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05/02/2013

Un meraviglioso contrasto tra eroismo e rassegnazione (W.A. Mozart, Adagio e Fuga KV. 546)




Wolfgang Amadeus Mozart
Adagio e Fuga KV. 546
Quatuor Debussy


Potete ascoltarlo in una versione di più ampio respiro strumentale, più ricca di timbri e colori. Oppure nella dimensione più raccolta e cameristica del quartetto. Non cambia nulla nell’emozione che concede questa musica, forse non immediata, ma disarmante appena se ne coglie la forza. L’attacco è commovente e dalle prime battute si comprende subito che non è musica d’intrattenimento, per un’occasione frivola o per essere eseguita in pubblico sulle piazze viennesi, come i Concerti per pianoforte, o tante altre pagine che Mozart ha scritto toccando peraltro vette assolute di bellezza. No, qui c’è una profondità voluta, studiata: “Adagio e fuga in do minore”, KV 546, per due violini, viola, violoncello e contrabbasso, oppure per orchestra d’archi, composta a Vienna nel 1788. Quindi una pagina che appartiene già agli ultimi anni di Mozart, che morirà soltanto tre anni dopo, nel 1791, e cioè ai capolavori che hanno segnato l’ultima parte della sua esistenza nella capitale austriaca.
E si sente. C’è un mistero nella trama armonica, persino un’inquietudine, un disegno di profondità musicali non banali, come se il compositore si fosse messo sul pentagramma non per intrattenere e intrattenerci, ma per riflettere, per lasciare una testimonianza, per spingere avanti la musica del suo tempo, senza preoccuparsi di compiacerci, di renderci la vita facile, anzi, segnando, prima con l’Adagio e poi con la Fuga, un percorso di interiorità e di introspezione.
Dal punto di vista strutturale, si percepisce nettamente la ricerca del contrappunto, allo studio del quale Mozart si applicò a più riprese e con passione. A Vienna ebbe modo di conoscere e approfondire i capolavori del passato, in particolare a casa del barone Gottfried van Swieten, mecenate e musicista dilettante che nella sua dimora organizzava regolari esecuzioni della musica di Händel, e dove ovviamente Mozart si entusiasmò per le fughe di Bach, all’analisi delle quali si dedicò con umiltà e costanza.
E appunto uno dei più deliziosi contributi di Mozart all’arte del contrappunto è proprio la Fuga in do minore K. 546, composta in origine per due pianoforti (K. 426) e trascritta in seguito per archi, con l’aggiunta di un Adagio introduttivo. E qui, come abbiamo accennato all’inizio, colpisce la straordinaria intensità espressiva che in poche misure di pentagramma accende un contrasto tra l’energia degli archi (la forza della scrittura è più evidente nella versione per orchestra, ma il consiglio è di gustarsi anche questa adrenalina musicale nella partitura per quartetto) e un andamento dolente, sofferto, che spezza l’energia ed è in tal senso quasi la raffigurazione dei momenti di dolore e di ritrovato benessere che sempre si alternano e accompagnano i giorni di chi soffre. Giustamente è stato notato, «un contrasto meraviglioso tra azione e ripiegamento, tra eroismo e rassegnazione», sentimenti che, come bene sa chi legge queste note, spesso costituiscono gli alti e bassi di chi sperimenta la malattia. Il tutto in un clima compositivo di estrema severità e drammaticità, con l’autore che esibisce tecnica, controllo e profonda assimilazione della lezione bachiana.
Mozart studiava gli spartiti di Händel e Bach nel silenzio della sua casa viennese. E scriveva, nel 1783, a proposito della moglie: «Quando Constanze udì le fughe, se ne innamorò: ora non vuoi sentire altro che fughe. Siccome poi mi aveva sentito improvvisarne io stesso, mi domandò se non ne avessi già scritta qualcuna e quando le risposi che no, mi rimproverò aspramente di aver trascurato quanto di più bello e interessante ci sia nella musica, e non smise di pregarmi fino a che non gliene scrissi una. [...] Col tempo ne farò altre cinque e le regalerò al barone van Swieten».
E questa passione (quella che alla fine si trasmette a noi e fa della musica, in queste “Strategie per stare meglio”, un elemento di benessere reale) si ascolta con evidenza nel cambio di passo impresso dal secondo movimento, dopo l’aggiunta, come ebbe a scrivere Mozart stesso, di un «Adagio a due violini, viola e basso per una fuga che scrissi tempo fa». Dunque, la seconda parte di quest’opera straordinaria ha una struttura imponente: un soggetto austero e al tempo stesso trasgressivo, con Mozart che passa da elaborazioni del tutto personali alla confezione di un contrappunto in senso classico, con una conclusione maestosa e solenne, come fosse un inchino alle chiusure architettoniche della spiritualità bachiana.
E che cosa rimane a noi di tutto questo? Che cosa di questa musica, se ascoltiamo con fiducia, ci dona serenità e consolazione? Semplice: che il Mozart apollineo e galante lascia spazio alla costruzione profonda. Può anche darsi che qui Mozart abbia voluto rivolgere una preghiera, sicuramente si è fermato e soffermato a riflettere, c’è come una solennità, non è il compositore delle sinfonie giovanili o dell’arabesco operistico del “Ratto del Serraglio”. No, qui è come se non solo alla propria musica ma anche alla propria vita (negli ultimi anni non felice per le ristrettezze economiche e per la salute) il compositore avesse voluto dare una prospettiva e una speranza. Una pagina, insomma, che va oltre i turbamenti umani, li rende piccoli e sopportabili: come in un volo in cui ci si allontana e giù le cose terrene sono sempre più eteree e impalpabili.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Wolfgang Amadeus Mozart
Adagio e Fuga KV. 546
Quartetto Italiano (Amadeus, disponibile anche su iTunes)

2) Wolfgang Amadeus Mozart
Adagio e Fuga KV. 546
Radio-Sinfonie-Orchester; Peter Schreier, direttore (Philips, disponibile anche su iTunes)

3) Wolfgang Amadeus Mozart
The String Quartets
Quartetto Italiano (Philips, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Consolazione - Musica - Sofferenza - Strumenti musicali

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