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03/05/2016

Un lirismo dolcissimo che diventa balsamo (Felix Mendelssohn, 6 Romanze senza parole)




Felix Mendelssohn
6 Romanze senza parole
Roberto Prosseda, pianoforte


In questo periodo assistiamo a una vera e propria “Mendelssohn renaissance”, e il punto di partenza per parteciparvi può essere anche una app disponibile gratuitamente sia per iPhone sia per Android, la iMendelssohn. L’autore di questa applicazione (purtroppo soltanto in inglese) è il pianista Roberto Prosseda, che di Felix Mendelssohn ha suonato e inciso praticamente tutto e ha fondato nel 2009 un’associazione dedicata al musicista, di cui è presidente. Potete conoscerla meglio al sito “associazionemendelssohn.it”. L’app contiene, tra l’altro, l’elenco completo delle oltre 1.400 composizioni del musicista tedesco, oltre a un’ampia discografia, manoscritti e una selezione dell’epistolario. L’Associazione ha pubblicato diverse partiture, tra le quali quattro Sonate per pianoforte, e un documentario di 52 minuti, “Mendelssohn Unknown”, con interviste inedite, filmato a Lipsia, Berlino, Milano e Roma, trasmesso anche su RaiTre e Rai5, e pubblicato in Dvd da Euroarts nel 2012.
Scaricando l’app su smartphone, per esempio, scopriamo che il compositore amburghese (come Brahms), conosciuto anche con il secondo cognome Bartholdy, il 10 ottobre 1830 scrive da Venezia alla famiglia: «Finalmente in Italia! Vi ho sempre pensato come a una delle gioie più grandi della mia vita, da quando ho la facoltà di intendere. Ora questa meravigliosa avventura è incominciata e io la sto vivendo. La giornata di oggi è stata ricca di impressioni, cosicché ho potuto avere un po’ di raccoglimento solo questa sera, e vi scrivo per ringraziarvi, cari genitori, della felicità che mi avete procurato… Vorrei far vedere a te, o Hensel, che l’Assunzione di Maria Vergine è veramente la cosa più divina che un uomo abbia mai potuto dipingere... Ho veduto l’Assunzione, poi un’intera galleria nel palazzo Manfrini, poi una solennità religiosa nella chiesa dove ho trovato il San Pietro del Tiziano… Dopo pranzo ho fatto una gita lungo il mare Adriatico; quindi sono andato ai giardini pubblici, dove il popolo si sdraia sull’erba e mangia; infine, ancora a piazza San Marco, dove sul far della sera vi è un incredibile movimento e affollamento di gente».
E’ un Mendelssohn, quello di questa lettera, ventunenne, sereno, gioioso, entusiasta della vita e dell’arte e già celebre, giunto in Italia dopo aver fatto visita nella città di Weimar a Goethe, a cui lo legava un’amicizia che neppure Mozart, Beethoven e Schubert poterono mai vantare, e dopo aver ricevuto dal grande scrittore e poeta il viatico per il «Paese dove fioriscono i limoni». Ci sono tanti buoni motivi per approfondire la conoscenza di questo musicista pienamente romantico, che purtroppo la stragrande maggioranza delle persone conosce (spesso senza sapere che l’ha scritta lui) solo per l’immortale Marcia nuziale tratta dalle musiche di scena di “Sogno di una notte di mezza estate”, a loro volta composte per l’omonima commedia di William Shakespeare. Ma nonostante sia sempre emozionante ascoltare questa Marcia nuziale (e tutto il “Sogno” è meraviglioso), Mendelssohn è molto molto di più. Va ricordato, innanzitutto, perché fu lui, giovanissimo, a soli 20 anni, dunque un anno prima di partire per l’Italia, a segnare la riscoperta di Johann Sebastian Bach: è il 1829 l’anno in cui l’esecuzione della Matthäus-Passion, capolavoro sino a quel momento praticamente dimenticato, nella revisione proprio di Mendelssohn, dà il via a sua volta, in pieno Romanticismo, a una “Bach renaissance”. Ma, in generale, Mendelssohn è stato il più colto ed equilibrato tra i grandi compositori del primo Ottocento. Spiega Roberto Prosseda in un’intervista al mensile Suonare News: «C’è un motivo per cui la sua opera non ha ottenuto la popolarità di Chopin e di Schumann: forse non ha una presa immediata sull’ascoltatore come quella dei suoi due grandi contemporanei, e può risultare complessa, di difficile esecuzione. Per questo ha avuto una minore popolarità. Ma la sua arte è raffinatissima, ricca di lirismo e di tante sfaccettature emotive».
