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19/05/2015

Tre gioielli musicali più forti della follia (Robert Schumann, Romanze per oboe e pianoforte Op. 94)




Robert Schumann
Romanze per oboe e pianoforte Op. 94
I) Nicht schnell (Non veloce); II) Einfach, innig (Semplicemente, intimo); III) Nicht schnell (Non veloce)
Albrecht Mayer, oboe; Hélène Grimaud, pianoforte


Sono i nostri umori più profondi e cupi che si adattano al malinconico andamento di una melodia? O è la struggente visione nostalgica di una musica che scatena in noi sensazioni di intima introspezione? Capita spesso, infatti, di ritrovarsi a vivere una sorta di empatia tra il proprio stato d’animo e un passaggio orchestrale, un fraseggio di strumento solo o una tinta “autunnale” cameristica. In altre parole, un capolavoro scritto sul pentagramma è in grado di sintonizzarsi sulle nostre tristezze o felicità, perché magari sperimentate dal compositore stesso, o siamo noi che, in un’esperienza sensoriale quasi creativa, in un certo senso lo “componiamo” in modo diverso a ogni ascolto?
Sono domande che sorgono nell’intimo di chiunque ascolti, per esempio, la musica che vi proponiamo questa settimana, tratta da un Cd che non può mancare dalla vostra discoteca. Un compact disc di cui abbiamo già fatto la conoscenza a proposito dei quattro pezzi per viola e pianoforte Märchenbilder Op. 113 di Robert Schumann. Nello stesso disco – con altre meravigliose creazioni che ascolteremo più avanti (i Märchenerzählungen op. 132 per pianoforte, clarinetto e viola e i Fantasiestuke OP. 73 per pianoforte e clarinetto) – ci sono tre gioielli che mostrano l’abilità cameristica di Schumann nell’intarsio e nella miniatura: le Romanze Op. 94 per pianoforte e oboe, tre composizioni dal carattere delicato e quasi salottiero. Le ascoltiamo qui nell’interpretazione dell’oboista tedesco Albrecht Mayer con la pianista francese Hélène Grimaud: dalla malinconia della prima di queste “Drei Romanzen” si passa alla serenità e all'incanto melodico della seconda, per arrivare al mistero quasi magico della terza. Si tratta di pagine eleganti e raffinate: la prima ha un andamento decisamente improntato alla cantabilità lirica, ed è quella che forse incanta di più per il dialogo in filigrana tra oboe e pianoforte. Il secondo brano offre un arabesco melodico armonizzato in modo sempre diverso. L'ultima romanza è più ampia, con la melodia della parte centrale puntellata dal controcanto del pianoforte che sembra non volere mai abbandonare l’oboe, in un’unità quasi spirituale (e molto brahmsiana) fra i due strumenti.
Per riprendere la riflessione iniziale sul rapporto umore-musica, è importante contestualizzare queste tre composizioni, che nascono in un momento assai particolare della vita di Schumann. Con le Romanze op. 94, infatti, occorre tornare indietro nel tempo sino al 1849, anno felice, dal punto di vista creativo, soprattutto cameristico, nella vita tormentata del compositore. Perché è un anno che si colloca tra due momenti di svolta, entrambi a loro modo drammatici, della sua esistenza di uomo e di musicista. Schumann era cittadino di una Germania che si apriva a nuovi orizzonti dopo il fallimento dei moti rivoluzionari del 1848. Esperienza che non riuscì a incidere politicamente nella parabola di vita e di musica di Schumann. Che non era Wagner, il quale, insieme con Bakunin, stava sulle barricate di Dresda, impegnato nelle insurrezioni. Schumann no: si rifugiò addirittura nella campagna di Kreisha per evitare i moti. Annotava in quei mesi sul suo diario: «Odio tutto ciò che non nasce da un intimo impulso di vita», confermando di essere del tutto estraneo alle utopie rivoluzionarie dei giovani tedeschi.
Ma il 1949 è anche l’anno che precede il trasferimento a Düsseldorf, nel settembre 1850, periodo in cui la parabola umana del musicista inizierà a declinare: lo abbiamo già raccontato, Schumann ha difficoltà a integrarsi nella vita musicale della nuova città di residenza, con ricorrenti crisi depressive. E le allucinazioni dovute soprattutto all'alcolismo lo spingeranno verso un drammatico tentativo di suicidio: il 27 febbraio 1854 si getterà nel Reno, salvato da alcuni pescatori. Internato nei pressi di Bonn, morirà nel 1856.
E’ quasi impossibile immaginare che quest’uomo avviato verso la follia abbia composto musica così aderente ai nostri sentimenti più intimi. Eppure è proprio nell’anno che sta tra queste due parentesi di forte tensione – una politico-esistenziale, l’altra personalissima e dolente – che videro la luce le quattro raccolte di brani cameristici di cui abbiamo parlato prima, tutti affidati a strumenti a fiato (con l'unica eccezione dei Fünf Stücke im Volkston Op. 102 per violoncello e pianoforte). Tutti i lavori di questo “magico” 1949 sono di solito brevi, però assai ispirati e soprattutto capaci di estrarre le potenzialità timbrico-espressive degli strumenti. E anche nelle Tre Romanze Op. 94 il protagonista è il timbro: come ha scritto il musicologo Sergio Cappelletto per una serata cameristica all’Accademia di Santa Cecilia, un timbro «così nobilmente “casalingo”, davvero “grato all'udito” dell'oboe: trattasi, naturalmente, dell'orecchio dell'anima, al quale talvolta non dispiace accomodarsi in pantofole».
Schumann scrive queste Romanze per oboe, violino o clarinetto (si ascoltano anche trascrizioni per flauto traverso), ma su indicazione stessa del compositore talvolta vengono eseguite con il violoncello. Il timbro particolare dell’oboe, tuttavia, sembra essere il più adatto per l’equilibrio in punta di piedi con il tocco pianistico: meno “mezza tinta” del clarinetto, ma ugualmente nostalgico. In particolare nella seconda Romanza (con l’indicazione espressiva di “Semplice e Intimo”), la colorazione oboistica riporta quasi a suggestioni da leggenda, da fiaba, da spensieratezze fanciullesche, come peraltro sono le Märchenbilder Op. 113 che abbiamo già gustato nel loro equilibrio timbrico di viola e pianoforte.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Robert Schumann
Romanzen Op. 94; Fantasiestüke Op. 73; Märchenbilder Op. 113; Märchenerzählungen op. 132
Ingo Goritzki, oboe; Thomas  Friedli, clarinetto; Hirofumi Fukai, Viola; Riccardo Requejo, pianoforte (Claves Records, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

2) Robert Schumann
Works for oboe & piano
Heinz Holliger, oboe; Alfred Brendel, pianoforte (Philips, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

3) Brahms & Schumann
Concert Musikè: Sonata Op. 120 per viola (o per clarinetto) Nos. 1&2; Märchenbilder per viola e piano Op. 113
Bruno Pasquier, viola; Jean Bernard Pommier, pianoforte (Gega New, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

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Parole chiave:
Depressione - Fiabe e leggende - Malinconia - Musica da camera - Serenità - Strumenti musicali

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