Fondazione Alessandra Graziottin onlus - per la cura del dolore nella donna Fondazione Alessandra Graziottin

Torna a Strategie per stare meglio

Condividi su
Stampa

11/06/2013

Un capolavoro "spezzato" dal dolore (W.A. Mozart, dalla Sonata per violino e pianoforte KV. 304)




Wolfgang Amadeus Mozart
Sonata per violino e pianoforte No. 21 Kv. 304
Tempo di Menuetto 
Gil Shaham, violino; Orli Shaham, pianoforte 


Un movimento di Sonata unico, Tempo di Menuetto, violino e pianoforte che dialogano con intensità. La melodia che si affaccia al pianoforte, nella perfezione dei trilli mozartiani, poi ripresa dal violino, e infine sostenuta da entrambi gli strumenti, in un gioco di specchi che già in poche misure rivela delicatezza e gusto per il cesello. Ma, improvvisamente, accade qualcosa: c’è come un taglio, una sospensione, una vera e propria pausa scritta in partitura da Mozart e che ovviamente non tutti i musicisti interpretano con la stessa durata. Per esempio, il duo storico formato dal violinista Arthur Grumiaux e da Clara Haskil al pianoforte lascia pochissimo spazio alla pausa, che pure è presente e divide in due parti distinte il Menuetto della deliziosa Sonata KV 304. Mentre il duo Shaham, fratello e sorella, nel video che proponiamo, oltre a un tocco cristallino “legge” la pausa davvero con l’anima di Mozart, colorando lo stacco con una netta cesura, un respiro bellissimo di vuoto e di meditazione.
Se avrete la fortuna di lasciarvi conquistare da tanta squisitezza musicale, e dalla sorpresa che emerge dall’ascolto di questa Sonata per violino e pianoforte di Wolfgang Amadeus Mozart, non riuscirete neppure a trovare una ragione di come sia possibile che una pagina così unica, e soprattutto unitaria, pensata per essere una cosa sola, sia stata all’improvviso spezzata da una pausa. Da un grumo di silenzio, quasi un salto nel vuoto, che sembra interrompere bruscamente un discorso sino a quel punto già di una bellezza concreta, e che per incanto entra in un nuovo mondo, un’altra musica, di nuovo bellissima, irresistibile. Forse più di quella precedente, ancora meravigliosamente cantabile, però di un’altra pasta, colorata di una diversa atmosfera, quasi portatrice di un differente messaggio. Eppure è sempre lo stesso Menuetto, lo stesso movimento di Sonata, il medesimo foglio di musica: l’arte di Mozart a 22 anni, un gioiello raffinatissimo.
C’è una ragione per questa meraviglia. E va cercata nella vita e nell’intima sofferenza del compositore stesso. Intanto, per calarla nel contesto storico, occorre ricordare che questa pagina è stata composta a Parigi (proprio di questi tempi, tra giugno e luglio di 235 anni fa, nel 1778), e forse proprio per questo ha un andamento così introspettivo, meditativo, lontano dalla cifra leziosa, salottiera della musica galante che si andava diffondendo all’epoca nelle case della nobiltà viennese. Ma ciò che è davvero importante per noi è che Mozart la scrisse, nella capitale francese, in un periodo in cui stava sperimentando le fibrillazioni più acute del dolore: quello legato alla fine dell’amore per la giovane cantante Aloysia Weber, naufragato poco prima del suo arrivo in Francia, e in particolare quello causato dall’improvvisa morte della madre, Anna Maria Pertl, che lo aveva accompagnato a Parigi. E tuttavia, pur non volendo vedere alcun collegamento fra quelle esperienze di vita e la musica della Sonata K. 304, i musicologi non possono non sottolineare la distanza di questa composizione dai modelli di puro intrattenimento ai quali si era ispirato Mozart. L’impressione è che il Salisburghese abbia mantenuto l’involucro per cambiare radicalmente il contenuto: per esempio, proprio l’idea di tagliare il secondo movimento della Sonata in Tempo di Menuetto corrisponde alla moda parigina di quegli anni, con la differenza sostanziale che il tono introverso con il quale procede, le tinte brunite che concludono il pezzo, sono lontanissimi dalle galanterie di quella danza. E lasciano dunque intravedere una forma alla moda, ma stravolta, rielaborata dal genio per raccontare dolore e sofferenza interiore