Di questa estrema raffinatezza sono specchio le sei Romanze senza parole che abbiamo la fortuna di potere ascoltare su YouTube nella lettura di Roberto Prosseda, con una qualità eccezionale di presa sonora e di regia video (consigliamo la visione a schermo intero sul computer). Mendelssohn ne ha scritte in tutto 56. Ovviamente, quelle suonate in questo video sono una selezione. E forse più ancora della musica da camera – di cui il compositore di Amburgo è stato interprete tenerissimo e tormentato, forse superato soltanto da Brahms – sono i Lieder ohne Worte che restituiscono con maggiore spontaneità il mondo interiore di Mendelssohn, la sua nobiltà d’animo, la dignità e la purezza del pensiero musicale, la perfetta coincidenza con l’ideale romantico del musicista che con l’arte contribuisce a migliorare il mondo, il lirismo dolcissimo che diventa balsamo, ma anche «il primo barlume della disperazione, della disillusione, della coscienza tragica della vita e della storia a cui Liszt sarebbe pervenuto passo dopo passo», secondo una celebre lettura di Mendelssohn del pianista Walter Gieseking.
Di queste Romanze senza parole, l’Op. 62 No. 6, l’ultima di questo video, che inizia al minuto 13:55, non è celebre… di più! Ne riconoscerete la melodia all’istante senza, forse, sapere che l’ha scritta Mendelssohn, per essere stata saccheggiata da sigle televisive, colonne sonore, spot. Perché si chiamino così, le Romanze senza parole, è lo stesso Prosseda a spiegarlo: «Un titolo che volle il musicista d’accordo con l’editore, e la ragione ci aiuta a comprenderne il senso poetico. Le Romanze, nella musica da camera, sono normalmente quelle per canto e pianoforte, dov’è fondamentale che ci sia un testo, una storia da raccontare. Un amico di Mendelssohn chiese perché le aveva chiamate Romanze: “Forse perché avevi in mente un racconto che hai dovuto cassare perché manca il cantante?”. “No”, rispose il compositore: “Trovo che questa musica sia così ricca di dettagli, di sfumature, di emozioni così precise che non esiste testo capace di accompagnarla. Non ci possono essere parole adatte a descriverla”».
Conosciuta anche come “Canto di primavera”, l’Op 62 No. 6 fu scritta per un compleanno, quello dell’amica e pianista Clara Schumann, moglie di Robert. Mendelssohn si presentò in casa con questo regalo. Clara aprì lo spartito e la suonò a prima vista. Ci sono in queste “Romanze”, che hanno la misura della piccola forma e del foglio d’album tipicamente romantici, la stessa bellezza e la stessa concentrazione di sensazioni, brividi, nostalgie, malinconie che troviamo negli ultimi pezzi pianistici di Brahms: dove restiamo indifesi davanti alle nostre debolezze e ai nostri bilanci.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Felix Mendelssohn
56 Lieder ohne Worte
Roberto Prosseda, pianoforte (Decca, disponibile anche su Apple Music e Google Play)

2) Felix Mendelssohn
17 Songs without words
Walter Gieseking, pianoforte (Emi Records, disponibile anche su Apple Music e Google Play)

3) Felix Mendelssohn
Songs without words (trascritte per violino e pianoforte)
Axel Strauss, violino; Cord Garben, pianoforte (Naxos, disponibile anche su Apple Music e Google Play)

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Parole chiave:
Consolazione - Musica da camera - Serenità

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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