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16/05/2017

Un perfetto equilibrio di geometria e di passioni (Domenico Scarlatti, Sonata per clavicembalo K. 87)




Domenico Scarlatti
Sonata per clavicembalo K. 87
Vladimir Horowitz, pianoforte


Una recente trasmissione di Radiotre ha coinvolto il pubblico in una serie di ascolti che avevano come punto di riferimento un anno sbalorditivo e irripetibile nella storia della musica: il 1685. In quel periodo infatti, a distanza di pochi mesi uno dall’altro, nascono tre compositori che, ciascuno in modo diverso, sconvolgono le tradizioni dell’epoca: il 23 febbraio Georg Friedrich Händel; il 31 marzo Johann Sebastian Bach; il 26 ottobre Domenico Scarlatti. Dunque, un anno che è una specie di architrave capace di reggere il peso di tutta la musica concepita prima, e che ha reso possibile la formazione di questi tre giganti, e di quella venuta dopo, che deve a loro tanta parte della sua capacità espressiva. Dei primi due ci siamo già occupati. Di Domenico Scarlatti, figlio più celebre del padre Alessandro, anch’egli musicista alla corte di Napoli, vi proponiamo questa settimana un ascolto che lasciamo nelle mani di Vladimir Horowitz.
La Sonata K. 87 è una delle opere che compongono la sterminata produzione clavicembalistica del musicista napoletano, di cui ancora oggi non sappiamo tutto perché molti degli autografi conservati, per esempio, negli archivi portoghesi e spagnoli, i Paesi in cui più ha vissuto e lavorato Scarlatti, sono andati perduti; e poi perché all’epoca le partiture furono copiate in modo casuale e non sistematico, non certo con il rigore e l’efficienza delle moderne tecnologie tipografiche e archivistiche. Nonostante questo, sono 555 le Sonate incluse nel catalogo redatto dal clavicembalista statunitense Ralph Kirkpatrick, che ha dedicato buona parte della vita di esecutore e musicologo allo studio del compositore morto nel 1756, l’anno in nasceva Mozart.
«Estro, fantasia, capriccio, malinconia, passionalità traspaiono con inesauribile dovizia dalle Sonate per clavicembalo di Domenico Scarlatti. La piccola e agile forma della Sonata scarlattiana sembra trasformare in suoni tutto l’esprit del Settecento in un sottile e perfetto equilibrio di geometria e passioni», osserva lo storico della musica Giulio D’Amore in un programma di sala del Concerto dell’Accademia di Santa Cecilia. Certamente questa non è una musica “a programma” (non era l’epoca) e neppure, essendo barocca, riporta dettagliate indicazioni di espressione. Né sappiamo con certezza se l’autore, in questa come in centinaia di altre Sonate, fosse mosso da particolari condizioni di tristezza o di sofferenza. Ma certamente questa pagina, così magnificamente eseguita a Mosca nel 1985 da un Horowitz all’ultimo recital, si tratta di una delle Sonate più belle di Scarlatti: ascoltandola, sembra di cogliere tutto il dolore del mondo, languore e struggimento, magnificamente dipinti in musica.
Quando cerchiamo o ascoltiamo una sonata di Domenico Scarlatti la possiamo trovare catalogata come “K” o come “L”. Sono le iniziali dei due musicisti-musicologi che ne hanno sistemato l’immensa produzione. “L” sta per Alessandro Longo, morto nel 1945, napoletano come Scarlatti, autore della prima opera clavicembalistica integrale di Domenico Scarlatti. Purtroppo, i criteri di catalogazione seguiti da Longo non hanno tenuto conto dei concetti di raggruppamento suggeriti dai manoscritti. Per questo l’edizione critica di riferimento più affidabile è quella del già citato Kirkpatrick, morto nel 1984. La sua ricerca storica è immensa: per ritrovare tracce e documenti ha attraversato Italia, Portogallo, Spagna e altri Paesi europei dov’erano conservati i manoscritti. E se il nome di Scarlatti ha rivaleggiato con Bach e con Händel durante l’anno europeo della musica del 1985, a trecento anni dalla nascita dei “tre”, lo si deve in gran parte al lavoro di Kirkpatrick.
