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19/10/2010

Un incanto per il cuore (Wolfgang Amadeus Mozart, Adagio, dal Concerto in La maggiore per clarinetto, KV 622)




Wolfgang Amadeus Mozart
Adagio, dal Concerto in La maggiore per clarinetto, KV 622
Solista: Sharon Kam
Czech Philharmonic Orchestra
Direttore: Manfred Honeck


Che dire? Davvero, che cosa aggiungere? Meglio sarebbe fermarsi qui, ascoltare e ridurre al minimo le parole di commento. Quello che possiamo fare è presentarvi questo concerto se non lo conoscete, selezionare per voi le immagini migliori scovate sulla Rete, suggerirvi qualche disco per la collezione, darvi una chiave di lettura. Mai come in questo caso sarebbe saggio fare un passo indietro, lasciare che questa musica vi attraversi come linfa vitale, permettere che vi in-segni la gioia di un’opera d’arte che raramente è stata più alta nel momento più triste di un uomo. Perché se è vero che la musica può guarire, o aiutarci a lenire il dolore attraverso l’arte dei suoni (che è poi lo scopo di questa rubrica), allora qui siamo davanti a una delle terapie dell’anima più commoventi che mente umana abbia immaginato.
Ottobre 1791, Vienna, 219 anni fa. Mozart è già molto malato, stanco, depresso, sommerso dai debiti. Si siede davanti ai fogli bianchi del pentagramma e scrive di getto, com’era solito fare, senza quasi cancellature, l’ultima composizione per strumento solista della sua breve vita, 35 anni. Morirà neppure due mesi dopo, all’alba del 5 dicembre. Nonostante la malattia e le amarezze, difficoltà economiche e momenti di sconforto, lascia sul rigo musicale una delle più luminose testimonianze della vitalità dell’arte: nasce il Concerto per clarinetto e orchestra in La maggiore K 622, uno dei tesori musicali dell’umanità. Quasi che il dolore e la fatica di vivere non siano riusciti a scalfire minimamente la sua creatività. Oggi si direbbe che Mozart era un tipo “positivo”, capace di trasmettere entusiasmo e attirare attenzione su di sé, una sorta di eroe mediatico del Settecento: secondo una leggenda, alla sua morte fantomatiche schiere di ombre lamentose sarebbero sfilate dinanzi alla sua casa. «Eppure», come scrive il biografo Paumgartner, «soltanto un anno prima, quando si trovava a Francoforte per l’incoronazione di Leopoldo II, passava ancora inosservato all’ombra di un Salieri. I contemporanei lo consideravano un pianista di classe, niente di più. Resta nella storia il titolo del Wiener Morgenpost, il giorno della sua scomparsa: «È morto un buon musicista».
Questo concerto rappresenta uno dei momenti più intensi del genio di Salisburgo, appartenente alla piena maturità del compositore. All’epoca il clarinetto si presenta in una forma diversa da quella attuale: solo a metà Ottocento diventa come lo conosciamo oggi, anche sotto il profilo delle potenzialità meccaniche e timbriche. Nonostante questo, Mozart sfrutta al meglio lo strumento, traendone sonorità originali e per l’epoca assai espressive. Per esempio, nel Concerto per clarinetto KV 622 ci sono passaggi solistici dove non si esclude che Mozart avesse intuito la cifra stilistica del jazz, più di un secolo e mezzo prima dei giri armonici del “bebop”, nato per dare massima libertà espressiva attraverso l’improvvisazione. Non una nota di questo concerto, ovviamente, è improvvisata. Ma nelle meravigliose scorribande del clarinetto, nel libero fluire delle invenzioni melodiche, sembra davvero che Mozart sapesse già tutto prima di Miles Davis o di Coltrane, capaci di sfruttare la tromba e il sassofono in modo nuovo, nel senso di un’esplorazione non distante da quella seguita da Mozart sul clarinetto.
Nel Concerto KV 622 l’organico che accompagna il solista è da piccola orchestra: sono stati esclusi dal compositore trombe e tromboni, il cui timbro avrebbe potuto “sporcare” lo strumento principale. Dei tre movimenti che compongono il concerto, l’Allegro iniziale è quello che ha il carattere più gioioso, trascinante. Si apre con un’introduzione del tema che poi il clarinetto riprende e sviluppa con passaggi virtuosistici. Questo rapporto tra orchestra e solista diventa via via un dialogo tra contrappunti gioiosi, linee melodiche che si fondono con le altre famiglie di strumenti, luminosità sempre intensa e crescente. Un equilibrio armonico miracoloso. Ed è proprio il “mediocre” Antonio Salieri (lui sì fu un buon musicista, peraltro insegnante di Beethoven e di Schubert) che nel celebre film Amadeus, a proposito della musica di Mozart, conferma: «Sposti una nota e crolla tutto».
