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04/10/2011

Un disegno ordinato e meraviglioso di luce e di speranza (Igor Stravinskij, dal Concerto per archi in re)




Igor' Fëdorovič Stravinskij
Concerto per archi in re, detto “di Basilea”: 2. Arioso e 3. Rondò,
Orchestra “A Far Cry”


«La musica lava via dall’anima la polvere della vita di ogni giorno». Firmato, Berthold Auerbach, poeta e scrittore. Forse inconsapevole di consegnare una testimonianza pesante alla causa del dibattito moderno sulla musicoterapia, il letterato tedesco ha trovato, come solo ai grandi riesce, una sintesi fulminante che rende onore a queste piccole “cronache” musicali, dando un senso alle nostre proposte d’ascolto.
Lavare via la “polvere della vita”, come un panno sulla superficie opaca, come il vento spazza le nuvole... Un concetto magnifico che trova conferma in questa pagina, il Concerto per archi in re, composto a Hollywood nel 1946, il periodo “americano” di Stravinskij, su commissione del direttore d’orchestra svizzero Paul Sacher; detto “di Basilea” perché la prima esecuzione della partitura avvenne nella città elvetica il 27 gennaio 1947. Appartiene allo stile neoclassico del compositore russo, caratterizzato da una musicalità semplice e diretta, scrittura raffinata, pulizia formale, lieve nella cantabilità, nella danzante leggerezza, ancorato a un impianto musicalmente rassicurante; tuttavia qua e là “macchiato”, spezzato, percorso da meravigliose dissonanze, a tratti incalzanti, certo ambigue e armonicamente spigolose, ma garbate, mai urlate, sempre tenui, gentili, incastonate come gemme all’interno della gabbia tonale di un irresistibile valzer.
Alcune di voi riconosceranno questo Concerto per via del frammento che fa da sigla alla trasmissione Radio3 Suite del pomeriggio Rai. Qui Igor Stravinskij ci porta, proseguendo dai territori straussiani della scorsa puntata, al nocciolo del Novecento musicale. E tra le possibili interpretazioni disponibili su YouTube, abbiamo scelto questa versione registrata dal vivo a Boston del complesso A Far Cry, diciotto musicisti che suonano senza direttore, dunque “solisti” perfettamente integrati nella narrazione armonica fissata sul pentagramma. La regia video, dall’alto, contribuisce architettonicamente a rendere plastica la musica del genio russo, a darle una dimensione di spazio e non solo di tempo. Con i musicisti che suonano anche con il corpo, accennando passi di danza all’interno di un quadro armonico e geometrico che consegna una certa tridimensionalità al Concerto, confermando anche attraverso la pura trama strumentale la vocazione di Stravinskij per la musica che danza, per quell’inventiva ballettistica che ne ha decretato la più popolare fortuna compositiva.
Il Concerto di Basilea comincia con un Vivace che lasciamo alla ricerca personale delle nostre lettrici e dei nostri lettori. Noi partiamo con l’Arioso (riflettete sull’indicazione di Stravinskij, “Arioso”, e ascoltate con attenzione il brano), perché è con questo momento d’intensa felicità, sperimentata dagli stessi orchestrali, che la musica «lava via dall’anima la polvere della vita». Tra i musicologi più attenti all’arte del Novecento, Sergio Sablich scriveva a margine di un concerto dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino: «Nell’Arioso centrale gli archi si effondono in un lirismo più spiegato, di marca “apollinea” e “cantabile”. Nel Rondò finale, la cellula in espansione è una successione di note cromatiche dominata da un pulsare ritmico sferzante, che produce un che di ispido, di spinto. La scrittura per soli archi è un capolavoro di cesello. A episodi compatti di ripieno si alternano momenti in cui gli archi sono usati, come nel concerto grosso barocco, in piccoli gruppi di esecutori solisti. L’effetto complessivo è di nitida limpidezza. Eppure, dietro la maschera del supremo gusto artigianale emergono, come sovente accade nelle composizioni stravinskiane di apparente “puro divertimento”, inquietanti ambiguità e ombre, che celano a tratti anche una terribile ferocia».
Di particolare intensità emotiva ci sembra, durante l’Arioso ma ancora più nel Rondò, l’incalzante alternanza dei momenti lirici con la rottura del tessuto armonico operata dalle dissonanze che punteggiano il paesaggio sonoro. Stravinskij ci tiene in tensione, non ci lascia mai completamente “riposare” sul suo bellissimo e trascinante tema iniziale. Sembra non darci tregua. Ci fa danzare su un ritmo di valzer stilizzato, ma riconoscibilissimo. Poi all’improvviso rompe la magia con accordi cromaticamente intensi, urticanti. Spezza il suono, lo frantuma, poi riprende ad accarezzarci l’anima, e ancora cerca con gli archi i brividi più arditi, le regioni più lontane dal nostro centro di gravità tonale.
Il risultato è un impasto dove anche le dissonanze più complesse alla fine, se assaporate con passione, stanno dentro un disegno ordinato e meraviglioso di luce e di speranza. Con il Rondò che, a tratti, nella sua orchestrazione, regala attimi d’ironia, di disincantato umorismo, in un ritmo anche un po’ strambo, stravagante. Il tutto magnificamente interpretato da questo gruppo americano che raccoglie la sfida di Igor Stravinskij trasformandola in una musica energica e vigorosa.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Igor Stravinskij
Shadow Dances; Suite No. 1 for small orchestra; Suite No. 2 for small orchestra; Concerto in D for strings
Orpheus Chamber Orchestra (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

2) Igor Stravinskij
Chamber works & Rarities
European Chamber Soloists - Sinfonietta de Montréal
Vladimir Ashkenazy, direttore – Charles Dutois, direttore (Decca, disponibile anche su iTunes)

3) Igor Stravinskij
Dumbarton Oaks; Concert in D for strings; Dances Concertantes
Sinfonietta de Montréal – Charles Dutois, direttore (Decca, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Armonia - Felicità - Musica - Speranza

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