanto!
Ma una fanciulla civettuola
se la portò via
E il salice sconsolato
La sta ancora piangendo.


Il salice prova un amore profondo e delicato per una rosa rampicante che cresce e sboccia avvinghiata al suo tronco. Ma passa una ragazzina che con civetteria, con grazia un po’ maliziosa, coglie la rosa strappandola dal tronco. Forse la metafora di un amore cancellato in modo sbadato e superficiale, o magari la morte che con freddezza e indifferenza strappa via la vita. Qualsiasi interpretazione si voglia dare a questa bellissima lirica, resta il fatto che ci sono musiche le quali, una volta ascoltate, non possono essere più dimenticate. “La rosa y el sauce” è una di queste.
Guastavino veste queste parole dell’idioma sonoro del suo Paese, l’Argentina, sublimando ovviamente gli stilemi musicali nazionalistici all’interno di forme classiche acquisite al contatto della tradizione colta europea. “La rosa y el sauce” nella versione scaligera ovviamente non è ancora disponibile su YouTube. Ne abbiamo trovata una versione del 2008, tratta da un concerto per i 50 anni di carriera che il tenore ha regalato alla sua città, proprio sul palcoscenico del suo debutto, il Teatre del Liceu, affacciato sulle Ramblas. “Sogno” di Francesco Paolo Tosti e “O cessate di piagarmi, non lasciatemi morir” di Scarlatti, anch’esse parte del programma scaligero, sono disponibili su YouTube collegate allo stesso concerto di Barcellona.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) The José Carreras Collection
(Warner Classics, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

2) Carlos Guastavino, Antônio Francisco Braga, Heitor Villa-Lobos
Teresa Berganza, mezzosoprano; Juan Antonio Alvarez Parejo, pianoforte (Claves)

3) The three Tenors in concert
José Carreras, Palcido Domingo, Luciano Pavarotti; Zubin Mehta, direttore (Decca, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

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Parole chiave:
Amore - Guarigione - Malattia - Musica - Musicoterapia - Nostalgia - Opera lirica / Melodramma / Teatro in musica

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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