Poi arriva l’Adagio, che qui proponiamo, e ogni cosa sembra immediatamente elementare, lineare, quasi infantile. Qui potremmo prendere a prestito lo slogan di Ernesto Olivero, che a Torino ha fondato l’Arsenale della Pace: “La bontà è disarmante”. Ecco, ascoltando l’Adagio potremmo dire: “La semplicità è disarmante”. La melodia raggiunge le vette più alte, toccando momenti d’intimità e di struggente malinconia. Il secondo movimento mostra subito un andamento calmo, commovente, pare di riconoscere in questo trattamento timbrico la voce umana, un “materiale” compositivo molto apprezzato da Mozart. Il tema è dolce, richiama alla mente l’immobile pacatezza di un lago, oppure l’immenso orizzonte di silenzio che si spalanca dalla cima di una vetta, sul quale cucire appunto un “vestito” musicale. È introdotto delicatamente dal clarinetto, per trovare poi sostegno e liricità nel resto dell’ensemble. Un vero incanto per il cuore.
Nel Rondo, Allegro finale si respira, invece, la delicatezza della tessitura clarinettistica, un ritorno agli svolazzi jazzistici, alla Benny Goodman per intenderci, più in filigrana rispetto all’Allegro iniziale, per dare modo all’orchestra di essere protagonista, soprattutto agli archi che si fondono con naturalezza nei temi sviluppati dal solista. All’improvviso, il clarinetto spolvera tutti i suoi registri, passa dal brunito alle tinte accese, e grazie alla folgorante fantasia di Mozart regala prima una frase da brivido, poi macchie di luce e pennellate di colore. Com’è stato scritto, con acume, da un anonimo appassionato sui social network, «un soffio vitale che entra sotto pelle per mettersi a pieno contatto con l’anima».
Per chi ama le curiosità storiche, il concerto fu dedicato al clarinettista Anton Stadler, virtuoso dello strumento, al quale Mozart era legato sia dall’amicizia sia dall’appartenenza alla massoneria. Ma Stadler utilizzava uno strumento particolare: il cosiddetto “clarinetto di bassetto”, con un’estensione verso le note più gravi, cioè più basse. E come potete intuire voi stessi, alcuni passaggi del Concerto, proprio quelli più jazzistici, sembrano tendere verso queste note, verso il basso della scala musicale: note che però sono fuori dalla portata dei moderni clarinetti, e sono quindi eseguite otto altezze più sopra, verso gli acuti, perdendo il fascino legato ai suoni gravi e vellutati. Per questo, dalla metà del XX secolo alcuni produttori di strumenti, sulla spinta del largo successo delle orchestre filologiche, basate su strumenti originali o copie degli originali, hanno prodotto clarinetti di bassetto che permettono di suonare il Concerto come si crede sia stato scritto.
Due mesi dopo la sua composizione, Mozart muore. Senza neppure un funerale degno di questo nome, sepolto in una fossa comune. Viene da chiedersi davvero come gli uomini del suo tempo, appena poche settimane prima, non siano stati abbagliati dalla luce di questo clarinetto, tanto da evitargli una fine così misera. Persino la vedova, Costanza, non capì mai chi era l’uomo che aveva avuto al suo fianco. Pochi allora mostrarono di capire. Tra questi Goethe, che a 14 anni vide e ascoltò Mozart suonare: «Che cos’è il genio se non quella forza produttiva da cui nascono cose degne di mostrarsi al cospetto di Dio e della natura, e che perciò hanno un seguito e sono durature? Tutte le opere di Mozart sono di questo genere. V’è in esse un’energia creativa che continua ad agire, di generazione in generazione, e non dovrebbe esaurirsi tanto presto».
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Wolfgang Amadeus Mozart
Klarinettenkonzert – Fagottkonzert
Klaus Thunemann, fagotto; Thomas Friedli, clarinetto; Zurcher Kammerorchester; Edmond de Stoutz, direttore (Claves)

2) Wolfgang Amadeus Mozart
Clarinet and Oboe Concertos
Antony Pay, clarinetto - Michel Piguet, oboe - The academy of ancient music - Christopher Hogwood, direttore (Decca)

3) Wolfgang Amadeus Mozart
Clarinet Concerto - Clarinet Quintet
Eric Hoeprich, clarinetto - Orchestra of the 18th century - Frans Bruggen, direttore (Universal, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Armonia - Dolore - Melodia - Musica - Serenità - Strumenti musicali

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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