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11/12/2018

Un turbine di sensazioni fra vitalità e dolcezza (Richard Strauss, Burleske per pianoforte e orchestra)




Richard Strauss
Burleske per pianoforte e orchestra
hr-Sinfonieorchester – Frankfurt Radio Symphony; Emanuel Ax, pianoforte; Andrés Orozco-Estrada, direttore


Un disco che abbiamo ritrovato, riascoltato con meraviglia, e consigliamo di non perdere, è un Cd della “Glenn Gould Collection” uscito nel 1995, che mette insieme Ludwig van Beethoven e Richard Strauss. Sono tante le incisioni straussiane del pianista canadese: per esempio, se volete regalarvi una parentesi di serenità e rigenerazione totale, mente e corpo, assaporate la passione con cui interpreta i “Fünf Klavierstücke Op. 3”. Lettura ancora insuperata. Gould amava il compositore bavarese quanto Bach. E ne scrisse persino una celebrazione ufficiale, intitolata “Perorazione per Richard Strauss”, contenuta nel libro “L’ala del turbine intelligente” (Adelphi): «Parlare con oggettività di Richard Strauss, come pure intendo fare qui, mi riesce tutt'altro che facile, perché parto da un grave preconcetto: sono semplicemente persuaso che Strauss sia stato la più grande personalità musicale del nostro secolo».
Ora, di Gould ci possiamo fidare. Ma se amate la lirica, gustatevi su YouTube il Sonetto Kein Andres, das mir so im Herzen loht, e il successivo Trio di soprano, tenore e baritono, con la grande Renée Fleming, tratto da Capriccio, l’ultima opera di Strauss, che Gould si sarebbe portato su un’isola deserta, e capirete perché.
Tuttavia, vi abbiamo già qui proposto tanta musica di Strauss: dal Quartetto per pianoforte Op. 13 scritto a 21 anni, ricco di melodie, testimonianza di una sapienza cameristica appresa sui modelli di Schumann e Brahms, a Tod und Verklärung, Morte e Trasfigurazione, uno dei Poemi sinfonici più fulminanti, musica pensata per raccontare il dolore, dove il compositore tedesco descrive un moribondo che assiste al progredire della malattia, vedendo scorrere davanti agli occhi tutta la sua vita.
Proprio l’accostamento che propone Gould nella storica incisione per la Sony ci ha fatto rammentare la Burleske per pianoforte e orchestra, scritta nel 1886, appena dopo la composizione del Quartetto Op. 13, in quella che si può considerare la “prima” vita del compositore bavarese. Sì, perché Strauss fino a quel momento aveva composto in prevalenza, e con convinzione, in uno stile assimilabile a quelli di Johannes Brahms o di Robert Schumann. Poi incontra Alexander Ritter, violinista e marito di una nipote di Richard Wagner. E il suo orientamento musicale cambia. Ritter convince Strauss a studiare la musica di Wagner (in antitesi totale con Brahms, lo spiega in un libro illuminante, “Brahms e Wagner”, Massimo Mila per Einaudi). Ed è in questo avvicinamento al mondo sonoro wagneriano, passando attraverso Franz Liszt, che Strauss comincia a orientarsi verso la musica “a programma”, realizzando una serie di Poemi sinfonici che sono il marchio indelebile della sua espressività.
Gould, nel suo disco, collega idealmente l’ultima nota del quinto Concerto per pianoforte beethoveniano alla Burleske straussiana, quasi a dire: ecco i due giganti dell’Ottocento e del Novecento. Il titolo del lavoro giovanile (perché scritto anche questo a 21 anni) però non è “Concerto” ma “Burleske”, che nel significato originario è uno spettacolo di carattere satirico, nato in Inghilterra nel XVIII secolo. Ed è proprio questo tratto, questa idea di ironia trasferita su pentagramma, attraverso il suo mondo di suoni e di effetti timbrici, che Strauss ci comunica, invitandoci a uno spettacolo sonoro. Un titolo che evidenzia una venatura “scherzosa” del suo far musica, come se volesse strapparci un sorriso grazie alla già robusta maestria strumentale, colorandola di una vitalità, di un’energia umana e musicale fuori dal comune, con brio, vigoria, verve, esuberanza: tutte emozioni positive, soprattutto se chi ascolta anela a un’iniezione di ottimismo e fiducia. Il tutto inframezzato da squarci di dolcezza, da ripiegamenti malinconici, da intimi lirismi, poi contrastati di nuovo, all’improvviso, da pulsioni orchestrali fortissime, piene di musica, di suoni, di timpani, di ottoni, di fiati, strabordanti di gaiezza, calore, colore, e poi ancora interrotti da nostalgie e malinconie, in un’altalena senza respiro che si ferma soltanto all’ultimo colpo di timpano.
