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18/11/2014

Tra leggende medievali e identità nazionalistica (Fryderyk Chopin, Ballata No. 1 in sol minore Op. 23)




Fryderyk Chopin
Ballata No. 1 in sol minore Op. 23
Lang Lang, pianoforte


Tre video a confronto ci portano al cuore dell’arte di Chopin, a una delle sue pagine più toccanti: musica pianistica pura, tenera di una tenerezza che guarisce, bella di una bellezza a tratti cantabile, in altri drammatica, in altri ancora “politica”, tumultuosa, libertaria. In una parola, romantica, nell’accezione più vera. Tre confronti fra altrettanti pianisti, perché non scordiamo che è il confronto il sale della musica, cioè il momento, assolutamente magico, in cui ascoltiamo l’interpretazione, da parte di artisti diversi, di un medesimo brano scritto su pentagramma: le stesse note, la stessa melodia, la stessa armonia, le medesime indicazioni agogiche e dinamiche prendono strade differenti e ci raccontano storie diverse a seconda di chi legge quelle note sullo strumento. E’ il processo di intermediazione che soltanto la musica, tra le arti, possiede. Ed è in grado di incantarci ogni volta, perché un capolavoro sembra non avere segreti e all’improvviso altre mani ne svelano sfumature impensate e impensabili.
Così accade in questa Ballata di Chopin: tre sfide interpretative che arrivano dalle profondità poetiche e musicali di metà Ottocento. Un genio del tocco pianistico come Arturo Benedetti Michelangeli; l’austera perfezione formale di Krystian Zimerman, polacco come l’autore; e la freschezza cantabile di Lang Lang, che ti lascia di stucco al pensiero che un trentaduenne nato in un distretto industriale del Nord della Cina, con origini culturali così lontane dallo Sturm und Drang europeo, che incide per la Sony e riempie gli auditorium, sia arrivato tanto vicino all’anima romantica del Vecchio Continente. Un confronto che potete apprezzare su YouTube per conoscere, o riascoltare, questa Ballata No. 1 Op. 23, la prima di quattro che il compositore Fryderyk Chopin (le cui spoglie sono sepolte a Parigi, nel cimitero di Père Lachaise, ma il cui cuore è – letteralmente – custodito in Polonia, nella chiesa di Santa Croce a Varsavia) ci ha lasciato tra il 1831 e il 1843.
“Ballata” è un termine che arriva da lontano, una forma musicale attorno a un testo poetico che risale al XIV secolo, diffusa in Francia e in Italia grazie ai lavori di Guillaume de Machaut e Francesco Landini. Anche i compositori romantici, soprattutto tedeschi, per esempio Robert Schumann, hanno lasciato pagine musicali su versi. Nel XIX secolo ha avuto largo successo soprattutto la ballata strumentale, pensata per pianoforte solo, di cui è stato maestro appunto Chopin con i suoi quattro lavori; ma anche altri musicisti dell’epoca si sono misurati su questo terreno: Johannes Brahms ne ha scritte quattro come il compositore polacco, forse in una sorta di “gioco” simmetrico di omaggio e ispirazione; e poi Franz Liszt, Edvard Grieg, Gabriel Fauré. Dunque, la Ballata si può configurare come un genere con un proprio profilo storico e musicologico, e ci dà la possibilità di esplorarne il repertorio in un nuovo ciclo tematico, come abbiamo fatto per Divertimenti e Serenate.
Partiamo da Chopin perché è con lui che l’antica forma poetica della “ballata” ritrova smalto, sulla tastiera del pianoforte. La sua musica, infatti, quasi esclusivamente dedicata agli 81 tasti, colorata di elegia e nostalgia per la patria polacca, «è la più perfetta incarnazione dell’anima romantica nella dimensione del suono pianistico», come insegna Piero Rattalino. Che aggiunge: «Le forme musicali classiche che permettono al pensiero di esprimersi con ampiezza e varietà di respiro sono la sonata, il rondò e la variazione». E queste Ballate chopiniane – di cui la prima, l’Op. 23, è forse la più generosa nel dispiegarsi della linea melodica e negli accenti di lirismo – sposano alla perfezione i meccanismi della sonata e insieme della variazione.
