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20/08/2013

Un ritratto immortale di poesia e tenerezza (Robert Schumann, Kinderszenen)




Robert Schumann
Kinderszenen Op. 15
Scene infantili, 13 pezzi per pianoforte
Martha Argerich, pianoforte


Ecco un’opera paradigmatica del repertorio romantico, che fa dei più piccoli un ritratto immortale di poesia e tenerezza. Le “Kinderszenen”, Scene infantili, composte da Robert Schumann nel 1838 alla vigilia del suo matrimonio con Clara, come spiega Giorgio Pestelli «si snodano come un’amabile suite in tredici istantanee, scritte “per i piccoli fanciulli da un fanciullo grande”». Schumann stesso annotava nel suo diario: «C’è in ogni bimbo una profondità meravigliosa: il fanciullo guarda tranquillamente verso l’alto quello splendore che forse accecherebbe l’adulto». Folgorante descrizione. Come lo è, a questo proposito, la dodicesima “scena”, la penultima, “Kind im Einschlummern”, nella quale il “grande fanciullo”, cioè il compositore stesso, accompagna il bimbo sino alla soglia del sonno: qui la musica si fa di un candore accecante, il tappeto sonoro semplicissimo, una ninna nanna tutta giocata sul “tocco” pianistico, quasi impressionistica e anticipatrice dei colori di Debussy, dove nell’addormentarsi del fanciullo e nel suo scivolare nel mondo dei sogni, si addormentano anche le nostre amarezze, viene meno l’ansia del vivere, il peso calibrato sui tasti del pianoforte diventa leggero come i passi nella neve, nel silenzio, nell’assenza di pensieri e tensioni negative.
Schumann, come tutti i romantici, scorgeva nella sensibilità del bambino una posizione privilegiata, capace di spingere l’osservazione della realtà verso orizzonti lontani, nei territori della fantasia. E il compositore tedesco scriveva alla sua quasi moglie Clara: «Ecco forse una risposta inconscia a quello che mi hai detto un giorno, che ti sembro un bambino. Se è così vedrai che a questo fanciullo sono spuntate le ali, perché ho scritto più di 30 pezzi brevi e ne ho scelti una dozzina che riunirò sotto il titolo di “Scene infantili”. Proverai senza dubbio piacere a suonarle, ti divertiranno, ma dovrai ovviamente dimenticare d’essere una virtuosa. Essi si spiegano tutti da sé e nel modo più elementare possibile».
In realtà i pezzi selezionati da Schumann nelle Kinderszenen sono tredici. E la semplicità è la chiave di lettura e anche d’accesso per questo capolavoro: semplici e immediati i temi, elementari anche se mai scontate le modulazioni armoniche. Ciò che domina dalla prima “scena” all’ultima è un’oasi di pace, un focolare familiare scaldato dalla delicatezza dell’invenzione melodica. Il virtuosismo, altrove presente nella musica di Schumann, è del tutto assente da questi quadretti, da questi fogli d’album, romanticissimi proprio perché ispirati dal candore della fanciullezza, che non sono per nulla difficili dal punto di vista tecnico, ma lo sono ovviamente (e molto) dal punto di vista interpretativo: una situazione ricorrente in tanta letteratura della musica colta, dove la non difficoltà tecnico-strumentale è però compensata dalla complessità di rendere pienamente il pensiero del compositore. E qui la leggerezza e l’innocenza che stanno alla base di questo ciclo pianistico di Schumann sono appunto rese con maestria dalle mani della Argerich: qualsiasi pianista diplomato al Conservatorio può “suonare” questi pezzi brevi, ma renderli così vicini, anzi, totalmente compenetrati, al mondo della fanciullezza è cosa rara e per interpreti di spiccata levatura, proprio per la difficoltà di leggere prima sul rigo musicale e di trasferire poi sulla tastiera la tenerezza e la sensibilità poetica che gli artisti romantici vedevano nei bambini.
Ancora Giorgio Pestelli: «Il musicista si fa osservatore e narratore: il mistero dell’infanzia, la meraviglia per Paesi e uomini lontani è fissata con pochi tratti nel brano d’apertura». La raccolta inizia infatti con una tema dolcissimo, “Da genti e paesi lontani”, il “c’era una volta” delle fiabe, al quale fa seguito il piccolo rondò di “Storia curiosa”, nel quale si alternano due temi melodici di carattere opposto: il primo energico, il secondo più delicato.
Poi, nelle successive Scene, seguono il momento del “gioco capriccioso” e la richiesta ingenua di qualcosa di piccolo e di immenso allo stesso tempo. Nel cuore del ciclo pianistico troviamo l’immortale “Träumerei”, il sogno inesprimibile, se non con gli occhi un bimbo, di un’età che non tramonta mai: e qui, in questa celebre composizione, ognuno trova quello che sente, oppure ciò che vuol sentire: gioia, gioco, malinconia, nostalgia, dolore, poesia, incanto. Segue “Am Camin”, simbolo di una Haus-Musik celebrata vicino al focolare. Poi il grande fanciullo condivide ancora la giornata del suo piccolo amico seguendolo su un cavallo a dondolo, accompagnandolo nei racconti che fanno paura, giungendo sino al confine dei sogni. Alla fine il musicista esce dal quadro e racconta solo di sé: è la voce di Schumann (“Parla il poeta”), e le sue parole arrivano come da un ricordo lontano, sbiadito e proprio per questo più delicato e commovente.
Che cosa ci raccontano questi tredici pezzi brevi? Secondo il musicologo Andrea Malvano, autore di una “Lezione di musica” su Rai3 proprio sulle Kinderszenen, «non si tratta di una banale riproduzione delle scene vissute dal bambino quotidianamente». Schumann cerca di rendere l’emotività, meglio, le emozioni che emergono nell’adulto osservando il mondo dei bambini. E trascrive quello che prova davanti al dinamismo e al pulsare delle loro vite, dove tutto è ancora perfetto e puro.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Robert Schumann
Kinderszenen, Kreisleriana
Vladimir Horowitz, pianoforte (Cbs Records Masterworks, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

