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22/03/2016

Un messaggio di esuberante festosità e leggerezza (Johann Sebastian Bach, dalla Passione secondo Giovanni BWV 245)




Johann Sebastian Bach
Dalla Passione secondo Giovanni BWV 245
Coro finale: “Ruht wohl ihr heiligen Gebeine”
Corale di chiusura: “Ach Herr, laß dein lieb Engelein”
Amsterdam Baroque Orchestra & Choir; Ton Koopman, direttore


Pasqua è anche un po’ fermarsi, immobili, in un istante d’interminabile silenzio alla fine della vertigine musicale di Bach, come fa il direttore d’orchestra Ton Koopman che chiude l’ultimo atto della Johannes-Passion al minuto 8:44 di questo video, con il quale vi porgiamo i nostri migliori auguri. E’ in questi attimi di meditazione estrema che diventano “pace”, dove finisce la musica e inizia il mistero, che troviamo il senso del pensiero pasquale scelto quest’anno per voi: accettare la vita, come nella pratica Zen, dove si è chiamati a non opporre resistenza a ciò che accade e a ciò che non accade, lasciando fluire liberamente ogni cosa, ma qui tradotto secondo i canoni occidentali, secondo la visione bachiana della spiritualità espressa da architetture che s’innalzano verso l’assoluto e da corali composti da gente viva, dal popolo che abita il proprio tempo, in carne ed ossa, chiamato a interventi di grande drammaticità nella narrazione evangelica, ma capace anche di esprimere gioia e speranza.
Già qualche anno fa, nel 2011, avevamo scelto un Coro e un’Aria tratti dalla Passione secondo Matteo, per accompagnare una Pasqua il più possibile lontana dalla sofferenza. Oggi vi proponiamo una pausa di riflessione verso questa festa cristiana – che in un modo o nell’altro, credenti o non, tutti festeggiamo, se non altro per qualche ora di condivisione in famiglia – con l’ascolto dell’altra grande Passionmusik superstite (quella secondo Marco è andata perduta), e cioè la Johannes-Passion, capolavoro di Johann Sebastian Bach, la cui data di composizione più verosimile è l’anno 1724, poiché la prima esecuzione ebbe luogo il 7 aprile dello stesso anno nella chiesa di San Nicola di Lipsia, nel cuore dell’ambiente luterano in cui era immerso il compositore sin dalla nascita. Una musica che oggi mantiene una forza “sacra” che va oltre la fede e lascia anche a chi vive nel dubbio la luce della pace. Il 30 marzo dell’anno successivo, dunque per la settimana santa del 1725, l’opera fu eseguita in una seconda edizione con alcune varianti, questa volta nella chiesa di San Tommaso, sempre a Lipsia.
Un cast internazionale di cantanti specialisti accompagnati dall’Ensemble LaBarocca propongono proprio in questi giorni a Milano un doppio appuntamento con la Passione secondo Giovanni: all’Auditorium di Largo Mahler martedì 22 e venerdì 25 marzo (ore 20), e nel Duomo mercoledì 23 (ore 20.30). Spiega il direttore d’orchestra Ruben Jais: «Quando Bach esegue per la prima volta la Johannes-Passion a Lipsia nel 1724 aveva da un solo anno intrapreso il nuovo incarico di Thomaskantor, dovendosi subito scontrare con un ambiente di lavoro più complesso e limitante rispetto al precedente impiego alla Corte di Cöthen. Tuttavia, una forza creativa propulsiva lo induce a iniziare il progetto di comporre tre cicli di Cantate annuali e coronare ogni anno tali cicli con la stesura di una Passione: la prima, appunto nel 1724, la Johannes-Passion. E Bach, in qualche modo, aveva cercato di preparare attraverso le Cantate il suo nuovo pubblico, la congregazione luterana delle chiese di Lipsia, al linguaggio che avrebbero ascoltato il Venerdì Santo: un salto complesso nel futuro del linguaggio musicale, religioso e drammatico, se comparato con ciò cui erano abituati i suoi contemporanei (se ancora 50 anni prima la musica era interdetta dalle chiese durante la settimana Santa e solo a poco a poco si era introdotta con l’accompagnamento del solo organo, comprendiamo l’arditezza della proposta bachiana). Bach sceglie la strada della Passione-Oratorio e costruisce una partitura complessa sia da un punto di vista musicale sia liturgico. Utilizza esclusivamente il Vangelo di Giovanni per la narrazione dei fatti (ad eccezione di due frammenti tratti dal Vangelo di Matteo), cui affianca testi poetici negli ariosi/arie e corali per guidare alla riflessione teologica il credente-ascoltatore. La struttura contrappone drammaticamente la folla, animata dal desiderio di vendetta, e Gesù che, nella sua serenità costante, esprime il trionfo finale. Contrappeso alla sete di sangue della folla sono le riflessioni che il popolo attua nei corali, introduzione calibrata della teologia luterana nell’azione del Vangelo. Bach viene tacciato dai contemporanei di aver scritto un dramma e non musica sacra, ma ai nostri occhi sembra impossibile che un pensiero così intriso di teologia potesse venir scambiato per gusto teatrale. La Johannes-Passion è l’unico lavoro che Bach rielabora per tutta la sua vita lasciandocene un’ultima versione proprio nel 1749/50, anno della morte, a significare quanto complessa e fondamentale per il pensiero del compositore fosse questa Passione».
Per chi vuole affrontare l’intera Johannes-Passion lasciamo la scelta di alcune nostre proposte discografiche, tra le quali anche la lettura del Concentus Musikus Wien diretto da Nikolaus Harnoncourt, scomparso poche settimane fa. Oppure il piacere di fare un salto a Milano per ascoltarla nell’atmosfera gotica del Duomo. Qui ci concentriamo sulla parte finale della Passione secondo Giovanni, nell’interpretazione di Ton Koopman sul podio della Amsterdam Baroque Orchestra: il Coro finale “Ruht wohl ihr heiligen Gebeine”, e cioè “Riposate bene, sacre spoglie”. E’ stato scritto che è una lunga e splendida ninna nanna al Cristo morto per noi. L’invocazione “Ruht wohl”, ripetuta per due volte, quasi con la delicatezza e la tenerezza di una mamma che culla e addormenta il proprio bambino, dunque che coccola la vita e non la morte, cancellano appunto con la carezza di una “berceuse” ogni ombra del dolore e della passione sulla croce. Il testo del Coro è quanto di più lenitivo, affettuoso e amorevole si possa immaginare:

