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30/04/2019

Nella musica la forza per sfuggire alla malattia (Sergej Rachmaninov, Sonata per violoncello e pianoforte Op. 19)




Sergej Rachmaninov
Dalla Sonata per violoncello e pianoforte Op. 19
Lento - Allegro moderato; Allegro scherzando
Luca Franzetti, violoncello; Simone Pedroni, pianoforte


Proveniamo da una Meditazione, quella di Jules Massenet, che abbiamo apprezzato nell’ultima proposta di ascolto. Ed eccoci in un’altra dimensione altrettanto meditativa, a tratti sognante, quasi lunare, nell’attacco della Sonata per pianoforte e violoncello del compositore russo Sergej Rachmaninov (1873-1943). Il clima è brunito, riflessivo: un dialogo tra i due strumenti che ha l’incedere di un’elegia adagiata sui ricordi. Ma sono soltanto le prime misure di pentagramma del primo movimento, Lento. Poi il discorso musicale a poco a poco si allontana dalla visione contemplativa e intimistica, per approdare via via a un canto più dispiegato, luminoso, sorretto principalmente dal violoncello. La musica si addensa, diventa Allegro Moderato come dice la partitura, e poi, nella fantasia compositiva dell’autore, Allegro scherzando, che è l’indicazione del secondo movimento. Sale la tensione, si libera quell’energia, a tratti vigore, esuberanza, quella voglia di manifestare la propria espressività, caratteristiche inconfondibili di questo compositore, che così bene ci aiutano a uscire dagli angoli più bui per “pensare positivo”, per respirare luce e freschezza.
Va ricordato, infatti, che questa pagina segna un punto di svolta nella vita di Rachmaninov, simile a tante situazioni in cui noi stessi ci ritroviamo, piegati dagli eventi e incapaci di reagire. Il musicista nato a Novgorod, non distante da San Pietroburgo, allievo del Conservatorio di Mosca, innamorato del melodismo di Pëtr Il'ič Čajkovskij, appena tre anni prima di mettere questo capolavoro sul pentagramma, nel 1898, era andato incontro a una dolorosa disfatta personale, una vera e propria frustrazione, tale da pregiudicare la salute: il fallimento totale della Prima Sinfonia. Un uomo a terra. Di più: un giovane uomo ammalato di depressione. E come ne esce Rachmaninov? A fatica, ma grazie alla musica, e in particolare al lavoro che vi proponiamo, che impagina elementi del folclore russo, stilemi melodici popolari ai quali ha evidentemente fatto ricorso, per abbeverarsi a una sorgente di vita, firmando in pochi mesi una composizione liberatoria.
Che meraviglia, questa Sonata per violoncello e pianoforte. Ci ritorni a distanza di tempo e vieni catapultato in un mondo di suoni, di ampiezza quasi sinfonica, con i “pedali” del pianoforte che sembrano allargare l’armonia a una dimensione orchestrale, nonostante sia questo un brano squisitamente cameristico, l’ultima pagina da camera del compositore russo, scritta d’estate ed eseguita la prima volta a Mosca il 2 dicembre 1901, mentre sta lavorando contemporaneamente al Concerto per pianoforte No. 2 Op. 18, che influenza non poco questa Sonata. Nello strumento ad arco si avvertono, a tratti, echi del lirismo brahmsiano e anche alcune nostalgie di Schumann; mentre al pianoforte, se ascoltate bene, o riprendete i lavori per orchestra che abbiamo già proposto, sentirete comparire, qui e là, le nuance espressive dei Concerti, dove si fanno largo quelle frasi cucite con generosità anche nel “Rach3” (da ascoltare o riascoltare innanzitutto nella versione leggendaria di Horowitz diretto da Ormandy), venate da stilemi nazionalistici, «nonostante al pianoforte venga chiesto uno sforzo tecnico titanico, quasi fosse una partitura solistica, e al violoncello si richieda un suono e un'idea orchestrale», commenta Mario Leone in un Cd allegato alla rivista “Amadeus”.
Ma è proprio questo mix di potenza e di dolcezze tipiche del repertorio russo che affascina in Rachmaninov. Cifra inconfondibile: un discorso sonoro che guarda indietro al lirismo di Chopin, di Liszt, ma colorato dalle melodie delle steppa. Scelte di stile (e di forma) che hanno complicato non poco la vita del musicista, costantemente osteggiato in vita dall’accademia colta: epigono del tardo romanticismo, e criticato per questo, perché legato a un linguaggio orgogliosamente tradizionale, pur scrivendo questa pagina nel 1901, mentre proprio la musica russa, prima con Sergej Prokof'ev e Igor Stravinskij, e poi Dmitrij Šostakovič, stava già spingendosi verso discorsi armonici molto più audaci. Rachmaninov, no: ha sprazzi di melodia che incendiano il cuore, come nell’attacco del terzo movimento di questa stessa Sonata per pianoforte e violoncello Op. 19, l’Andante, che abbiamo ascoltato tre anni fa.
Insomma, tra le prime opere importanti a emergere dopo la sua guarigione c'è proprio questa Sonata. Pezzo dedicato dall’autore a un eminente violoncellista russo di allora, Anatoliy Brandukov, i due erano grandi amici, prima esibizione a Mosca con il compositore stesso al pianoforte, scrittura non facile, ma non va dimenticato che Rachmaninov era compositore-pianista, un virtuoso dell’epoca, ingaggiato dai più importanti teatri europei – e poi nelle tournée statunitensi, dal 1918 sino alla morte, nel 1943, a Beverly Hills – principalmente come esecutore.
Noi invece vi proponiamo qui, tra le tante disponibili su YouTube, la lettura dell’italiano, di Parma, Luca Franzetti, accompagnato al pianoforte da Simone Pedroni. Perché proprio Franzetti? Perché è considerato, nell’ambiente musicale, una sorta di “Don Chisciotte del violoncello”: non combatte contro i mulini a vento, ma per un ideale. Lo spiega bene la giornalista Luisa Sclocchis che lo intervista sul prossimo numero di “Suonare”: «La musica come fede. Strumento d’innalzamento spirituale. Nutrimento per l’anima. Dono che consente di combattere le brutture del mondo. Arma capace di colmare i vuoti culturali del nostro tempo». E aggiunge lo stesso Franzetti: «La musica è un mezzo, non un fine. Quando mi chiedono a quale religione io appartenga, rispondo: sono un musicista. Credo che i musicisti siano sacerdoti. E che l’insegnamento della musica rappresenti un modo per migliorare gli esseri umani».
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Sergei Rachmaninov - Sonata per violoncello e pianoforte
Fryderich Chopin - Sonata per violoncello e pianoforte
Paul Tortelier, violoncello; Aldo Ciccolini, pianoforte (Emi, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Sergei Rachmaninov
Sonata per violoncello e pianoforte
Mstislav Rostropovich, violoncello; Vladimir Horowitz, pianoforte - “Concert of the Century” (Sony Music, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Sergei Rachmaninov
Piano Concertos 1-4
Vladimir Ashkenazy, pianoforte; London Symphony Orchestra; André Previn, direttore (Decca, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Depressione - Guarigione - Musica da camera - Sofferenza - Strumenti musicali

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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