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16/11/2010

Tra i pini del Gianicolo (Ottorino Respighi, dal poema sinfonico "I pini di Roma")




Ottorino Respighi
Dal poema sinfonico “I pini di Roma”
Radiosinfonieorchester Stuttgart
Direttore: Georges Prêtre


L’orchestrazione, seppur lieve, affidata soprattutto agli strumenti a fiato, è subito incantata, nel senso di magica, intensamente immaginifica. Di rado un poema sinfonico, con il respiro della musica a programma, cioè una pagina composta allo scopo di raccontare un’idea poetica – in questo caso la meraviglia dei pini di Roma, anche con un gioco compositivo ispirato a criteri naturalistici – comunica con più intensità e immediatezza lo stato d’animo di chi scrive, le sue intenzioni “pittoriche”, la fotografia impressa nella sua mente, forse nel suo cuore.
Ottorino Respighi ci ha lasciato un capolavoro: i Pini di Roma, appunto. Parecchio eseguito nelle sale da concerto di tutto il mondo, come d’altronde gli altri due cicli di poemi che compongono una trilogia (Le fontane di Roma e Feste romane), e assai frequentato dalla discografia nobile. Ma che tuttavia non ha mai pienamente contribuito a traghettare Respighi tra i “grandi”, a nobilitare sino in fondo un compositore italiano che è rimasto come intrappolato, per non dire relegato, nel descrittivismo musicale del primo Novecento, in quegli effluenti impressionistici che chiaramente derivavano dalle innovazioni introdotte da Debussy.
Eppure il brano che vi proponiamo questa settimana è di grande fascino ed espressività, felicemente terapeutico per la capacità di entrare subito in empatia con l’ascoltatore, di restituire una tavolozza di emozioni, un tappeto armonico che trasmette serenità nel fluire dei timbri e dei “colori”: la placida immagine dei pini marittimi romani che si riflettono nello specchio musicale di Respighi. Dunque, una forza terapeutica fatta più d’impressioni, di ricordi, di pennellate sonore, che non di bellezza melodica, di cantabilità.
E in questo senso è da (ri)scoprire la maestria coloristica di Respighi, nelle cui venature compositive d’inizio secolo, come ha scritto il musicologo Fedele D’Amico, «non è difficile intravedere, accanto all’animo popolare romano, alcune citazioni della contemporanea cultura musicale europea: la fontana di Valle Giulia ricorda il ruscello della “Moldava” di Smetana, la fontana di Trevi ha assonanze con la “Mer” di Debussy, tra i pini del Gianicolo si sentono le belle favole di “Ma Mère l’oye” di Ravel, il “Petruska” di Stravinskij impazza sia a Piazza Navona che a Villa Borghese. E il ritmo ostinato della marcia nei pini della via Appia, con il suo crescendo orchestrale, richiama il “Bolèro”, anche se Ravel non l’aveva ancora scritto!».
Una bravura di orchestratore, quella di Respighi, grazie alla quale il compositore italiano trasmette le sensazioni provate durante una visita di Roma, anzi proprio l’atmosfera romana – fatta di paesaggi, luce, natura, festosità – oggi in buona parte scomparsa: “gli strilli dei bambini come rondini a sera” a Villa Borghese, l’usignolo che canta “nel plenilunio sereno” del Gianicolo, “lo scampanio di tutte le chiese”, gli “echi di caccia, tintinnii di sonagliere” sui Castelli Romani, “la voce dell’organo meccanico d’un baraccone e il fiero stornello” a Piazza Navona.
