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19/02/2013

Un'energia danzante che spazza via il dolore (J. Brahms, Trio per pianoforte, violino e violoncello Op. 101)




Johannes Brahms
Trio per pianoforte, violino e violoncello Op. 101
Allegro energico; Presto non assai; Andante grazioso; Allegro molto
Elena Bashkirova, pianoforte; Maxim Vengerov, violino; Boris Pergamenschikow, violoncello


«Che lavoro! Assolutamente geniale per passione, forza di idee, grazia e poesia. Prima d’ora nessun’altra opera di Brahms mi ha tanto trascinato... Stasera sono felice come non lo ero da tempo». La citazione – a proposito di una composizione che già nei primi 2 minuti e 20 secondi è capace di strappare dalle miserie umane, o anche dalle gioie terrene più forti, e conferma che Johannes Brahms è il più grande camerista di tutti i tempi – è di Clara Schumann, la “pianista che non volle arrendersi al dolore”: è con questa definizione, infatti, che la giornalista e scrittrice Elena Meli ha dedicato un libro alla moglie di Robert Schumann, una delle pianiste più acclamate dell’epoca romantica.
Donna e professionista del concertismo europeo di fine Ottocento, intorno al 1873 Clara Schumann fu costretta a cancellare tutti gli impegni per i forti spasmi alla braccia dovuti al superlavoro di pianista. La medicina moderna pensa si trattasse di una “sindrome da sovraccarico”, caratteristica di alcuni musicisti che suonano anche 15 ore il giorno. E la moglie del grande Schumann solo nel 1875 trovò sollievo grazie a tecniche innovative (parliamo di oltre 130 anni fa) per la lotta al dolore. Le cure migliorarono la sua vita, ma Clara dovette comunque diminuire l’attività, eliminando dal repertorio i pezzi più impegnativi, tra cui il primo dei due Concerti per pianoforte di Brahms, che adorava ma dopo il quale si sentiva stremata.
Dunque, quel «Sono felice come non lo ero da tempo» è assolutamente da condividere per la bellezza della melodia e per la forza insita in questo attacco del Trio per pianoforte, violino e violoncello Op. 101, l’ultimo di tre (gli altri due che lo precedono sono l’Op. 8, scritto nel 1853-54 durante un soggiorno a Düsseldorf, e l’Op. 87, composto nel 1882). Ed è una felicità che si “sente”, pervasiva, convincente, quasi concreta come un colpo di spugna che lava via la sofferenza e gli attimi di più forte negatività esistenziale. Al primo movimento seguono un Presto non assai, un Andante grazioso, e un Allegro molto: uno più bello dell’altro. Ma siamo sinceri: non riusciamo a staccarci dall’“Allegro energico” iniziale, finisce e lo rimettiamo da capo: perché è quell’energia così bene descritta da Clara Schumann che passa al primo ascolto, con quella progressione degli archi e quel tema così dolce e cantabile che all’improvviso spinge al massimo dell’immaginazione possibile la tensione lirica, per ben due volte, prima dal minuto 2:15 e poi dal minuto 5:40 del video. E ancora una volta è straordinario soffermarsi a notare come proprio il malinconico Brahms – l’eterno e timido scapolo, l’indeciso con le donne e con la vita, il signore dei ghiacciai che ha fatto della nostalgia e dell’intimismo il punto più alto delle vette cameristiche – sia quanto di più lontano ci possa essere dal mal di vivere e dal ripiegarsi su se stessi.
“Allegro energico”, ha scritto Brahms in partitura al primo movimento di questo suo Trio Op. 101. E di energia, per noi che ascoltiamo e siamo alle prese con momenti di dolore e sconforto, ce n’è da vendere, a partire dal primo accordo di sicuro piglio beethoveniano, che si stempera subito dopo nella meravigliosa malinconia brahmsiana. Un capolavoro «con contorni potenti ed efficaci», secondo il musicologo Carlo Franceschi De Marchi, a proposito delle prime note dell’Allegro, «che esaurisce il proprio contenuto in sole quattro battute, espandendosi come un’eco sino ai vigorosi accordi puntati della seconda idea, mentre gli archi che rimbalzano, e un’armonia cambiata nel modo, danno alla riproposizione del tema iniziale un profilo ancor più titanico e poderoso».
Il secondo tempo del Trio, Presto non assai, dal gioco armonico delicato e sfumato, scarno ed essenziale, è forse il Brahms cameristico più autentico se si guarda alla produzione precedente e successiva, tra archi a tutta ampiezza e pizzicati di forte impatto emotivo: si apre con una breve introduzione che fa da cornice alle due parti di un delizioso tema un po’ lamentoso. Poi accordi di pianoforte, pennellate di archi pizzicati e frasi incalzanti danno sostanza all’episodio centrale. L’Andante grazioso, terzo episodio del Trio, così soffuso di tenera malinconia, con una linea melodica purissima, prende vita dal duetto degli archi, al quale risponde il pianoforte. E’ effettivamente molto vicino, com’è stato notato, alla cifra stilista di Felix Mendelssohn e di Robert Schumann. Un’isola di pace, certo, dopo le emozioni tumultuose del movimento iniziale. L’Allegro molto, quarta e ultima parte, torna a essere di fattura brahmsiana nel linguaggio cameristico e al minuto 0:58 del video relativo propone una citazione, riconoscibilissima, del primo Concerto per pianoforte in re minore, composto 28 anni prima, nel 1858.
Brahms scrisse il Trio op. 101, insieme alla Sonata per violoncello op. 99 e alla Sonata per violino op. 100, nell’estate 1886, durante una vacanza sulle rive del lago Thun, nel Cantone di Berna, in Svizzera. Come già in altre occasioni, tornando in città dopo la montagna, il musicista si preoccupò di far conoscere quest’opera agli amici più fedeli, a cominciare proprio da Clara Schumann. Il violinista Joseph Joachim aggiunse in una lettera: «Caro Johannes, raramente hai scritto una cosa più bella di questo Trio». In effetti i quattro movimenti dell’op. 101 rivelano il temperamento schiettamente romantico del musicista, la sua bravura nel valorizzare la voce di ogni “solista”, liberando proprio la forma del Trio d’archi da ogni retaggio del passato barocco, in cui non tutti gli strumenti avevano lo stesso peso e la medesima autonoma libertà d’esperimersi. Daniel Gregory Mason, autore di un libro sulla musica da camera brahmsiana, assimila questa Op. 101 alla tragedia greca: infatti, proprio come la maggior parte dei drammi classici propongono un singolo tema dominante – gelosia, vendetta, amore o qualsiasi altra potente passione (o debolezza) umana – qui il Trio è sferzato da cima a fondo dall’energia vitale e a tratti, dopo attimi di solitudine meditativa, da un’energia quasi danzante: come dal minuto 3:04 al minuto 3:35 dell’Allegro finale. Per Brahms, una ricchezza di sfumature in termini compositivi. Per noi, una scorta senza fine di benessere e ottimismo.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Johannes Brahms
The Piano Trios
Beaux Arts Trio (Universan International Music, disponibile anche su iTunes)

2) Johannes Brahms
Piano Trios, Cello Sonata No. 2, Scherzo
Joseph Suk, violino; Julius Katchen, pianoforte; Jànos Starker, violoncello (Decca, disponibile anche su iTunes)

3) Johannes Brahms
Sestetto Op. 18 % Piano Trio No. 1
Isaac Stern & Pablo Casals Consort (Sony Classical, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Forme musicali - Musica - Terapia del dolore

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