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03/12/2013

Nella malinconia di una giornata di pioggia (Johannes Brahms, Sonata per violino No.1 Op. 78)




Johannes Brahms
Sonata per violino No. 1 Op.78
Vivace ma non troppo
Stephen Tavani, violino; Esther Keel, pianoforte


Dopo la Sonata per clarinetto Op. 120 del nostro ultimo ascolto, proseguiamo nel solco della cameristica di Brahms, in una sorta di mini-serie che ci porta questa settimana a conoscere un altro suo capolavoro, la Sonata Op. 78, con un deciso cambio di timbro verso le sonorità più accese del violino, per poi tornare, la prossima puntata, alle mezze tinte della viola con un gioiello assoluto, il Marchenbilder op. 113 di Robert Schumann, la cui vita di compositore e di uomo è intrecciata con quella di Brahms, del quale fu mentore musicale. Infatti, grazie a un celebre violinista dell’epoca, Jòzsef Joachin, il 30 settembre 1853, a vent’anni, Brahms venne presentato ai coniugi Robert e Clara Schumann, allora residenti a Düsseldorf. L’entusiasmo suscitato da alcune sue composizioni pianistiche e cameristiche è alla base del celeberrimo articolo intitolato “Neue Bahnen”, cioè “Vie Nuove”, pubblicato sulla rivista di critica musicale fondata dallo stesso Schumann, nel quale il compositore presentava al mondo il giovane collega Johannes Brahms non solo come semplice promessa, ma come colui che avrebbe potuto raccogliere, sviluppandole, nuove e più ardite vie per gli ideali romantici che la morte di Schubert, Mendelssohn e Chopin aveva impedito di portare a termine.
L’ascolto della Sonata per violino Op. 78, soprattutto nel primo movimento, il “Vivace ma non troppo”, è una delle esperienze più folgoranti per chi adora le suggestioni della musica da camera. Ma per capire questa Sonata (la prima di tre, le altre due sono l’Op. 100 e l’Op. 108, e tutte appartengono alla maturità di Brahms), occorre rileggere un frammento della lettera che il genio di Amburgo scrisse all’amico Theodor Billroth, scienziato e musicologo, al quale nel maggio 1978 annunciò personalmente la bellissima Op. 78: «Caro Theodor, ho una Sonata per violino della quale il copista può già darti i primi due movimenti. Rispediscimela subito, non appena l’hai letta una volta. Di più non vale la pena. Oltretutto, solo una tranquilla ora di pioggia serale potrebbe darle l’atmosfera necessaria».
E’ in questa precisazione spontanea che si annuncia il senso profondo di tutta la poetica brahmsiana: non è la musica che ispira sentimenti di lirismo, ma sono la nostalgia e la malinconia originate da una serata piovosa che, se mancano, non danno spessore alle note. Brahms ci sta dicendo: siamo noi, con le nostre emozioni e con l’atmosfera che abbiamo intorno, che diamo vita a queste musiche, le quali altrimenti rimarrebbero inerti sul pentagramma. Una lezione insieme di umiltà e di profondo dolore esistenziale, che arriva a prefigurare la pioggia per esistere e liberarsi. D’altronde non era così raro per Brahms lasciare intravedere, con disarmante tenerezza, spiragli di malinconia propri di una vita solitaria. Scriveva nel 1876, a 43 anni: «A Vienna si può restare celibi senza problemi, invece in una piccola città un vecchio scapolo è una caricatura». Riversando tutta questa amarezza (e anche il fastidio per un certo provincialismo) nelle caratteristiche della sua arte, prime tra tutte quel senso intimo, tenero, sentimentale e dolcemente affettuoso dei Lieder, dal quale deriva questa Sonata.
Scritta come altri capolavori nella cornice naturalistica della Carinzia, l’Op. 78 è infatti costruita interamente su un Lied per tenore dello stesso Brahms, la “Canzone della pioggia” (il Regenlied, contenuto nella collana “Acht Lieder und Gesänge” op. 59 n. 3), il cui tema piaceva molto al musicista, tanto che lo ritroviamo anche nel Quartetto con pianoforte op. 60. Già dalle prime battute siamo di fronte a un lavoro lirico e sereno, intimistico, a tratti crepuscolare e meditativo. E a questa prima sonata violinistica si adatta come un vestito su misura la riflessione che Massimo Mila svolge in generale sulla cameristica brahmsiana, e cioè che in queste partiture «è quasi scolpita la rinuncia al delirio fiammeggiante delle passioni, e la conseguente nostalgia che l’accompagna». In fondo Brahms era così, solitario, timido, anche introverso e riservato come lo descriveva lo stesso Schumann. Eppure la sua musica ha come la capacità di dare un senso al malessere, di raccontarlo e al tempo stesso di superarlo.
L’attacco senza dubbio più coinvolgente in senso lirico è la melodia del violino nel “Vivace ma non troppo”, identica al Regenlied. Il secondo movimento, l’Adagio, avviato dal pianoforte, è segnato dal canto espressivo del violino, accompagnato da accordi arpeggiati alla tastiera. Nel finale, Allegro molto moderato, in forma di rondò, pianoforte e violino espongono e variano il tema della “Canzone della pioggia” in tutta la sua estensione. Si riesce a cogliere nel discorso musicale un’espressione di rimpianto e di rassegnazione. Il musicologo e critico ceco Eduard Hanslick, contemporaneo di Brahms, strenuo difensore del suo rigore e della sua forma contro il cromatismo di Richard Wagner che si stava diffondendo, sosteneva che questa Sonata Op. 78 non doveva essere eseguita in pubblico, perché frutto d’una sensibilità troppo introversa e intimistica, quasi un diario segreto.
Nonostante lo strumento preferito del compositore di Amburgo fosse il pianoforte, la Sonata Op. 78 sfodera una scrittura violinistica ricca di personalità, e certamente non da strumento “gregario”. Brahms mantiene il discorso violinistico in equilibrio con la parte pianistica, che avrebbe potuto essere preponderante a causa del virtuosismo del Brahms esecutore, e che invece è priva di quella pienezza e di quella densità dinamica tipica del pianoforte, in sintonia con l’intenzione espressamente intimistica della sonata. Nel video di YouTube ascoltiamo due giovani musicisti non perfettamente all’altezza del loro compito, per intonazione e capacità di lettura complessiva, e forse per mancanza di maturità nel trasmettere il mondo interiore di Brahms. Ma non abbiamo trovato, in video, nulla di meglio. Vi rimandiamo però a un ascolto discografico imperdibile: il duo del violinista Joseph Suk e del pianista Julius Katchen (Decca), del quale è bene non perdere neppure l’integrale pianistica di Brahms.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Johannes Brahms
Die Klarinettesonaten Op. 120
Karl Leister, clarinetto; Gerhard Oppitz, pianoforte (Orfeo, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

2) Johannes Brahms
The Clarinet Sonatas and Trio
Karl Leister, Ferenc Bognar e Wolfgang Boettcher (Nimbus Records, disponibile anche su iTunes)

3) Wolfgang Amadeus Mozart e Johannes Brahms
Clarinet Quintets
David Shifrin, clarinetto; Emerson String Quartet (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Malinconia - Musica da camera - Strumenti musicali

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