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15/12/2015

Un senso di pace dopo l'inquietudine (Arcangelo Corelli, Concerto Grosso op. 6 No. 8 "Fatto per la Notte di Natale")




Arcangelo Corelli
Concerto Grosso op. 6 No. 8 “Fatto per la Notte di Natale”
Vivace, Grave – Allegro – Adagio, Allegro, Adagio – Vivace – Allegro – Pastorale
Accademia degli Astrusi; Federico Ferri, direttore


Tra le musiche che in questo periodo accompagnano l’attesa del Natale, a volte debordanti, altre ingombranti, non richieste e spesso poco discrete – rivisitazioni swing di Sinatra, stelle del pop sotto l’albero, cori (pseudo) gospel attorno al panettone e improbabili tenorini consacrati sul palco di Sanremo – vi consigliamo una pagina di trecento anni fa. Semplice, tersa, esclusivamente strumentale, una delle visioni più “laiche” della Natività musicale in ambito colto, perché pur nascendo da una chiara spinta devozionale non presenta elementi esplicitamente religiosi. E’ forse un omaggio, o il frutto di una commissione, offerto nel 1690 dal violinista e compositore Arcangelo Corelli al giovane cardinale Pietro Ottoboni, suo mentore e mecenate a Roma. Si tratta dell’ottavo dei Concerti Grossi corelliani Op. 6, che ha un sottotitolo preciso: “Fatto per la notte di Natale”. Dunque, ascoltate l’attacco energico e grave, lo sviluppo melodico e virtuosistico del florilegio strumentale affidato agli archi (con il sostegno di un arciliuto), e il finale che ricorda così intensamente l’atmosfera dei pastori che si raccolgono intorno alla grotta di Betlemme. Anzi, con una melodia che è decisamente a imitazione del canto dei pastori. E immaginatevi l’esecuzione, la vigilia del 24 dicembre, in qualche cappella del Collegio cardinalizio, alla presenza del clero e della nobiltà romana, ad opera dei migliori strumentisti dell’epoca, magari con Corelli stesso protagonista, applaudito violinista prima che compositore.
Soprattutto, troverete in questa composizione un insieme di “registri” e sonorità che vi stupiranno per ricchezza e varietà dinamica. Di solito per i concerti di Natale un ascoltatore contemporaneo immagina una musica aulica, solenne, composta espressamente per scopi liturgici e spirituali. Mentre, in queste occasioni, anche nel caso di pagine scritte per le celebrazioni natalizie, lo stile dei compositori del barocco italiano era molto più leggero e colorato. Ascoltando le opere scritte dagli artisti italiani intorno al Sei-Settecento si scopre un’ampia gamma di contorni nelle forme del concerto, tecnica musicale sopraffina, abilità d’intarsio, che certamente meritavano la definizione di barocche (ricordando qui il significato etimologico della parola “barocco”, cioè ornato, finemente lavorato, irregolare).
Ed è proprio la sensazione che trasmette il Concerto Grosso Op. 6 No. 8 “Fatto per la notte di Natale” dal più straordinario esponente del barocco strumentale italiano: Arcangelo Corelli, una vita passata a Roma sotto la protezione dei cardinali Pamphili e Ottoboni, attivo anche alla corte di Napoli, dove incontra Georg Friederich Händel.
Vittima negli ultimi anni di una forma acuta di depressione, scrive esclusivamente per strumenti ad arco innovando la forma della sonata a tre (di solito due violini e basso continuo) e diventando centrale nella storia della musica. Perché centrale? Perché le sue raccolte di Sonate a tre (op. 1-4), di Sonate per strumento solista (op. 5) e di Concerti Grossi (op. 6) diventano un punto di riferimento per i compositori dell’epoca. Virtuoso del violino egli stesso, è il primo a immaginare la posizione del solista in modo diverso in rapporto a un ensemble di dimensioni variabili. Nel Concerto Grosso, cuore della sua produzione, rielaborazione della Sonata da chiesa, due violini iniziano ad avere pari dignità, con il compito di duettare tra di loro sostenuti dal basso continuo (spesso un violoncello); e formando così un “concertino” che si alterna e si integra con il “tutti” orchestrale della massa degli archi. E perché questa rivoluzione di Corelli è così determinante? Perché con il passare dei decenni, anche grazie al perfezionamento tecnico e tecnologico, il primo violino si prende la scena, diventa un istrione, alza la posta del protagonismo strumentale, e dà così vita al concerto per solista e orchestra, che porterà a capolavori come il Concerto in re di Beethoven, o a quelli di Brahms e di Čaikovskij.
Tra i Concerti Grossi corelliani la pagina che più di tutte è pensata per l’ambito liturgico è proprio questo celeberrimo Concerto “Fatto per la notte di Natale”, il cui movimento conclusivo – una Pastorale ad libitum – ci trasmette un senso di pace e di dolcezza dopo le inquietudini armoniche precedenti, che sono metaforicamente quelle dell’esistenza e della vita di tutti i giorni, dei disagi, delle euforie e delle amarezze, declinate a livello formale da una libertà nuova (per l’epoca) nel numero e nella successione dei movimenti, qui addirittura otto. S’inizia con un Vivace-Grave solcato da aspre dissonanze. Il successivo Allegro è percorso per intero dall’energico virtuosismo del violoncello; segue un Adagio soave, tra le sezioni più intense. Come abbiamo ricordato, la conclusione di questo Concerto “Fatto per la notte di Natale” è affidato a una Pastorale, la cifra stilistica devozionale più accesa, con gli archi che ricordano in modo evidente, anche in senso timbrico, l’atmosfera tipica dell’Italia popolare e contadina, evocata da pifferi e zampogne all’approssimarsi del 25 dicembre e della Natività. Certamente, come potete ascoltare in questa ripresa video disponibile su YouTube nell’interpretazione dell’Accademia degli Astrusi guidata da Federico Ferri, i grandi musicisti che seguiranno devono molto alla finissima opera di cesello strumentale perfezionata da Corelli. Scrive il musicologo Claudio Bolzan a proposito di questo lavoro: «Dato l’equilibrio raggiunto tra “gravitas” e “suavitas”, tra luci e ombre, tra diletto e ragione [e aggiungiamo noi: tra sacro e profano], non stupisce che Corelli sia stato elevato a maestro indiscusso dell’arte musicale italiana, un modello per la maggior parte dei grandi compositori europei sino a Couperin, Bach, Haendel e Telemann».
Su YouTube, accanto all’esecuzione dell’Accademia degli Astrusi, più teatrale, giovane e fresca, trovate anche quella, altrettanto pregevole, della Freiburger Barockorchester, più accademica nell’impostazione e nelle sonorità barocche. Ma con una caratteristica interessante nel modo di disporre gli strumenti: e cioè con i due violini e il violoncello del “concertino” in posizione centrale e leggermente avanzata rispetto al “tutti” dell’orchestra d’archi che sta intorno e dialoga con i tre protagonisti. La dimostrazione plastica della grande rivoluzione di Arcangelo Corelli.
Buon ascolto. E buon Natale.

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Per approfondire l'ascolto

1) Arcangelo Corelli
12 Concerti grossi Op. 6
The English Concert, Trevor Pinnok (Archiv Produktion, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Arcangelo Corelli
Sonate per violino Op. 5
Andrew Manze & Richard Egarr (Harmona Mundi, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Pëtr Il’ič Čaikovskij
Concerto per violino
Nathan Milstein, violino; Wiener Philharmoniker; Claudio Abbado, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Forme musicali - Musica antica - Serenità - Spiritualità - Strumenti musicali

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