Scrive Quirino Principe, il musicologo che ha più scavato nella personalità musicale straussiana: «Al gran melange di emozioni del Klavierquartett Op. 13, la Burlesque oppone un’ironia magistrale, allegra e fredda, che scivola facilmente nel sarcasmo».
Formalmente, questo capolavoro giovanile di Strauss è un pensiero musicale non privo di echi brahmsiani (per esempio, in alcune coloriture orchestrali di forte impatto strumentale fa capolino il secondo Concerto per pianoforte). Ma nella sua accesa fantasia, che già prelude alle eccitazioni strumentali dei Poemi sinfonici, Strauss immagina la Burleske come un confronto serrato, una sfida, tra solista e orchestra: «Protagonista e antagonista sono in lotta come Davide e Golia», ha osservato lo studioso del pianoforte Piero Rattalino.
Ne deriva un'esperienza di ascolto fulminante, un pieno di emozioni, con i timpani che giocano un ruolo essenziale, non di mero riempimento timbrico, ma di esposizione del tema: perché, occorre ricordarlo, i timpani, a differenza dei tamburi, sono strumenti che producono suoni ad “altezze” determinate, vere e proprie note. E i quattro timpani messi in partitura da Strauss – accordati in la, re, mi e fa – espongono in apertura la cellula da cui deriveranno tutti i temi della Burleske: all’inizio nel pieno silenzio dell'orchestra, poi subito ripresi dall’orchestra stessa con venature melodiche suggestive. E’ un universo di suoni a volte “selvaggio”, nel senso di apertamente cromatico, che accende tutti i sensi, e a volte pienamente romantico. Il risultato è che per circa 20-25 minuti di ascolto, a seconda dei tempi di metronomo scelti dal direttore, non abbiamo punti di riferimento precisi: siamo catturati da melodie di ampio orizzonte orchestrale e non abbiamo tempo di prendere le misure con questa sferzata di energia sonora, come una luce intensa che scuote, che già dobbiamo ripiegare nei lirismi più delicati, tra sorrisi e cascate di suoni, “burleschi” appunto, e delicatezze che incantano per la poesia.
Ascoltatelo più volte, ricordando sempre che l’ha scritto un giovane ventunenne. Oltre alla volontà di stupire strumentalmente il mondo della musica lasciato in eredità da Brahms, sfoderava già la capacità di prefigurare le contraddizioni, le amarezze, le gioie, e le diverse emozioni che abitano la vita di ciascuno, in un turbine di sensazioni che, proprio in quanto imprevedibili, sono forse la bellezza del nostro vivere.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Strauss - Burleske
Beethoven - Piano Concerto No. 5
Glenn Gould, pianoforte; Toronto Symphony Orchestra; David Golshmann, direttore (Sony, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Strauss - Burleske
Brahms - Piano Concerto No. 1
Hélène Grimaud, pianoforte; Staatskapelle Berlin; Kurt Sanderling, direttore (Erato, disponibile anche su Apple Musici e Google Play Music)

3) Richard Strauss - Sextet: Prelude to Capriccio
Mozart - Clarinet Quintet
Frank - Piano Quintet
Amadeus Quartet (BBC Legends, disponibile anche su Apple Musici e Google Play Music)

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Parole chiave:
Emozioni - Fiducia - Forme musicali - Malinconia - Musica a programma - Serenità - Strumenti musicali

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