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12/07/2016

Un gioiello di malinconia e forza della natura (Antonio Vivaldi, dal Concerto per due violoncelli)




Antonio Vivaldi
Dal Concerto per due violoncelli RV531
Largo
Ensemble “Voices of Music”


Le sere d’estate, soprattutto nei luoghi e nelle città europee di più antica tradizione, si tingono spesso di suggestioni barocche, come dimostrano due Festival che tra luglio e fine settembre incantano da anni gli appassionati: il Festival di Milano “Arte Musica”, nelle più suggestive chiese e basiliche della città; e il Festival d’Ambronay, che chiude in bellezza la stagione musicale dell’estate francese, nella cornice di un’abbazia risalente al regno di Carlo Magno e di altri suggestivi luoghi storici della Savoia. Si tratta di note, sonorità, armonie e contrasti timbrici di freschezza spontanea, di ascolto melodicamente immediato, senza particolari profondità da inseguire o vertigini cerebrali da raggiungere.
Musiche leggere, dove l’aggettivo “leggero” è ovviamente da intendere nel significato sei-settecentesco del termine, cioè pagine di accompagnamento a banchetti, festeggiamenti di corte, matrimoni, battesimi, compleanni: occasioni tuttavia in cui l’arte strumentale italiana, e i nostri musicisti, in testa i violinisti, da Corelli a Vivaldi, hanno raggiunto il loro apogeo lasciando al mondo capolavori di incomparabile bellezza. Che in una serata d’estate ci rendono magnifica la vita, in una condizione d’incanto per il nostro benessere, assaporando suoni, luci, colori, profumi, proprio com’era nelle corti splendenti di Versailles, Madrid o Vienna.
Possiamo immaginare allora una vacanza barocca, viaggiando in compagnia di sonorità del XVII e XVIII secolo, spesso restituite al nostro orecchio grazie a strumenti originali e prassi esecutive dell’epoca, tra chiostri benedettini, antichi manieri, giardini all’italiana, sentieri di montagna, orizzonti sul mare. Uno di questi appuntamenti è appena andato in scena a Milano, nella chiesa di San Sepolcro: la Biblioteca Ambrosiana ha ospitato per la prima volta a Milano il violinista Enrico Casazza e la Magnifica Comunità. L’ensemble ha inaugurato la prima delle serate dedicate a opere monografiche con musiche di Antonio Vivaldi, le Sonate per violino e basso continuo Op. 2. E al “Prete Rosso”, che ha rivoluzionato la musica strumentale a Venezia ispirando anche Bach, musicista dotato di fertilità compositiva senza pari, eccellente violinista, capace di trasformare il concerto grosso corelliano in un vero concerto con uno o più solisti, dedichiamo per la prima volta lo spazio di queste “Strategie” con una pagina ancora più raffinata e rara da ascoltare, il Concerto per due violoncelli.
Dei tre movimenti, aperti e chiusi ovviamente da un Allegro, qui ascoltiamo il Largo in un’esecuzione di vibrante intensità per qualità del suono e di fraseggio. Immaginate dunque una sera d’estate, in un giardino o nel silenzio della vostra casa, come poteva essere soltanto all’epoca di Vivaldi, e questi due violoncelli che dialogano scambiandosi lamenti d’amore e di tenerezza, in un andamento meditativo, particolarmente adatto alla cantabilità dei due strumenti, sorretti con leggerezza dal cembalo, dall’organo, dal contrabbasso e dalle trame delicate del liuto. Un Largo che è insieme una forza della natura nella corposità del materiale sonoro e nella meravigliosa delicatezza delle linee melodiche.
L’ascolto di questo stupendo Largo può essere diviso in tre parti: nella prima, dall’attacco simultaneo del primo violoncello e dell’accordo di liuto al minuto 1:24, un periodo nel quale i due strumenti solisti si alternano in un gioco di puro rimando, un gioco di specchi, in cui Vivaldi mostra la sua abilità nel trasferire da un violoncello all’altro il tema melodico iniziale, senza che nessuno dei due abbia un protagonismo assoluto, anzi rendendoli paritari nel restituirsi il materiale sonoro, e senza che la trama del basso continuo offuschi la brillantezza di entrambi; poi, al minuto 1:25, con un delizioso arpeggio discendente, il primo violoncello prende la scena e intona una cantilena di straordinaria limpidezza melodica, che diventa il cuore del secondo movimento e illumina l’estro di Vivaldi, che proprio nei movimenti lenti sfodera la sua dolcezza e agilità di fraseggio; la terza parte del Largo inizia al minuto 4:08, con le due brevi cadenze solistiche, nella seconda delle quali sembra echeggiare per un istante (nel senso di anticipare) il canto disperato del violoncello del Concerto Op. 129 di Robert Schumann (capolavoro immenso che sarà oggetto della prossima puntata).
Una pagina di accesa malinconia, ma bilanciata dalla freschezza dell’inventiva vivaldiana, nella quale i due solisti sono accompagnati dal solo basso continuo. Freschezza e luminosità evidenti tanto nei tempi allegri quanto in quelli lenti. Ascoltando questa meraviglia, nel silenzio di una notte d’estate, con il pensiero alla fortuna planetaria delle sue “Stagioni”, non dimentichiamo che Vivaldi condivise con Mozart una morte in solitudine e povertà, solo e indigente, anche lui a Vienna, dunque lontano dalla sua Venezia. Sepolto nel cimitero di un ospedale per gli ultimi e gli emarginati, che oggi non esiste più.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Antonio Vivaldi
Vivaldi’s Cello
Yo-Yo Ma, violoncello; The Amsterdam Baroque Orchestra; Ton Koopman, direttore (Sony Music, disponibile anche su Apple Music e Google Play)

2) Antonio Vivaldi
Double Concerto
Akademie für Alte Musik Berlin (Harmonia Mundi, disponibile anche su Apple Music e Google Play)

3) Antonio Vivaldi
Stabat Mater
David Daniels, controtenore; Europa Galante; Fabio Biondi, direttore (Erato, disponibile anche su Apple Music e Google Play)

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Parole chiave:
Bellezza - Melodia - Musica antica - Strumenti musicali

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