Nel video che vi proponiamo qui siamo proprio tra i “pini del Gianicolo”. La concertazione è intensa, a tratti onomatopeica. Il gocciolio dell’acqua dalla fontana introduce il brano con gli arpeggi del pianoforte, mentre il clarinetto espone un tema sognante nel plenilunio che sovrasta la pineta. Gli archi che riprendono questo tema sono interrotti dalla celesta, che ripropone il gocciolio della fontana. L’oboe presenta un nuovo tema ripreso da un violoncello solo e sviluppato dagli archi con un ampio crescendo. Gli arpeggi del pianoforte, dell’arpa e della celesta (lo strumento che si vede all’inizio del video, a sinistra del pianoforte) propongono ancora una volta il gocciolio dell’acqua e ci portano verso la sezione conclusiva, quando il clarinetto prepara il canto dell’usignolo che si perde fra i rami dei pini.
Da rilevare che si tratta di un usignolo vero, come espressamente previsto da Respighi in una sorta di collage musicale, di laboratorio sperimentale nell’accostamento dei suoni, anche se è un usignolo registrato, anticipatore di avanguardie sonore ben più “sfacciate”. Scelta che fu aspramente contestata alla prima dell’opera di Respighi, il 14 dicembre 1924 al Teatro Augusteo, direttore Bernardino Molinari. Ci si scandalizzò all’epoca per questo usignolo registrato, mentre a noi sembra che il realismo non faccia altro che introdurre un’ulteriore dose di serenità naturalistica, meditativa, quindi anche terapeutica.
Ecco l’idea della musica a programma, descrittiva, figurativa. Il poema è unico, i “Pini di Roma”. Ma i quadri paesaggistici sono quattro: “I Pini di Villa Borghese”, “I Pini presso una catacomba”, “I Pini del Gianicolo”, “I Pini della Via Appia”. Quadri radicalmente diversi, ai quali però un gioco sapiente di contrasti, non drammatici ma drammaturgici, teatrali, assicura una continuità perfetta. Scrive il compositore stesso a corredo delle proprie invenzioni musicali: "Giocano i bambini nella pineta di Villa Borghese: ballano a giro tondo, fingono marce soldatesche e battaglie, s’inebriano di strilli come rondini a sera, e sciamano via. Improvvisamente la scena si tramuta, ed ecco l’ombra dei pini che coronano l’ingresso di una catacomba; sale dal profondo una salmodia accorata, si diffonde solenne come un inno e dilegua misteriosa. Trascorre nell’aria un fremito: nel plenilunio sereno si profilano i pini del Granicolo. Un usignolo canta. Alba nebbiosa sulla Via Appia. La campagna tragica è vigilata da pini solitari…".
Tra tutti i compositori della cosiddetta “generazione dell’80”, che nell’Italia del primo Novecento propose un rinnovamento del linguaggio musicale, Ottorino Respighi ha avuto il maggior respiro culturale a livello europeo. Dopo gli studi compiuti presso il conservatorio di Bologna, si è perfezionato a Pietroburgo con Rimski-Korsakov. A Berlino nel 1902 ha lavorato con Max Bruch ed è entrato in contatto con Richard Strauss. E i Pini del Gianicolo mostrano, a tratti, la stessa magmatica consistenza delle “Metamorphosen” straussiane, che proponiamo di ascoltare per confronto.
Nell’invenzione sinfonica di Respighi si ritrovano in equilibrio l’interesse per l’animo umano e le tradizioni popolari, il gusto per le antiche forme liturgiche del Canto Gregoriano, e il senso profondo della natura, che ne fa dunque un compositore assai moderno, attento all’ambiente, oggi potremmo dire “ecosensibile”.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Ottorino Respighi
Pini di Roma, Fontane di Roma, Feste romane
Pittsburgh Symphony Orchestra; Lorin Maazel, direttore (Sony Music, disponibile anche su iTunes)

2) Ottorino Respighi
Symphonic Poems
The Philadelphia Orchestra; Riccardo Muti, direttore (Emi Classics, disponibile anche su iTunes)

3) Richard Strauss
Metamorphosen for 23 solo strings
Berliner Philharmoniker; Herbert Von Karajan, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Emozioni - Forme musicali - Impressionismo - Musica - Natura - Serenità - Strumenti musicali

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