Ruht wohl ihr heiligen Gebeine,
Die ich nun weiter nicht beweine,
Und bringt auch mich zur Ruh’.
Das Grab, so euch bestimmet ist,
Und gerner keine Not umschließt,
Macht mir den Himmel auf,
Und schließt die Hölle zu


Riposate in pace, sacre spoglie,
che io non pianga più,
portate anche me nel riposo.
La tomba preparata per voi
che protegge da ogni tormento
mi apre il cielo
e chiude l’inferno.

Ed è con questi sentimenti che Bach conclude la prima “Passione” secondo il discepolo più amato, secondo Giovanni, mettendo in musica il mistero della morte e lasciandoci un ascolto di bellezza artistica e di riflessione personale: sostare con Gesù nel dolore, in un gesto di amore, fermarsi alla fine della sua narrazione – proprio come Koopman si ferma, immobile, al termine del Corale che chiude la Passione, “Ach Herr, laß dein lieb Engelein” (Ah, Signore, lascia che i tuoi dolci angeli) – significa accompagnarlo nel sonno, condividere la com-passione di Dio per l’uomo. In quella enorme opera di erudizione che è la biografia bachiana di Alberto Basso leggiamo: «In questa pagina, bandito il dolore che troverà compiuta espressione nel momento della morte, si annuncia che sul sacro monte il fedele troverà la salvezza, e che sul luogo detto del teschio (Golgota) fiorirà la vita eterna. Questo messaggio di salvezza viene raccolto da Bach e rilanciato con un’aria di esuberante festosità e leggerezza».
E’ quanto abbiamo inteso porgervi con l’ascolto musicale dei giorni che verranno, perché festosità e leggerezza diventino per voi serenità.
Buona Pasqua.

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Per approfondire l'ascolto

1) Johann Sebastian Bach
Johannes-Passion
Orchestra of the 18th Century; Frans Bruggen, direttore (Decca, disponibile anche su Apple Music e su Google Play)

2) Johann Sebastian Bach
St. John Passion
Concentus Musicus Wien; Nikolaus Harnoncourt, direttore (Das Alte Werk, disponibile anche su Apple Music e su Google Play)

3) Johann Sebastian Bach
Cantatas & Sacred Mastepieces
English Baroque Soloists; Monteverdi Choir; John Eliot Gardiner, direttore (Archiv, disponibile anche su Apple Music e su Google Play)

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Parole chiave:
Cristianesimo - Musica antica - Resurrezione - Serenità - Vita e morte

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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