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18/10/2016

Tristezza e felicità in punta di danza (Johann Sebastian Bach, Partita No. 1 BWV 825)




Johann Sebastian Bach
Suite francese No. 2 BWV 813
Andràs Schiff, pianoforte


L’ultima fatica del pianista statunitense Murray Perahia, appena sbarcato nei negozi di musica e sugli store digitali con le Suite francesi di Johann Sebastian Bach, ci riporta a linguaggi più rarefatti, a filigrane strumentali di più nobile fattura. Proveniamo da ascolti orchestrali, corali e cameristici, e questa volta ci fermiamo davanti a un pianoforte solo e alla commovente ricerca di un esecutore che non è uno specialista bachiano, ha un repertorio vastissimo, suona tanto Beethoven, Schumann, Chopin, e ha lasciato un segno indelebile nella discografia con l’integrale dei Concerti mozartiani accompagnato dall’English Chamber Orchestra. Ma studia Bach sin da bambino, a 15 anni è rimasto folgorato da un’esecuzione della Passione secondo Matteo diretta da Pablo Casals, ha preso per due anni lezioni di clavicembalo, e ora, sorprendentemente, alla soglia dei 70 anni, dopo una lunga frequentazione del repertorio classico e romantico, porta sugli 88 tasti un Kantor di squisita pulizia nella tessitura delle voci, di una essenzialità e chiarezza invidiabili nei piani sonori. E’ passato di recente alla Deutsche Grammophon e la sua prima incisione per l’etichetta tedesca è proprio il Bach delle sei Suite francesi (BWV 812-817). Non abbiamo trovato un suo video adeguato, ma vi raccomandiamo l’ascolto dell’album.
Non c’è in questa musica, a differenza di tanti capolavori che abbiano sentito sinora, un’indicazione terapeutica precisa, un accenno di impostazione “programmatica”, e neppure notizie biografiche e musicologiche tali che facciano pensare a un sentimento particolare del compositore o a una fase critica della sua vita. Siamo all’inizio del Settecento e le musiche nascono in gran parte su commissione di committenti aristocratici o di influenti e facoltosi dilettanti con il vezzo di farsi dedicare musica “nuova” dai compositori dell’epoca. Sappiamo che queste Suite Francesi, insieme con le precedenti Suite inglesi, nascono nel periodo in cui Bach lavorò alla Corte di Köthen. Ma non ci sono informazioni precise sulla scintilla ispiratrice di queste pagine. Si sa che alternano – nella struttura di “Suite” ispirata a danze effettivamente praticate negli strati sociali più popolari e popolareschi dei Seicento e primo Settecento, ma sublimate e rese eteree a livello strumentale dal genio bachiano – idee musicali spensierate ed esuberanti ad atmosfere più tristi e introspettive nelle magnifiche sarabande.
Dallo studio di “Frau Musika - La vita e le opere di J.S. Bach”, del musicologo torinese Alberto Basso, per suggerire qualche annotazione più puntuale, scopriamo che «la qualifica di “francesi”, desunta più che altro dalle intitolazioni, tutte in francese, delle varie danze, non è riportata nei documenti dell’epoca. La struttura è semplice e i singoli brani hanno un’estensione limitata. Nell’organizzazione interna della raccolta si distinguono due gruppi di Suite: le prime tre sono in tonalità minore, le restanti tre in maggiore. Dal punto di vista della successione delle danze, alle quattro rituali – allemande, courante, sarabande, gigue – si aggiungono, dopo la sarabande, due o tre o quattro danze intermedie, le cosiddette “Galanterien”, che nel caso della Suite francese No. 2 BWV 813, sono una air e un menuet… Marcata è la predilezione per un impianto in cui la melodia ha il sopravvento sulle combinazioni contrappuntistiche e sulla tecnica dei contrasti: anche sotto questo profilo, la raccolta risponde a un criterio di “hausmusik” intimo, severo nelle prime tre Suite, gaio nelle restanti tre».
