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04/10/2016

Pianoforte e violoncello cantano il ritorno alla vita (Sergej Rachmaninov, dalla Sonata per violoncello)




Sergej Rachmaninov
Dalla Sonata per violoncello e pianoforte Op. 19
Andante
Narek Hakhnazaryan, violoncello; Noreen Polera, pianoforte


Uno scintillante “Rach 3”, il terzo Concerto per pianoforte e orchestra di Sergej Rachmaninov, appena ascoltato all’Auditorium di Milano, con la pianista Lilya Zilberstein in stato di grazia, ci ha fatto ricordare che alcune suggestioni di questa pagina – resa immortale dal duo Horowitz-Ormandy – e di quella precedente in ordine di tempo, il secondo Concerto per pianoforte, dei quattro scritti dal compositore russo, sono in un certo senso presenti come reminiscenze, riconoscibili a un orecchio attento, in un lavoro di tutt’altra fattura, più levigato, cameristico, ma non per questo meno possente.
Alcuni passaggi del “Rach3” e soprattutto del Concerto per pianoforte No. 2 in do minore, brevissime frasi melodiche, leitmotiv tenerissimi incastonati come diamanti, illuminano la Sonata per violoncello e pianoforte Op. 19, trascurata nelle stagioni concertistiche, dunque poco conosciuta dal grande pubblico, nonostante nasconda intuizioni meravigliose, come l’attacco del primo movimento, Lento-Allegro moderato, o slanci lirici che sembrano proseguire sul filo della nostalgia brahmsiana, come nel terzo movimento, l’Andante, con una struttura di forte vitalità e colori drammatici. Se il nostro compito è dunque anche quello di farvi scoprire gemme nascoste della letteratura musicale, allora questa Sonata di un giovane Rachmaninov, 28enne, soprattutto il suo terzo movimento, vi lasceranno incantati. Ma anche terapeuticamente più forti, determinati, fiduciosi.
La ragione sta nella storia di questo brano. La Sonata, l’unica per pianoforte e violoncello del compositore russo, la cui produzione cameristica è assai limitata, nasce nel 1901, all’alba del Novecento, lo stesso anno del secondo Concerto per pianoforte, uno dei suoi pezzi più popolari, con il quale condivide sprazzi di luce e di poesia. E nasce appena dopo un periodo di estrema difficoltà per il pianista-compositore Sergej Rachmaninov. Il periodo difficile era dovuto al fatto che il musicista era alla soglia dei 30 anni ed era determinato a essere insieme concertista (la parte della sua personalità che fu più esaltata e osannata da critica e pubblico) e artista capace di scrivere musiche memorabili nel panorama dell’arte russa di quell’inizio secolo, che si stava via via allontanando dagli stilemi romantici lasciati in eredità da Çajkovskij.
Ma Rachmaninov non amava le “fughe in avanti” dei suoi contemporanei: il pianismo e le orchestrazioni impressioniste, rarefatte, tutte giocate sui timbri e sui colori, dei suoi contemporanei Debussy e Ravel, o le innovazioni armoniche di Stravinsky e di Schönberg, lo lasciavano più che indifferente. Questa doppia anima, pianista e compositore, incontra parecchi ostacoli all’inizio ed è all’origine di penose frustrazioni. Rachmaninov sfodera sì un talento da esecutore (dal 1919 al 1931 sospende quasi del tutto la composizione dedicandosi all’attività concertistica in Europa e Stati Uniti), ma è interessato alla scrittura sin da ragazzo: a soli 19 anni vince la medaglia d’oro del Conservatorio di Mosca e viene incoraggiato da Çajkovskij in persona. Ma l’inizio è frustrante: nel 1898 l’esecuzione della sua Prima Sinfonia è un completo flop, gli intellettuali moscoviti gli voltano le spalle, incassa una stroncatura anche da Tolstoj, e come non bastasse la Chiesa Ortodossa si oppone al matrimonio con sua cugina Natalia.
Una batosta. Rachmaninov entra in una grave depressione. Più che un esaurimento, considerando che è giovane, uno choc mentale e nervoso. Scrive in una lettera: «Mi sentivo come uno che aveva sofferto un colpo apoplettico e perduto per molto tempo l’uso della testa e delle mani». Ricorre a terapie psichiatriche, si sottopone a cure psicoterapeutiche. Evidentemente, lo curano bene. Perché rinasce, torna sulla tastiera, ritrova le idee musicali, quel suo impasto inconfondibile frutto della lezione romantica e tardo-romantica unita alle nostalgie per il folclore russo, le melodie popolari nate tra le steppe. Rachmaninov riacquista fiducia nella propria espressività.
E che cosa accade? Che da una situazione di disperazione e di sensazione di morte, soprattutto interiore, il compositore viene fuori con una forza nuova, un’energia nel corpo e nell’anima, una capacità di scaldare e inondare di positività la sua scrittura musicale, e si può dire che siamo fortunati che questa salita “a riveder le stelle” si sia concretizzata nella composizione del Secondo Concerto Op. 18 e di questa Sonata per violoncello e pianoforte Op. 19, al termine di un percorso di fatica e di dolore, che vede la luce nel dicembre 1901 con dedica al celebre violoncellista russo dell’epoca, Anatoly Brandukov, primo esecutore della pagina a Mosca, ovviamente con Rachmaninov alla tastiera.
Dunque, godiamoci questo Andante della Sonata per violoncello, subito intenso nella prima cadenza solo pianistica e nel successivo slancio melodico affidato al violoncello. Una calma quasi irreale ma benefica ci avvolge, come una coperta calda, e distende la nostra giornata. Da ascoltare (e avere) assolutamente nella lettura del francese Paul Tortelier e del nostro Aldo Ciccolini, in un disco storico per l’etichetta Emi, ma disponibile anche sugli store digitali. Sullo stesso gradino, sempre in paradiso, sta l’interpretazione di Mstislav Rostropovich al violoncello e Vladimir Horowitz, registrata alla Carnegie Hall di New York nel 1976 e parte di un disco chiamato “Il Concerto del Secolo”. Un terzo movimento mai banale nel suo lirismo, mai scontato, sempre sorprendente a ogni modulazione, segnato da un dialogo profondo tra i due strumenti, da netti contrasti timbrici e sfumature di colore, che sembrano cantare in modo appassionato l’uscita dal dolore del musicista russo, con un finale pianistico che ha la tenerezza di un carillon, e accenti rapsodici che pur nella dimensione cameristica riportano alla tempra orchestrale dei suoi amati concerti, fra crescendo e diminuendo, fortissimi e pianissimi, tutto lo spettro della ritrovata forza espressiva di un compositore che volevano fosse solo pianista, e invece ha saputo essere se stesso scacciando fantasmi e nemici con la forza della musica.
Buon ascolto.

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Per approfondire lascolto

1) Sergei Rachmaninov – Sonata per violoncello e pianoforte
Fryderyk Chopin – Sonata per violoncello e pianoforte
Paul Tortelier, violoncello; Aldo Ciccolini, pianoforte (Emi, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Sergei Rachmaninov
Sonata per violoncello e pianoforte
Mstislav Rostropovich, violoncello; Vladimir Horowitz, pianoforte; “Concert of the Century” (Sony Music, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Sergei Rachmaninov
Piano Concertos 1-4
Vladimir Ashkenazy; London Symphony Orchestra; André Previn, direttore (Decca, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Coraggio di agire - Depressione - Guarigione - Musica da camera - Sofferenza

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