Oggi sappiamo che le Sonate per clavicembalo furono quasi tutte composte per l’allieva Maria Barbara, figlia di Giovanni V del Portogallo e sposa di Ferdinando VI di Spagna. Scarlatti, insomma, come tanti altri compositori, era al servizio di una corte. Alcune pagine hanno uno stile bucolico, pastorale; altre sono brillanti pezzi virtuosistici. Alcune si rifanno alla scuola italiana, con una forte componente melodica; altre esibiscono una vitalità ritmica che trasmette energia, brio, esuberanza. Questa Sonata in particolare, la K. 87 (oppure L. 33, a seconda del catalogo preso a riferimento) è semplicemente un gioiello, un miracolo musicale. La sua dimensione sonora e stilistica non appartiene ad alcuna epoca: nasce dal barocco, ma è libera di fluttuare in tutte le epoche. Non sappiamo se derivi da qualche sofferenza, ma è lirica e malinconica; non porta con sé particolari stati d’animo indicati con precisione dal compositore, ma come tutti i capolavori è assoluta e si adatta ad ogni nostra emozione: può accarezzare la tristezza, ma anche accompagnare la pace interiore.
L’ascolto di Domenico Scarlatti, inoltre, ripropone la storica questione filologica dell’esecuzione originale su clavicembalo oppure su pianoforte, come spesso accade nei confronti di Bach e di Händel, con i puristi rappresentati per esempio dal grande Gustav Leonhardt opposti agli esecutori sugli 88 tasti, come Glenn Gould. Clavicembalo o pianoforte, dunque? Scrive lo studioso Piero Rattalino: «Questo dilemma fu molto dibattuto verso la metà del Novecento, ma si risolse come si era risolto riguardo a Bach: Scarlatti e Bach non possono essere sottratti al pianoforte, che li ha acquisiti per diritto di conquista. E la storia ci dice che la regina Maria Barbara, proprio l’allieva di Scarlatti, possedeva, oltre a molti clavicembali, anche alcuni pianoforti costruiti a Firenze, quindi o di Bartolomeo Cristofori, l’inventore, o del suo allievo Giovanni Ferrini».
Accanto ai grandi clavicembalisti che hanno segnato nella seconda metà del ‘900 la rinascita filologica e delle prassi esecutive sugli strumenti originali e sul clavicembalo, si assiste dunque a una crescente fortuna concertistica di Scarlatti al pianoforte. Musicisti come Vladimir Horowitz, che abbiamo scelto su YouTube per farvi ascoltare la Sonata (anche se l’esecuzione più emozionante è quella del serbo Ivo Pogorelich che potete ascoltare in un bellissimo CD), hanno suonato le pagine di Scarlatti tutta la vita, le hanno portate in concerto accanto a Liszt, a Chopin, a Schumann, dando loro eguale dignità e attenzione interpretativa. Non solo: diffondendo la sensazione, che nella K. 87 è palpabile, che la scrittura “pianistica” scarlattiana sia quasi una profetica anticipazione romantica.
Con Scarlatti si sono misurati tutti i più grandi pianisti: Walter Gieseking, Clara Haskil, Dinu Lipatti e Arturo Benedetti Michelangeli, che con il suo tocco cristallino ne esalta la purezza delle trame al di là di ogni limite e timbro tastieristico. E infatti la musica di Scarlatti ha un volo che, come accade con Bach, può andare oltre ogni barriera o pregiudizio strumentale. Ha scritto lo stesso Ralph Kirkpatrick: «Benché Scarlatti sia per eccellenza un compositore per clavicembalo, e benché quasi tutte le sue opere siano concepite in funzione del linguaggio clavicembalistico, le sue qualità musicali, più importanti dell’effetto sonoro, si possono esaltare su qualsiasi strumento».
Per misurare quanto questo sia vero, vi invitiamo ad ascoltare anche la storica registrazione chitarristica dello spagnolo Narciso Yepes, pluripremiato disco Deutsche Grammophon.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Domenico Scarlatti
Sonatas for harpsichord
Gustav Leonhardt, clavicembalo (Deutsche Harmonia Mundi, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Domenico Scarlatti
Sonaten
Ivo Pogorelich, pianoforte (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Domenico Scarlatti
Sonaten
Narciso Yepes, chitarra (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Dolore - Malinconia - Melodia - Musica da camera - Strumenti musicali

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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