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16/12/2014

Un'oasi di raffinatezza fra impressioni e colori (Gabriel Fauré, Ballata per pianoforte e orchestra Op. 19a)




Gabriel Fauré
Ballata per pianoforte e orchestra Op. 19a
Symphony Orchestra della Marcin Józef Żebrowski Music School di Częstochowa
Zygmunt Nitkiewicz, direttore; Mateusz Kurcab, pianoforte


Classico pezzo che non svela immediatamente le sue sfumature nascoste, che sembra schivo, quasi velato da un pudore musicale. Serve qualche ascolto in più, qualche frequentazione ripetuta, la paziente ricerca degli intarsi melodici, pianistici e orchestrali, per godere appieno di questo frutto della stagione musicale di metà Ottocento, di quella grazia acquarellistica e delle squisitezze timbriche e liriche che porta con sé la musica del francese Gabriel Fauré. Una composizione che va dunque coltivata con pazienza, già a partire dall’idea musicale introduttiva affidata al pianoforte, sottolineata dopo poche misure di pentagramma da un impasto armonico a tratti anche complesso, cromatico, che ritorna a più riprese nel fluire del discorso strumentale, capace di farci intravedere le svolte che di lì a poco avrebbero cambiato la storia della musica.
A poco a poco, però, viene fuori tutta la fragranza di questa Ballata per pianoforte e orchestra, composta da Fauré nel 1881, ed è difficile davvero non rimanere stregati dalla cantabilità delicata e da una palpabile sensazione di garbo e di estrema raffinatezza del pensiero, sempre in filigrana, delicato, mai protagonista di suoni invadenti. Abbiamo scelto dunque l’Op. 19a di Gabriel Fauré, scritta a 36 anni, per chiudere il nostro ciclo dedicato alla ballata strumentale.
Orchestrata da lui stesso a partire dall’omonimo brano per pianoforte solo Op. 19, è una composizione sostanzialmente divisa in due parti: la prima è appunto, come dicevamo, quella che espone la prima idea melodica fin all’inizio, molto in punta di piedi, quasi una ninna-nanna, più pianistica che orchestrale, anche se sorretta da un’armonia ricca di sonorità post-romantiche, con un innesto dei flauti (al minuto 2:29) timbricamente molto in stile Ravel. Ma di lì a poco entriamo nella seconda parte, e l’ingresso è attraverso una pausa netta, un deciso momento di silenzio al minuto 3:32, che s’innesta magnificamente nel respiro dell’intero lavoro, quasi una sorta di sospensione introspettiva, di presa di coscienza: a dimostrazione che in musica il silenzio non è mai vuoto ma è anch’esso “musica”, e come ha spiegato il pianista e direttore d’orchestra Daniel Barenboim presentando il Fidelio di Beethoven, che ha aperto quest’anno la stagione scaligera a Milano, «precede la musica come una nascita, chiude la musica come la morte, e nel mezzo dà sostanza al tessuto musicale con mille esempi di “silenzi” che suonano perfettamente all’interno dell’armonia».
Alla ripresa, dopo questa pausa che porta la Ballata su un nuovo piano sonoro, Gabriel Fauré introduce il secondo tema, appena preparato dai violoncelli, esposto ancora una volta in modo solistico dal pianoforte con accenti anche cromatici e poi continuato in modo lirico a piena orchestra. La seconda idea melodica portante di questa Op. 19a è poi ripresa dal primo oboe, al minuto 5:16, e a brevissima distanza anche dagli archi, al minuto 5:30. Il risultato complessivo è un lavoro che mostra a tratti alcuni accenti lirici brahmsiani, però non nel registro nostalgico, alcuni passaggi solistici che ricordano Chopin, un’armonia che sembra prefigurare le colorature timbriche di Debussy (che proprio a Fauré dovette tantissimo per le sue atmosfere rarefatte e sognanti), e alcune “salite” di pianoforte e orchestra insieme, come al minuto 7:47, che ricordano gli impasti strumentali e concertistici del russo Sergej Rachmaninov. Tutti compositori pienamente contemporanei fra loro, attivi nella loro maturità artistica sulla scena europea e statunitense fra gli ultimi scorci dell’Ottocento e i primi contrafforti sonori del Novecento.
Il più aristocratico di loro, dove s’intende ovviamente l’aristocrazia della musica, è senza dubbio Fauré: allievo e amico di Saint-Saëns, appassionato wagneriano (e in questo senso lontano dal Brahms della forma classica), ha legato il suo nome a una vasta produzione musicale nell’arco d’una sessantina d’anni. Prima o poi vi presenteremo anche le sue irresistibili “Mélodies” per pianoforte, soprano e baritono. Resta soprattutto legato alla produzione cameristica, ma certo questa Ballata, soprattutto nella seconda versione con orchestra, è gradevole per la fluente spontaneità melodica tipicamente francese. La prima stesura pianistica Op. 19 rimane famosa più che altro per un aneddoto non confermato pienamente dai musicologi: dopo la “prima” con orchestra eseguita in pubblico nel 1881 a Parigi, alla Société Nationale, con lo stesso Gabriel Fauré al pianoforte e Edouard Colonne sul podio, durante un viaggio a Zurigo con Saint-Saëns, Fauré fece una visita a Franz Liszt, e in quell’occasione gli presentò lo spartito per pianoforte. Come ricorda Fauré in una lettera, Liszt afferrò di slancio la partitura, la pose sul leggio, cominciando a suonarla a prima vista. Dopo qualche pagina si fermò e, lamentandosi ad alta voce della vecchiaia che frenava il suo proverbiale virtuosismo, confessò a Fauré: «Il mio tempo è passato, mio giovane amico: non ho più l’agilità, sicura e possente, d’un tempo! Tutte le novità continuano però a interessarmi. Ed apprezzo lo stile, la qualità della scrittura strumentale, l’ampiezza della discorsività musicale. La prego, continui lei al mio posto!».
Un breve interludio, affidato al canto di flauti e violoncelli, conduce alla terza idea, interrotta dagli arpeggi del pianoforte. E anche qui colpisce la raffinata scrittura di Fauré, lo slancio melodico successivo di flauti e clarinetti. In generale, dopo alcuni ascolti di questo lavoro, dopo averne percepito con uno sguardo d’insieme gli equilibri timbrici e il senso complessivo del fraseggio, che rivela leggerezza e delicatezza d’animo, gli stilemi della "ballata" si ritrovano tutti, o almeno così sembra evidente, nell’evocazione d’un passato lontano, quasi d’antica leggenda, un po’ come nella storia di Edward dell’Op. 10 di Brahms, ma con un linguaggio molto più impressionistico nei colori e nelle sfumature.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Gabriel Fauré: Ballata per pianoforte e orchestra Op. 19a - Maurice Ravel: Piano Concertos
London Symphony Orchestra; Louis Lortie, pianoforte (Chandos, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

2) Gabriel Fauré
Ballata Op. 19 (versione per pianoforte solo); Barcarolles (integrale)
Pierre-Alain Volondat, pianoforte (Naxon, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

3) Gabriel Fauré
Mélodies
Elly Ameling, soprano; Gérard Souzay, baritono; Dalton Baldwin, pianoforte (Emi Classics, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

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Parole chiave:
Forme musicali - Melodia - Musica - Silenzio - Strumenti musicali

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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