2) Robert Schumann
Kinderszenen, Piano Concerto in la minore
Clara Haskil, pianoforte (Philips, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

3) Robert Schumann
Piano Quintet Op. 44, Piano Quartet Op. 47  
Emerson String Quartet; Menahem Pressler, piano (Deustche Grammophon, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

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Streaming, il nuovo modo di accedere alla musica

Queste nostre “Strategie per stare meglio” si concludono sempre con tre indicazioni discografiche per approfondire l’ascolto: prima erano consigli per l’acquisto di dischi in versione “compact disc” nei negozi specializzati; poi, con l’avvento delle librerie online, abbiamo aggiunto la possibilità di comprare anche in formato solo digitale, su negozi virtuali come iTunes di Apple o Google Play Music per il mondo Android. Ora la tecnologia ci offre una terza possibilità: quella di non dover neppure acquistare la musica, né fisica su CD né digitale su un file Mp3, ma di poterla ascoltare semplicemente in streaming, cioè collegandosi con una “nuvola” digitale, alla quale si accede pagando un abbonamento e gustandosi tutti i pezzi che si desiderano, quante volte si vuole.
Questa “rivoluzione”, già iniziata con una piattaforma che si chiama Spotfy, è stata arricchita e ulteriormente raffinata dall’ingresso sul mercato di Google Play Music Unlimited, il nuovo servizio a sottoscrizione di Google: milioni di canzoni e di brani di tutti i generi, anche i capolavori della classica. Ed è un servizio “Unlimited” di nome e di fatto, perché dà accesso illimitato a un catalogo gigantesco di musica: dalle etichette più grandi, alle principali case discografiche indipendenti e locali. A questo catalogo si accede collegandosi al sito Internet di Google Play. A partire dall’8 agosto si può testare gratuitamente il servizio per un mese. E grazie a un’offerta di lancio, si pagheranno solo 7.99 euro per i mesi successivi qualora si decida di sottoscrivere il servizio. Il prezzo per chi sceglierà di sottoscrivere Google Play Music Unlimited dopo il 15 settembre sarà invece di 9.99 euro al mese, sempre con 30 giorni di prova gratuita.
Ma qual è la forza di questo nuovo servizio? E’ come avere un’immensa discoteca a disposizione, quella che è nei sogni di tutti gli appassionati, praticamente impossibile per il costo dei dischi. E invece così si può ascoltare tutta la musica che si vuole senza doverla “possedere”, senza avere quel disco nella propria discoteca personale, o quel file Mp3 pagato e “scaricato” sul proprio computer. Semplicemente si sceglie il brano che si vuole, tra milioni e milioni di brani, e lo si ascolta una, due, tre... mille volte. 
Per chi segue la musica classica (ma vale anche per le improvvisazioni jazzistiche), che come abbiamo più volte provato a spiegare nelle nostre “Proposte” è fatta soprattutto di comparazione tra diverse interpretazioni di una stessa partitura – per vedere come cambia la lettura delle stesse note sul pentagramma a seconda di chi suona o dirige un’orchestra – è una vera manna. Sarebbe impossibile (a meno di non essere miliardari) avere 10-20 interpretazioni di uno stesso capolavoro, e così per tutte le musiche che amiamo. E invece con Google Play Music Unlimited (e dal prossimo autunno anche con “iRadio” di Apple che ha già annunciato d’essere pronta a scendere nell’arena del mercato streaming) questo è possibile.
Per esempio: chi scrive ha sempre sognato di comprare tutta la musica di Bach per clavicembalo suonata al pianoforte dall’ungherese Andras Schiff, la più formidabile alternativa vivente al mito di Glenn Gould. Ma ricomprare gli stessi titoli suonati da un altro interprete è un salasso. E invece ecco lo streaming che rende questo facilissimo: ho ascoltato tutto il Bach di Schiff senza doverlo acquistare. E per fare un altro esempio relativo alle “Kinderszenen” di Schumann proposte questa settimana, sul catalogo di Google abbiamo ascoltato non solo Martha Argerich, ma anche le “Scene infantili” della portoghese Pires; e poi l’interpretazione di Vladimir Horowitz; e poi il confronto con Clara Haskil; e poi la lettura di Wilhelm Kempff. Cinque ascolti, cinque diverse interpretazioni, lo stesso capolavoro di Schumann. Senza comprare nulla. Con un piccolo abbonamento mensile. Ma per chi vuole, ovviamente, c’è sempre la possibilità di pagare il singolo brano, oppure l’intero album, fare un download e possedere per sempre quelle musiche. Ma su computer, tablet, o smartphone da oggi la musica non si acquista più. Alla musica si “accede”.

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Parole chiave:
Bambini - Emozioni - Musica

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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