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07/08/2018

Un sogno bellissimo, tra sbalzi d'umore e silenzi (Robert Schumann, Fantasia Op. 17)




Robert Schumann
Fantasia Op. 17
Evgeny Kissin, pianoforte


L’attacco è festoso, mosso, quasi rapsodico, anche sognante. Perfetto per accarezzare l’anima e lasciarle il sollievo di un balsamo. Una cascata di melodia, meravigliosi fraseggi misti a sprazzi di poesia. Poi all’improvviso si precipita verso l’assenza di suono. Ma è un attimo, una pausa di introspezione, di abbandono, e dal silenzio la musica riprende subito energica, con agitazione, persino inquietudine, anzi, «con turbolenza», spiega il pianista Andras Schiff a un’allieva durante una masterclass. E all’apice di un passaggio costruito su accordi possenti, scale e arpeggi, ecco uno slancio lirico, quasi brahmsiano. Vorremmo che durasse all’infinito, ma il compositore lo risolve in poche battute, forse per non sciuparne la bellezza, e continua nel suo disegno armonico.
Non è musica da accompagnamento, da frivolezza, da sottofondo distratto, questa Fantasia Op. 17 di Robert Schumann. E’ una pagina da godere in una notte d’estate, una creazione per accompagnare la visione di un’eclissi, come la luna rossa di alcune sere fa. Va ascoltata per ascoltarla. Fermandoci, trovando del tempo solo per noi, per stare con e dentro le note. Dunque, o nel suo ambiente più naturale e appropriato, la sala di un auditorium, dove intorno dominano il silenzio e il rispetto; oppure in cuffia, per gustare appieno le sue dinamiche, l’oscillazione continua tra pianissimi e fortissimi, le sfumature agogiche, quasi impercettibili, che un pianista di valore, come il russo Evgeny Kissin, sa dosare fra un rigo e l’altro del pentagramma.
Nell’ultima puntata abbiamo visto come Schumann avesse onorato la memoria di Schubert scrivendo che «uno sguardo al Trio in si bemolle maggiore op. 99 e tutte le angosce della nostra condizione umana scompaiono, il mondo è di nuovo pieno di freschezza e di luce…». Ascoltando questa Fantasia Op. 17, uno dei capolavori pianistici del compositore tedesco, non possiamo che ritrovare le stesse emozioni, seppure più rarefatte, in filigrana, rispetto alla pagina cameristica schubertiana.
Nel periodo che va dal 1830 al 1839 nascono i più noti capolavori del pianismo schumanniano, tra i quali le Kinderszenen, Carnaval, la Kreisleriana, gli Studi sinfonici, l’Arabeske. In questi lavori – tutti cavalli di battaglia, discograficamente parlando, del pianista ucraino Vladimir Horowitz – si avverte con chiarezza il modo di comporre di Schumann: slanci ardenti e improvvisi ripiegamenti, impeti e tenerezze, introspezioni psicologiche e sogni fantastici. Un mondo poetico nel quale la piacevolezza melodica, sorretta da colorazioni liriche, esprime gli stati d’animo più diversi.
La Fantasia op. 17 fa parte di questo gruppo di partiture ed è stata composta per la precisione nel 1836. E’ un impetuoso fuoco creativo, seppure, in origine, il brano fosse stato indirizzato a uno scopo pratico: raccogliere denaro per costruire un monumento a Bonn in onore di Ludwig van Beethoven. Andò diversamente e l’amore prese il sopravvento: sembra che Schumann nello scrivere questa vigorosa pagina pianistica abbia pensato a Clara, che quell’anno era lontana, anche per l’intransigenza del padre, ostile al matrimonio della figlia con il musicista. E lo stesso Schumann lo confida teneramente in una lettera indirizzata all’innamorata: «II primo tempo è davvero quanto di più appassionato abbia mai fatto: un profondo lamento per te». E per rendersene conto basta che vi soffermiate sull’inizio della Fantasia, costruito sulle indicazioni dinamico-espressive del primo movimento, che si apre con una prescrizione precisa di Schumann ai pianisti, cioè quella di «suonare in modo quanto mai fantastico e palpitante».
Comunque, Beethoven o Clara, fa poca differenza, oggi, per il benessere che deriva dall’incontro con questa pagina, ogni volta che abbiamo voglia di entrare nel mondo sonoro di Schumann. Lo suggerisce anche il motto del filosofo romantico Friedrich Schlegel, in testa alla partitura: «Duch alle Töne tönet / Im bunten Erdentraum / Ein leiser Ton, gezogen / für den, der heimlich lauschet», («Attraverso tutti i suoni risuona / in variopinto sogno terreno / un suono sommesso / per chi ascolta in segreto»). Quel che colpisce a ogni ascolto di questo capolavoro «è la capacità di articolare il discorso con una chiarezza lucidamente visionaria, stabilendo a ogni istante il punto di arrivo di una molteplicità di avvii, accenni, allusioni, riferimenti, associazioni, che percorrono l’opera sciogliendosi in musica», scrive il musicologo Sergio Sablich. «Sotto questo aspetto, il passo schumanniano citato all’inizio è ben più di una dichiarazione d’intenti e si traduce in una esibizione addirittura esemplare di virtuosismo, energia e libertà creativa».
Impressiona, dopo qualche ascolto ripetuto, l’alternarsi di momenti di passionalità con attimi di malinconico intimismo. E’ questa, come abbiamo già detto, una caratteristica dell’arte schumanniana, una specie di impronta, il gioco di contrastanti sentimenti, che a pensarci bene sono la trama della nostra vita: felicità e tristezza, depressione e rinascita, salute e malattia.
Una musica può scatenare tutto questo o rappresentarlo. La Fantasia Op. 17 di Schumann è un bellissimo viaggio. Un caleidoscopio di sensazioni, di emozioni. Piani sonori cangianti, dinamiche accentuate, chiaroscuri, silenzi, pianissimi, fortissimi, rallentandi, accelerandi. Frasi trattenute, rubati meravigliosi. Tensioni opposte, capovolgimenti di fronte e colpi di scena, luci e ombre, sbalzi di umore e silenzi. Soprattutto un mondo di fantasia, come un sogno, dove dolore e vitalità, malinconia e allegria sono presenti insieme, le tante sfaccettature di un prisma.
Vi consigliamo due letture straordinarie, una del passato e una del presente: Vladimir Horowitz, che praticamente in tutti i concerti, compreso l’ultimo prima di morire, a Mosca, aveva in programma Robert Schumann; e Evgeny Kissin, il talento che oggi più di tutti rappresenta il pianismo della scuola russa.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Robert Schumann
Fantasy Op. 17 & Kresleriana
Evgeny Kissin, pianoforte (RCA, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Robert Schumann
Fantasie, Kinderszenen, Arabesque, Träumerei
Vladimir Horowitz, pianoforte (Sony, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Robert Schumann
Romanzen Op. 94, Fantasiestüke Op. 73, Märchenbilder Op. 113, Märchenerzählungen op. 132
Ingo Goritzki, oboe; Thomas  Friedli, clarinetto; Hirofumi Fukai, viola; Riccardo Requejo, pianoforte (Claves Records, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Emozioni - Felicità - Musica da camera - Senso della vita - Tristezza

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