E’ bene forse precisare, per chi s’avvicina solo ora a queste musiche, melodicamente irresistibili e cantabili come in tutta la seconda Suite francese, ma assai nobili e raffinate nel gusto strumentale e nell’effetto timbrico, qualcosa sulle singole danze: l’allemande, dall’andamento moderato e scorrevole, con un portamento elegante e nobile; la courante, di cui esistono due tipi: quella italiana, più veloce, che dà appunto il nome alla danza, e quella francese, più lenta e maestosa; poi la sarabande, di origine spagnola, che all’inizio del XVII secolo era in realtà mossa e libertina, ma che verso il 1720-30, il periodo in cui Bach scrive queste Suite, assume un andamento lento e più denso; la gigue, sempre veloce, anche qui di gusto francese o italiano; e tra le altre danze interposte alle quattro canoniche, si segnalano in questa BWV 813 i menuet I & II, per il loro irresistibile fascino melodico. E qui si può cogliere in tutta la sua potenza il lavoro di raffinazione compositiva compiuto da Bach sul materiale originario e “povero”: il minuetto è l’unica danza della Suite che sopravvive al Barocco, entra nello stile classico, e diventa uno dei tempi (di solito il terzo dei quattro) di quasi tutte le sonate e sinfonie.
Tornando a Murray Perahia, è lo stesso pianista statunitense, con la forza dell’interprete che prende la musica dal pentagramma e la trasforma in suoni ed emozioni, a darci alcune chiavi di lettura per inquadrare questo ascolto: «Le Suite francesi sono l’opera di un Bach ad altissimo livello, e anche se la struttura può essere avvicinata da un bambino alle prime armi, le idee musicali si mantengono profonde, non c’è una sola nota che non debba essere suonata con tutto il nostro cuore e la nostra anima. Le prime tre Suite, in tonalità minori, sono tristi e allo stesso tempo tenere. Le sarabande toccanti. Poi, nelle tonalità maggiori, il clima diventa acceso, vitale. La gigue della quinta Suite è pura gioia».
Come abbiamo avuto modo di sottolineare in altre puntate di queste “Strategie per stare meglio”, anche senza punti di riferimento precisi sulle intenzioni del compositore, o sul suo stato d’animo o di salute, è importante che la musica riesca a farci stare bene, a essere lenitiva, a donarci calma e benessere psico-fisico, a farci scordare addirittura noi stessi. Lo abbiamo già sperimentato con le Partite per clavicembalo (BWV 825-830), e le sei Suite francesi, composte qualche anno prima sempre a Köthen – dov’erano stati scritti anche i Brandeburghesi, i Concerti per violino e le Ouvertures per orchestra, le opere per violino e per violoncello e il Primo Libro del Clavicembalo ben temperato – ne sono un altro formidabile esempio. Basta osservare l’attacco della Suite No. 2 con Andràs Schiff al pianoforte: proprio all’inizio del video, l’artista ungherese, tra i massimi interpreti bachiani contemporanei, sta qualche secondo immobile e in silenzio, in doveroso rispetto davanti a un gigante del pensiero umano, poi in anticipo sulla prima nota dell’allemande si distende in un accenno di sorriso che “materializza” all’istante la rasserenante pace interiore alla quale si perviene suonando e godendo di questa musica. E se a casa, nel guardare il video o nell’ascoltare un disco, la seconda Suite francese (e le altre cinque) vi strapperà un sorriso così, spia di un benessere profondo, allora questo nostro spazio musicale avrà trovato il suo senso più vero.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Johann Sebastian Bach
French Suites
The Anniversary Edition Vol I & II
Murray Perahia, pianoforte (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Johann Sebastian Bach
English Suites
French Suites
Ouverture in the french style
Glenn Gould, pianoforte (Sony Classical, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Johann Sebastian Bach
French Suites
Italian Concerto
Andras Schiff, pianoforte (Decca, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Felicità - Forme musicali - Musica antica - Tristezza

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