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21/07/2020

Un canto d’oboe che splende oltre il cinema (Ennio Morricone, Temi principali del film «Mission»)


Proposte di ascolto di Pino Pignatta


Ennio Morricone
Temi principali del film «Mission»
Roma Sinfonietta e Coro Polifonico; Ennio Morricone, direttore


In uno spazio di riflessione musicale che si chiama “Strategie per stare meglio”, è quasi naturale ricordare il compositore e premio Oscar Ennio Morricone, le sue melodie, le sue invenzioni ritmiche e strumentali. Perché a due settimane dalla morte, a 91 anni, dell’autore delle colonne sonore più belle del cinema italiano e internazionale ci sembra rimanga proprio questo, in modo indelebile: la capacità di entrare, e soprattutto rimanere, nel cuore di chi ascolta. E questo “rimanere” è sempre la spia di un musicista che scava nel profondo, che non sciupa se stesso nella banalità commerciale e deposita nei nostri ricordi note, accordi ed effetti che resistono al tempo e fanno stare bene. Ovviamente veniamo da due settimane di celebrazioni, esaltazioni, e quindi evitiamo altre tentazioni agiografiche, o facili iperboli come quella del regista Quentin Tarantino, secondo il quale «Morricone è come Mozart». Non è così. Però diamo a Cesare quel che è di Cesare: l’arte di Ennio Morricone fa stare bene e in ogni istante ci riempie di musica.
E questo il compositore nato a Roma lo ha fatto con tutti i generi. Qui ci occupiamo solo di musica cosiddetta classica, nel senso di colta, ma l’incursione che, per esempio, Morricone ha fatto nella musica leggera è memorabile e marca ancora una volta la differenza nella qualità di scrittura. Perché un pezzo come «Se telefonando», grande successo lanciato da Mina nel 1966 (con il testo, non lo sa quasi nessuno, di Maurizio Costanzo) dà la misura del musicista: le progressioni armoniche di questa canzone sono molto al di là della qualità espressiva e compositiva di questo repertorio. La ascolti e capisci che c’è qualcosa in più, pur in ambito leggero.
Certo, nonostante il suo maestro, Goffredo Petrassi, abbia fatto di tutto per trattenerlo nel solco della musica pura, il terreno della massima meraviglia per Morricone sono state le colonne sonore: espressione tuttavia non precisa, meglio parlare di musica per il cinema. E’ qui che la carezza di questo compositore ci arriva sempre tenera e avvolgente, come si è ascoltato, per esempio, il 9 luglio scorso, alla ripresa della stagione estiva dell’Orchestra di Santa Cecilia, sul podio Antonio Pappano, che dopo quattro mesi di silenzio per il Covid ha proposto, accanto alle Sinfonie di Beethoven, il tema struggente di «Mission»: tema che ascoltiamo in questo video, in un’interpretazione della Roma Sinfonietta, anche qui in forma di concerto, cioè in una lettura della partitura senza le immagini, anche se sarebbe meglio scrivere oltre le immagini.
Questo “oltre” segna la forza di Morricone: la capacità di rimanere musica viva e intensa anche senza le sequenze su un grande o piccolo schermo. Spulciando qui e là fra le dediche alla sua memoria, il giornale londinese Guardian scrive proprio questo: «La sua colonna sonora per The Mission (1986) è stata descritta come così commovente che, piuttosto che integrare il film, lo ha travolto». Ascoltatela senza le pur straordinarie immagine della pellicola di Roland Joffè. Ascoltate la musica di Mission su uno stereo, come se fosse una sinfonia del periodo romantico, con quel canto d’oboe, che profuma e colora il tema del film, e avvertirete nettamente l’impatto emotivo delle sue idee musicali.
Ovviamente tanta parte della musica di Morricone che tutti ricordano è dovuta agli “Spaghetti Western”. Anche qui le fughe in avanti alla Tarantino – il cui ultimo western, «The Hateful Eight», è proprio quello che ha assegnato il premio Oscar al compositore – sono largamente iperboliche. Tuttavia, perché fraseggi musicali come quelli del film «Il buono, il brutto e il cattivo» rimarranno per sempre nel cuore della gente? Per il volto di Clint Eastwood (che ha solo sempre un’espressione, diceva Sergio Leone, «con il sigaro e senza») oppure proprio per le musiche?
Abbiamo chiesto a Emiliano Buggio, insegnante di Armonia ed esperto in Analisi delle partiture, una ragione musicale per questa forte empatia che regalano le partiture di Morricone: «Per scrivere buona musica per un film non è sufficiente inventare melodie orecchiabili o suggestive combinazioni armoniche. La musica deve legarsi alle immagini, riempire suoni e dialoghi, e partecipare alla realizzazione del significato di quel che lo spettatore vede. In questo senso, la musica di Ennio Morricone raggiunge livelli straordinari di efficacia narrativa e di ambientazione. Basterebbe il solo duello finale di «Per qualche dollaro in più» (1965), in cui protagonista è il carillon di un orologio. Quando il carillon inizia a suonare (la sua semplice melodia insiste sui gradi principali della scala, gli accordi di tonica e dominante), il suono è diegetico, nel senso che è presente sulla scena e lo sentono anche i personaggi. Nel momento in cui la linea melodica del carillon si alza (passando dal modo minore a quello maggiore) si uniscono anche gli archi dell’orchestra; il suono diventa (in parte) extradiegetico (i personaggi in scena non lo sentono). L’effetto è quello di amplificare l’atmosfera epica di questo duello, superando i confini dell’arena circolare fin quasi a riassumere tutti gli eventi del film che hanno alla fine condotto a questo duello finale. La musica è un personaggio della scena (l’orologio) ma nel contempo dà alle immagini significati via via più ampi, facendo alla fine convergere in quell’arena circolare tutta la trama del film; la musica stessa è in parte dentro alla scena (il carillon), in parte oltre la scena (l’orchestra). Proprio quando il suono del carillon sta per spegnersi, arriva il colpo di scena: da fuori campo si sente un nuovo carillon. L’orchestra si è ampliata, fino all’epica apparizione della tromba e del coro; l’accumulo di pathos ha dilatato i tempi della scena, permettendo la successione di ripetuti primi piani e dettagli. Fra le melodie celebri va ricordata, naturalmente, quella dell’oboe nella colonna sonora di “Mission”. In questo caso, oltre alla maggior ampiezza della linea melodica, il colore delle armonie e lo sviluppo dei brani può richiamare alla memoria (e all’orecchio) la produzione romantica del secondo Ottocento, mantenendo comunque sempre chiaro il proprio legame con la pellicola».
Buon ascolto.

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Per approfondire l’ascolto

1) Ennio Morricone
Musica per il cinema
Filarmonica della Scala (Live Tour, disponibile anche sugli store digitali)

2) Ennio Morricone
I 60 anni di carriera del Maestro
Czech National Symphony Orchestra (Decca, disponibile anche sugli store digitali)

3) Yo-Yo Ma plays Ennio Morricone
Roma Sinfonietta (Sony BMG Music Entertaiment, disponibile anche sugli store digitali)

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Parole chiave:
Cinema - Emozioni - Musica

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