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22/09/2015

Tristezza ed esuberanza, tutto in un Quartetto (Johannes Brahms, Quartetto per pianoforte No. 1 Op. 25)




Johannes Brahms
Quartetto per pianoforte No. 1 Op. 25
Allegro
Schubert Ensemble


L’ascolto di una trascrizione di Arnold Schönberg trasmessa recentemente da Radiotre ci riporta – ed è sempre una parentesi di felicità musicale – alla cameristica brahmsiana. Il compositore viennese, padre della Dodecafonia, aveva trascritto per orchestra il primo dei Quartetti per pianoforte di Johannes Brahms, il No. 1 Op. 25. Una trascrizione frequentata dai più grandi direttori, che trovate in varie versioni su YouTube. Per i compositori, in genere, l’arte della trascrizione, soprattutto partendo dalle piccole forme strumentali per muovere verso ampie dimensioni orchestrali, è esercizio formidabile, che dal rispetto del materiale di base consente di aggregare sul pentagramma idee nuove e sviluppare percorsi alternativi, affinando le capacità di orchestrazione sino al punto di ricomporre una pagina che è già storia.
E questo ha fatto Schönberg con il meraviglioso Quartetto per pianoforte Op. 25 di Brahms. Ma dopo avere ascoltato l’intera trascrizione ci è tornata la voglia di andare alla fonte, e di proporvi qui l’originale che, a nostro giudizio, conserva, nonostante la ridotta base strumentale – un quartetto con pianoforte che per l’epoca era una novità, né un trio d’archi né un quartetto classico –, una forza d’urto sull’anima e sulla fisicità di chi ascolta anche maggiore della potenza orchestrale uscita dalla penna e dall’esercizio compositivo di Schönberg.
«Aimez-vous Brahms?», si potrebbe forse dire con le parole del romanzo di Françoise Sagan. Certamente sì. Impossibile, d’altronde, se si è sensibili alle squisitezze della musica da camera, resistere ai suoi lavori più intimi, nonostante nei primi dieci anni di vita compositiva avesse mostrato scarso interesse per la cameristica, dedicandosi quasi esclusivamente al pianoforte e ai Lieder, in attesa di sentirsi maturo per affrontare la musica sinfonica (e inseguire finalmente il “fantasma” di Beethoven). E’ infatti alla musica da camera che Brahms confida le ispirazioni più profonde, il rifugio nel quale nasconde le nostalgie, le malinconie, gli abbandoni, le delusioni esistenziali, comprese quelle di essere, dal punto di vista relazionale, un uomo in buona sostanza solo, senza quel completamento femminile a lungo sognato e mai raggiunto.
Brahms si siede davanti agli 88 tasti e scrive questo suo primo Quartetto per pianoforte nell’estate del 1861, anno di eventi che segnano la storia: nasce il primo Parlamento d’Italia, inizia la guerra civile americana e il tedesco Philipp Reiss inventa la prima forma primitiva di telefono. Com’era sua abitudine, Brahms componeva nei mesi estivi sulle montagne austriache e svizzere, e all’arrivo dell’autunno, proprio come fosse ora, tornava in città per dare i lavori alle stampe e presentarli in concerto. Alla fine di settembre il Quartetto Op. 25 era pronto e Brahms ne inviò una copia a Joseph Joachim, amico e celebre violinista, per averne un parere. Il 16 novembre dello stesso anno fu eseguito per la prima volta nella sala dei concerti di Amburgo, con Clara Schumann, la vedova di Robert Schumann, al pianoforte, mentre è lo stesso Brahms a eseguirlo davanti al pubblico di Vienna, che applaude un Quartetto di ampie proporzioni, elaborato strumentalmente, con il pianoforte dominante. Qui ne ascoltiamo il primo movimento, in un’interpretazione del Schubert Ensemble densa di contrasti dinamici e timbrici, di magnifici “pianissimo” e “fortissimo” che ben restituiscono la forza della cameristica brahmsiana.
Bellissimo l’Allegro che apre il Quartetto, con tre temi sostenuti da altrettante invenzioni melodiche, che si susseguono nello sviluppo, in un clima di malinconia tipicamente brahmsiana. Vale la pena soffermarsi, proprio all’inizio, dopo l’entrata affidata al pianoforte, sulla frase, identica, che Brahms consegna prima al violoncello, poi alla viola, poi al violino, in contrappunto, che sale dalle tinte brunite dell’arco più grave, via via alle mezze tinte della viola e infine agli acuti del violino, come un sentimento, uno stato d’animo che passa dal buio alla luce. Mentre il primo tema è misterioso e introspettivo, il secondo tema, che sboccia più avanti, introdotto dal violoncello, ha un andamento espressivo, pieno di calore. Poi il compositore di Amburgo mette in campo una terza idea, che deriva dalla precedente e conclude l’esposizione. Il risultato è un primo movimento che sembra quasi un’opera a sé stante, risolutiva di tutte le emozioni del compositore, tanto è ricco di spunti, di pienezza strumentale, di meditazione e slanci lirici.
Vi suggeriamo, ovviamente, prima d’un eventuale acquisto discografico, di seguire su YouTube, sempre nell’interpretazione del Schubert Ensemble, registrata dal vivo al King’s Palace di Londra nel gennaio di tre anni fa, anche gli altri tre movimenti: il successivo Intermezzo che è una pagina di intenso lirismo e l’Andante con moto in forma di Romanza, dal carattere romantico. Per finire con la trascinante forza vitale del quarto e ultimo movimento, quel Rondò alla zingarese che sulle suggestioni delle melodie zigane è una delle pagine cameristiche più vibranti di musica, di passione, di magia ritmica e timbrica. Una spremuta di energia, insomma, da non perdere assolutamente, che accese l’entusiasmo di Joachim alla prima lettura della partitura.
Qui occorre dire che la partitura porta espressamente l’indicazione “alla zingarese”. A metà Ottocento, infatti, i compositori avevano essenzialmente due modi per dare corpo e sostanza al materiale sonoro con caratteristiche rapsodiche, trascinanti: il primo erano le suggestioni dei gitani nell’Europa dell’Est, dei Balcani; l’altro modo era quello di guardare al sud dell’Europa, e dunque al sud d’Italia, dove il bacino d’ispirazione diventava la tarantella. Qui Brahms sceglie la prima strada, con un Rondò che si ricollega allo spirito delle sue Danze Ungheresi, incantevoli sia nella versione orchestrale sia in quella pianistica. Ne è nata una pagina travolgente e indiavolata, cimento strumentale per chi suona e contenitore d’umori contrastanti per chi ascolta: malinconia e frenesia selvaggia, languore ed esuberanza, istinto di solitudine e voglia di vivere. Quello che, a tratti, sperimentiamo ogni giorno nelle nostre vite.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Johannes Brahms
The Piano Quartets Op. 25, 26 & 60
Emanuel Ax, pianoforte; Isaac Stern, violino; Jaime Laredo, viola; Yo-yo Ma, violoncello
(Sony Classical, disponibile anche su Apple Music e Google Music)

2) Johannes Brahms
Piano Quartet OP. 25 (orchestrated by Arnold Schönberg)
Netherlands Philharmonic Orchestra; Marc Albrecht, direttore (Pentatone, disponibile anche su Apple Music e Google Music)

3) Johannes Brahms
KlavierQuintett Op. 34
Maurizio Pollini, pianoforte; Quartetto Italiano (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Music)

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Parole chiave:
Malinconia - Musica da camera - Serenità - Solitudine - Strumenti musicali - Tristezza

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