Nel 1831 Chopin è a Vienna. Comincia a scrivere un pezzo che termina quattro anni dopo: è la sua prima Ballata. Il significato del termine, nell’epoca dell’aristocrazia musicale austriaca, è facile da intuire, anche se dopo cinque secoli, a partire dalle ballate nate in seno all’ars nova fiorentina di Francesco Landini, si è molto allargato il significato della parola. Al tempo dello Chopin viennese erano di moda pezzi per canto e pianoforte, con racconti epico-leggendari, per esempio il “Re degli Elfi” scritto da Goethe e messo in musica da Schubert. Tuttavia, Chopin è il primo che interpreta la ballata a livello esclusivamente pianistico, alla stregua di quanto proposto da Mendelssohn nelle “Romanze senza parole”.
Oggi sappiamo che Chopin era stato ispirato dal poeta polacco Adam Mickiewicz: un letterato che aveva narrato in chiave lirica miti e leggende di una Polonia idealizzata, ancora indipendente, e cioè non ancora spartita politicamente e militarmente, come accade dalla fine del Settecento, fra Russia, Prussia e Austria. Quindi, potremmo dire, una poetica a metà tra quello che oggi chiamiamo “fantasy” e la rivendicazione identitaria nazionalistica. Queste Romanze e Ballate di Adam Mickiewicz erano la lettura quotidiana di Chopin, ne aveva persino regalata una copia a un amico. Ovviamente la musicologia ha indagato la corrispondenza tra le liriche di Mickiewicz e le quattro Ballate chopiniane. E’ probabile che a poco a poco la libertà del pensiero musicale di Chopin abbia preso il sopravvento, e che dunque le sue quattro pagine non siano una sorta di “musica a programma” sul filo conduttore del “libretto” costituito dai versi di Adam Mickiewicz. Ma, come scrive Rattalino, «resta indiscutibile un’adesione di clima culturale, l’adesione di Chopin al destarsi di quella coscienza nazionale che avrebbe portato alla disperata insurrezione polacca del novembre 1830, domata dai russi nel 1831». Sentimento patriottico che domina tanta parte della musica “politica” di Chopin, politica come grido di dolore per la patria.
L’apparizione della prima ballata scatenò un mezzo scandalo, come spesso accade quando le opere d’arte sono troppo avanti rispetto al gusto, e alla capacità di comprensione, dei contemporanei. Schumann stesso la definì «una delle opere più selvagge». L’ascolto comparato delle tre esecuzioni (nel player proponiamo quella di Lang Lang) ci dà la possibilità di poterla approfondire. Alla fine, al di là degli stereotipi romantici, spesso fraintesi e scambiati per sdolcinatezze e smancerie, resta una sensazione diffusa di sovrapposizione dei piani sonori. Un preambolo segnato da una nota “in fortissimo” e di grande dinamismo dà inizio alla composizione, e procede con una narrazione ricca di pathos e di slanci melodici. A metà, la salita vertiginosa verso l’acme lirico della Ballata: dal minuto 4:45 al minuto 5:43 c’è forse il distillato della musicalità chopiniana e della sua poetica, che non va inteso come sentimentalismo spicciolo perché è un canto di dolore per la patria (e qui, nello stesso frammento, godetevi il “rubato” che esegue Michelangeli al minuto 5:08 del suo videoclip, che né Zimerman né Lang Lang sembrano sentire). Segue una sprazzo di felicità costruito su arpeggi velocissimi e deliziosi. Incendiaria la conclusione, che descrive una vera tempesta sonora. E poi, ovunque, a ogni svolta armonica, potenza ed energia. Tanta potenza e tanta energia. In particolare nelle mani del cinese Lang Lang: più di passione che di tocco, più di cantabilità che di eleganza formale.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Fryderyk Chopin
Ballata No. 1 Op. 23 - Scherzo Op. 31 - Preludio Op. 45 - Mazurche
Arturo Benedetti Michelangeli, pianoforte (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes e Google Play Music )

2) Fryderyk Chopin
Ballades, Scherzi, Tarantelle
Arthur Rubinstein, pianoforte (BMG, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

3) Fryderyk Chopin
Piano Concerto No. 1 – Nocturnes - Ballade No. 1 - Polonaise No. 6
Philharmonia Orchestra; Paul Kletzki, direttore; Maurizio Pollini, pianoforte (Emi Classics, Great Recordings of the Century, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

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Parole chiave:
Musica - Nostalgia - Politica - Strumenti musicali

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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