E’ questo il Mozart che stupisce di più per l’incanto dell’invenzione melodica e armonica, che divide con Bach, Beethoven e Brahms l’olimpo dei più grandi, il «creatore di bellezza» al quale, in lacrime, pensava Richard Strauss nello scrivere i suoi ultimi lavori durante la seconda guerra mondiale e dedicando la sua Sonatina «allo spirito immortale di Mozart alla fine di una vita piena di gratitudine». E’ il compositore che lascia attoniti per quella (apparente) semplicità che “brucia” e lascia dentro un segno indelebile, una sensazione di meraviglia, una certezza di pace interiore. Il Mozart che cura e ristora in quel dialogo intarsiato tra violino e pianoforte, nel gioco delle pause, dei diminuendo, dei pianissimo, nelle riprese che aprono squarci di luce e di serenità.
La cameristica mozartiana sa trasmettere emozioni e brividi che scuotono, pur nell’intarsio leggero, in filigrana, di una composizione apparentemente lineare, mai cerebrale. Questo genere di Sonata, per violino e strumento a tastiera, risale all’inizio del Settecento, periodo in cui dilaga come genere musicale autonomo, grazie all’emancipazione della tecnica strumentale e all’affermarsi in Europa di uno stile cantabile, “all’italiana”, che vedeva nel violino una sorta di potente alternativa alla voce femminile. Le Sonate per violino e clavicembalo op. 5 di Arcangelo Corelli, pubblicate nel 1700 e ristampate più di cinquanta volte nell’arco di dieci anni, ne sono un esempio d’alta scuola. E il loro ascolto consente di capire molto bene la differenza con la Sonata per violino e pianoforte successiva.
Un trattamento paritario dei due strumenti in gioco, infatti, arriverà soltanto più tardi: prima nel diffondersi di una specie di “sonata per piano con accompagnamento”, nella quale il violino si limitava a raddoppiare la melodia pronunciata dallo strumento a tastiera; poi nell’affermarsi di un modello più equilibrato di composizione sonatistica, nella quale entrambi gli strumenti venivano trattati con pari dignità, suddividendo fra loro il materiale melodico, e dando vita a veri e propri dialoghi strumentali: le Sonate per violino e pianoforte di Mozart appartengono a quest’ultima categoria.
Dal punto di vista della costruzione formale, i tempi della Sonata K. 304 sono due, secondo un modulo diffuso verso la fine del Settecento. Ma se il secondo movimento, come abbiamo visto, porta con sé una connotazione drammatica, quello di apertura, l’Allegro, «è una continua lotta», come ha scritto il biografo mozartiano Hermann Abert, «tra una stanca rassegnazione e un’incontenibile ribellione».
Buon ascolto.

top

Per approfondire l'ascolto

1) Wolfgang Amadeus Mozart 
Sonatas for Piano and Violin
Clara Haskil, pianoforte; Arthur Grumiaux, violino (Philips, disponibile anche su iTunes)

2) Wolfgang Amadeus Mozart 
The Violin Sonatas
Daniel Barenboim, pianoforte; Itzhak Perlman, violino (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

3) Arcangelo Corelli 
Violin Sonatas Op. 5
Stefano Montanari, violino; Accademia Bizantina; Ottavio Dantone, direttore (Arts Music, disponibile anche su iTunes)

top

Parole chiave:
Bellezza - Dolore - Forme musicali - Musica da camera - Vita e morte

Stampa

© 2013 - Fondazione Alessandra Graziottin

FAIR USE: Il contenuto di questo lavoro è a libera disposizione per il download, la stampa e la lettura a titolo strettamente personale e senza scopo di lucro. Ogni citazione per finalità didattiche e/o scientifiche dovrà riportare il titolo del documento, il nome dell'autore (o degli autori), i dati del libro o della rivista da cui il lavoro è tratto, e l'indirizzo del sito (www.fondazionegraziottin.org).

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

Torna a Strategie per stare meglio